ReactOS celebra oggi il suo 30° anniversario, segnando tre decadi dal primo commit nel repository del progetto. Questo traguardo rappresenta una testimonianza di dedizione e perseveranza nel mondo del software libero. Il progetto, nato dalle ceneri di FreeWin95, si è posto fin dall’inizio l’obiettivo di creare un sistema operativo compatibile con Windows NT, capace di eseguire applicazioni e driver Windows in un ambiente completamente open source.


Ben 88.198 commit totali, 301 contributori unici, oltre 31.025 file e 14.929.578 righe di codice. Come sottolineato da Carl Bialorucki, sviluppatore principale del progetto, molti contributori attuali non erano nemmeno nati quando tutto ebbe inizio. Tuttavia, la missione di offrire “le tue applicazioni Windows preferite in un ambiente open source di cui ti puoi fidare” continua ad attirare sviluppatori appassionati da tutto il mondo.
La rilevanza di questo anniversario va oltre i semplici numeri. In un panorama dove innumerevoli sistemi operativi alternativi come AtheOS, Syllable e SkyOS sono scomparsi nel tempo, ReactOS ha dimostrato una resilienza notevole. Mentre progetti come GNU Hurd procedono a rilento, ReactOS mantiene un ritmo di sviluppo costante, affrontando sfide tecniche che pochi team al mondo oserebbero intraprendere.
ReactOS: dal primo boot alla sfida della compatibilità totale
La storia di ReactOS inizia nel 1996, quando Jason Filby prese le redini del progetto dopo lo stallo di FreeWin95, un’iniziativa che soffriva di “paralisi da analisi” nel tentativo di pianificare ogni dettaglio prima di scrivere una sola riga di codice. Il nome ReactOS venne scelto come reazione alla posizione monopolistica di Microsoft nel mercato dei sistemi operativi domestici. I primi anni furono particolarmente difficili: gli sviluppatori dovettero costruire un kernel simile a NT praticamente da zero, per poi sviluppare driver compatibili, in un processo paragonabile al bootstrap di un nuovo linguaggio di programmazione.
Eric Kohl, che ha sviluppato lo stack originale dei driver di archiviazione per ReactOS (atapi, scsiport, class2, disk, cdrom, cdfs), ricorda come scoprì il progetto nel 1998 mentre cercava esempi di codice per contribuire a WINE. La sua testimonianza descrive un’atmosfera aperta e collaborativa, dove non esisteva ancora un processo di revisione formale e ogni piccola funzionalità costituiva una tappa fondamentale. La prima versione che utilizzò, la 0.0.8, era poco più di un bootloader basato su DOS con alcuni driver e un kernel basilare.
Il percorso verso la maturità è stato costellato di ostacoli. Nel 2006, preoccupazioni riguardo possibili contaminazioni da codice proprietario di Windows portarono a un audit completo del codice sorgente e al temporaneo blocco dei contributi. Questa decisione, seppur necessaria per proteggere il progetto da potenziali azioni legali di Microsoft, rallentò considerevolmente lo sviluppo durante l’era 0.3.x. Ciononostante, vennero introdotte funzionalità cruciali come il supporto di rete, il package manager e il driver UniATA che permise finalmente di gestire dispositivi SATA e partizioni superiori a 8GB.
Prospettive future tra realismo e speranza
Oggi ReactOS si trova nella fase 0.4.x, con una shell grafica simile architetturalmente a Windows Explorer e supporto per il debugging del kernel tramite WinDbg quando compilato con MSVC. Il port per x86_64 è funzionale quanto la controparte a 32 bit, anche se la mancanza di un sottosistema WoW64 per eseguire applicazioni x86 ne limita l’utilizzo pratico. Tra i progetti in fase di sviluppo fuori dall’albero principale spiccano un nuovo ambiente di build chiamato RosBE, driver NTFS e ATA completamente riscritti, supporto per multiprocessore (SMP), sistemi UEFI di classe 3, randomizzazione dello spazio di indirizzi (ASLR) e driver GPU moderni basati su WDDM.
La valutazione del progetto, però, solleva interrogativi legittimi. Chi prova ReactOS, che sia tramite articoli o video su YouTube, tende a rimanere deluso non per mancanza di qualità tecnica, bensì per la distanza dalle promesse iniziali. Eppure, se si mettesse da parte l’obiettivo della compatibilità totale e si guardasse a ciò che è stato effettivamente realizzato, emergerebbe un sistema operativo alternativo davvero interessante e divertente da esplorare.
Il futuro di ReactOS dipenderà da chi crede nella missione e desidera portarla avanti. Contributi finanziari, pull request su GitHub o semplicemente test e segnalazioni di bug possono fare la differenza. La sfida rimane titanica, ma dopo tre decadi di lavoro ininterrotto, ReactOS ha dimostrato che la passione e la competenza possono superare ostacoli che sembravano insormontabili. I prossimi trent’anni potrebbero riservare sorprese inaspettate.










