C’è un nuovo gioco, Split Fiction, che sta spopolando su Steam. Split Fiction è diventato il gioco cooperativo locale più popolare su Steam, nonché il gioco cooperativo locale più venduto nelle prime 48 ore con oltre 1 milione di copie e nella prima settimana ( 2 milioni ) dopo l’uscita.

Split Fiction è un tripla A sviluppato dalla svedese Hazelight Studios e pubblicato da EA il 6 marzo 2025 su PC (Steam, EGS, EA App), PlayStation 5 e Xbox Series X|S. Gli stessi creatori di It Takes Two e A Way Out tornano con un titolo che mantiene la loro firma; esperienze giocabili solo in coppia. Diretto ancora una volta dal visionario Josef Fares, il gioco è un mix spiazzante ma coinvolgente di narrativa e gameplay, che alterna mondi fantasy e sci-fi.
La storia segue Zoe e Mio, due scrittrici emergenti attratte da una proposta editoriale della misteriosa azienda Rader Publishing. In realtà, dietro la promessa di successo si nasconde un esperimento tecnologico che estrae le idee direttamente dalla mente. Le protagoniste si trovano così intrappolate in una simulazione costruita sui loro stessi mondi narrativi. L’unico modo per uscirne? Recuperare le proprie storie attraversando livelli ispirati a tutto ciò che hanno amato, sofferto e perso.
Dal punto di vista del gameplay, Split Fiction costituisce un ulteriore passo avanti nella visione cooperativa di Hazelight e Fares. Il gioco introduce meccaniche che richiedono non solo coordinazione, ma anche creatività condivisa tra i giocatori. Ogni mondo generato dall’immaginazione dei protagonisti presenta regole e possibilità uniche; i giocatori devono adattarsi costantemente a nuovi paradigmi di gameplay. Questa varietà riflette la natura mutevole della creatività letteraria; come gli scrittori esplorano generi e stili diversi, così i giocatori sperimentano meccaniche di gioco in continua evoluzione.
Split Fiction: scrittura, identità e libertà creativa in gioco
La narrativa di Split Fiction è il cuore pulsante dell’intera esperienza. Non è solo un pretesto per il gameplay; è una lente attraverso cui si osservano le paure e i desideri di chi gioca. Zoe e Mio incarnano due visioni del mondo: una si rifugia tra cavalieri e castelli sospesi; l’altra preferisce la freddezza di mondi futuristici, dove le macchine controllano ogni cosa. I mondi che affrontano sono riflessi mentali, sogni e incubi fatti pixel. Si passa da biblioteche incantate a metropoli dominate da intelligenze artificiali; da deserti costellati di rovine magiche a navi spaziali piene di trappole digitali. Ogni livello è una rivelazione; ogni dettaglio racconta qualcosa che non viene detto apertamente.
Nulla è casuale. Anche gli oggetti ambientali comunicano emozioni: un quadro storto suggerisce ansia; un libro bruciato racconta un fallimento; una parete trasparente è simbolo di isolamento. Tutto ha un senso; ogni scelta estetica e narrativa si collega al vissuto interiore delle protagoniste. Zoe e Mio si scontrano, si cercano, si capiscono. Il loro rapporto evolve insieme ai mondi che le circondano; più superano ostacoli, più si avvicinano a una forma di consapevolezza condivisa.

La critica alla Rader è frontale e senza filtri: la multinazionale inganna con la promessa di successo, ma è solo una macchina progettata per drenare idee. Il gioco denuncia un sistema editoriale che sfrutta la tecnologia per spogliare i creativi della loro identità. L’intelligenza artificiale non è mai neutra; è un dispositivo di controllo, un meccanismo che omologa e sterilizza l’immaginazione. Il messaggio non è urlato; è costruito scena dopo scena, lasciando emergere la frustrazione e la ribellione delle protagoniste.
Split Fiction : tra platforming, enigmi e sparatutto
Dal punto di vista ludico, Split Fiction segue la scia di It Takes Two ma ne espande ogni meccanica. Ogni livello introduce una nuova dinamica: armi gravitazionali, enigmi ambientali, sezioni ispirate ai bullet hell, livelli musicali, perfino mini-game in stile pinball o giochi da tavolo. Non esiste una formula fissa; ogni capitolo è un piccolo mondo a sé, con regole, estetica e ritmo propri.
Zoe e Mio hanno abilità diverse che si completano: una può manipolare oggetti con la mente, l’altra muoversi tra superfici verticali. Questo rende indispensabile il dialogo tra chi gioca. Alcuni livelli sono brevi e intensi; altri più lunghi del necessario. Ma il bilanciamento generale resta solido. La progressione non è mai banale, perché il gioco sorprende di continuo con soluzioni inaspettate, anche quando sembra scivolare nel già visto.

Cooperazione online e locale senza barriere
Split Fiction è pensato per due giocatori, e non esiste una modalità single-player. Si può giocare in locale, condividendo lo stesso schermo, oppure online grazie al sistema “pass per un amico”: solo una copia del gioco basta per due persone. Questa scelta rafforza l’idea di cooperazione reale, non solo funzionale.
Non ci sono componenti PvP o multiplayer esteso: è tutto costruito sull’intimità della collaborazione. I salvataggi sono condivisi, i checkpoint frequenti, il ritmo è pensato per facilitare l’interazione senza stress. Hazelight non forza mai il ritmo; lo accompagna, lasciando spazio a pause, battute, tentativi ed errori. In questo senso, Split Fiction non è solo un gioco da finire, ma un viaggio da condividere.

Mondi narrativi che prendono vita
Tecnicamente, Split Fiction si posiziona tra i giochi cooperativi più rifiniti e visivamente distintivi degli ultimi anni. Ogni ambientazione è realizzata con uno stile visivo dedicato; ogni mondo ha una sua coerenza interna. Il livello fantasy, ad esempio, richiama le illustrazioni dei libri per ragazzi con colori caldi, tratti morbidi e atmosfere sognanti; mentre le sezioni sci-fi evocano film cyberpunk anni ’80, con luci al neon, architetture brutaliste e interfacce digitali invasive. Ogni dettaglio visivo è pensato per evocare sensazioni specifiche; nulla viene lasciato al caso.
La direzione artistica non si limita a stupire; serve a costruire un’identità, un linguaggio visivo che cambia ma resta riconoscibile. Gli stili si alternano con equilibrio: dalle grotte incantate ai laboratori tecnologici; dalle praterie oniriche ai corridoi spaziali claustrofobici. Questo miscuglio potrebbe risultare caotico; invece crea un mosaico visivo coerente, come se ogni frammento appartenesse a uno stesso universo.
Anche il comparto sonoro segue questa coerenza. Ogni capitolo ha una sua colonna sonora; i temi musicali cambiano con il ritmo e l’intensità degli eventi. Alcuni brani usano strumenti acustici per evocare intimità; altri combinano sintetizzatori e percussioni elettroniche per suggerire pericolo o alienazione. I passaggi più emotivi sono accompagnati da melodie minimali; quasi impercettibili, ma capaci di lasciare il segno.
Le voci di Zoe e Mio sono naturali; mai forzate. I dialoghi alternano leggerezza e introspezione; si ride, ma si riflette anche. In certi momenti, bastano poche parole per creare connessione. I silenzi, a volte, dicono più delle battute. Le musiche evitano di farsi protagoniste; accompagnano, suggeriscono, rafforzano e puntano all’empatia sincera.
Il risultato è un equilibrio raro nei giochi: immagini e suoni sono parti fondamentali della narrazione. Split Fiction non chiede solo di essere giocato; chiede di essere ascoltato, osservato, vissuto fino in fondo.

Split Fiction: conclusione
La critica ha accolto “Split Fiction” con entusiasmo unanime. Recensioni su testate come Variety e The New York Times lodano la creatività senza limiti del gioco e la sua capacità di reinventare costantemente l’esperienza cooperativa. Molti critici sottolineano come Fares sia riuscito a creare un’opera che trascende i confini tradizionali del medium videoludico; Split Fiction viene descritto come un’esperienza che fonde elementi di letteratura, cinema e gioco in modo organico e innovativo. Il successo conferma ulteriormente la posizione di Fares come uno dei creativi più influenti e originali dell’industria.
Sebbene Split Fiction non sia perfetto è un gioco che rischia, che cambia registro, che ti obbliga a restare connesso con chi gioca accanto a te. Chi ha apprezzato It Takes Two troverà in Split Fiction un’evoluzione coerente; più ambiziosa, più sperimentale. Chi cerca un’esperienza cooperativa vera, libera da competizione, troverà qui qualcosa di raro. Split Fiction ha dei limiti, ma ha anche un cuore enorme.
La storia non punta a un lieto fine scontato. Preferisce un percorso fatto di domande, errori, tentativi. Più Zoe e Mio combattono, più si rendono conto che la loro forza non è nel fuggire, ma nel reclamare il diritto a raccontare. La loro amicizia diventa un atto di resistenza; le loro storie, una forma di libertà.
Laddove altri giochi puntano alla spettacolarità, qui si costruisce empatia. Le emozioni non vengono imposte, emergono spontaneamente, grazie a scelte narrative e ludiche pensate per far comunicare. In tempi in cui tanti giochi si somigliano, questo titolo ha il coraggio di essere diverso. E questo, oggi, vale più di ogni grafica fotorealistica o effetto visivo. Trova un amico e provalo ! Il gioco costa €49.99 ma con il pass amico solo uno dei due deve acquistare il gioco.
Il gioco supporta la lingua italiana per interfaccia, voci e sottotitoli.

Hardware consigliato
Split Fiction è un gioco visivamente ricco e tecnicamente sofisticato; per godere appieno di ogni dettaglio, è importante avere una configurazione adeguata. Su PC, una scheda video con almeno 6 GB di VRAM è fortemente consigliata; meglio ancora se si tratta di una NVIDIA RTX 3060 o superiore. Il gioco gira bene con 16 GB di RAM. Per quanto riguarda l’archiviazione, Split Fiction pesa circa 50 GB ed è consigliabile installarlo su un SSD per ridurre i tempi di caricamento.
Può essere giocato in 1080p con settings moderati anche da processori con GPU integrata come l’AMD Ryzen 8700G (su socket AM5) o qualsiasi minipc con GPU integrata come il Geekom AE8, il GMKtec NucBox K11 o il potente Beelink SER9.
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