Epic Games ha deciso di intensificare la lotta contro i cheater in Fortnite introducendo requisiti di sicurezza più stringenti per i giocatori PC che partecipano ai tornei. A partire dal 19 febbraio, chi partecipa alle competizioni ufficiali dovrà attivare tre funzionalità di sicurezza a livello hardware: Secure Boot, TPM 2.0 e, novità assoluta, IOMMU (Input-Output Memory Management Unit).
Quest’ultimo requisito si aggiunge agli altri due già implementati in precedenza. Costituisce anche un ulteriore strato di protezione contro l’uso di hardware modificato per barare. IOMMU è una tecnologia che permette al sistema operativo di controllare come i dispositivi hardware accedono alla memoria di sistema. Diventa quindi più difficile per i cheater utilizzare apparecchiature esterne, come schede PCIe, dispositivi Thunderbolt o FireWire, per leggere o manipolare i dati di gioco.
La buona notizia è che circa il 95% dei giocatori PC di Fortnite utilizza già sistemi compatibili con Windows 11, dove queste funzionalità sono generalmente abilitate di default. Per chi non fosse in regola, Epic ha pubblicato guide dettagliate su come verificare la compatibilità del proprio sistema e attivare le protezioni necessarie.
Tuttavia, questi requisiti si applicano esclusivamente ai tornei: chi gioca in modalità casual o ranked non sarà obbligato ad attivarli, mantenendo così l’accessibilità per una base di giocatori più ampia.

Fortnite: il contesto
L’introduzione di IOMMU come requisito obbligatorio risponde a una progressione sempre più sofisticata delle tecniche di cheating. Secure Boot e TPM servono principalmente a verificare che il sistema operativo e i driver non siano stati manomessi durante l’avvio. IOMMU chiude un’altra porta d’accesso sfruttata dai cheater più avanzati, ovvero quella dell’hardware esterno.
Dispositivi DMA (Direct Memory Access) collegati tramite porte ad alta velocità possono infatti bypassare molte protezioni software tradizionali, leggendo direttamente la memoria del gioco per ottenere informazioni come la posizione dei nemici o altri dati sensibili. Questa tecnica, nota come “DMA cheating”, opera a un livello così basso che molti anti-cheat tradizionali faticano a rilevarla.
Epic continua comunque a utilizzare Easy Anti-Cheat per la protezione a livello kernel contro software fraudolento. Machine learning e analisi comportamentale aiutano a identificare pattern sospetti nel gameplay. La strategia multi-livello dell’azienda combina quindi protezioni hardware (Secure Boot, TPM, IOMMU) e software (Easy Anti-Cheat, rilevamento comportamentale) per creare un ambiente di gioco più sicuro. Tuttavia, anche queste misure non sono infallibili. Chi possiede competenze sufficientemente avanzate potrebbe ancora firmare le proprie chiavi Secure Boot o emulare IOMMU all’interno di macchine virtuali.
Anche con tutti i requisiti attivati, restano disponibili sul mercato numerosi cheat per Fortnite e altri titoli con requisiti simili come Battlefield 6. Questo dimostra che nessun sistema è impermeabile.
Epic applica multe salate e ban permanenti
Parallelamente all’inasprimento dei requisiti tecnici, Epic ha intensificato anche la sua campagna legale contro cheater, sviluppatori di software fraudolento e venditori di account rubati. Nel corso del 2025, l’azienda ha ottenuto diverse vittorie in tribunale.
Questa strategia aggressiva manda un messaggio chiaro: barare in Fortnite può costare molto di più di un semplice ban temporaneo. Le conseguenze legali possono includere multe sostanziose, la perdita di tutti i guadagni ottenuti tramite attività fraudolente e l’esclusione permanente dall’ecosistema Epic Games.
L’approccio dell’azienda sembra ispirato a quello di altre software house come Activision, che aveva già implementato requisiti simili per Call of Duty: Black Ops 7, o Riot Games per League of Legends e Valorant. Per i giocatori onesti, queste misure dovrebbero tradursi in un’esperienza di gioco più equa, mentre per chi considera di barare, i rischi finanziari e legali potrebbero finalmente superare i benefici percepiti.
Requisiti anti-cheat su Fortnite: conclusioni
L’implementazione di requisiti hardware più severi solleva questioni importanti sull’accessibilità e sul futuro del gaming competitivo su PC. Da un lato, richiedere Windows 11 con Secure Boot, TPM 2.0 e IOMMU attivi garantisce un livello di sicurezza senza precedenti, particolarmente cruciale per tornei dove sono in palio premi in denaro.
Dall’altro, questa scelta esclude potenzialmente giocatori con hardware più datato o sistemi non compatibili, come quelli che utilizzano Linux o configurazioni personalizzate. Sebbene Epic sostenga che il 95% dei giocatori PC sia già compatibile, restano zone grigie.
Alcune motherboard più vecche non permettono di modificare manualmente le chiavi Secure Boot. Anche l’imminente scadenza dei certificati Microsoft per Secure Boot, prevista per giugno, potrebbe creare problemi a sistemi che non ricevono più aggiornamenti BIOS dal produttore.
La decisione di Epic di limitare i nuovi requisiti ai soli tornei, lasciando libere le modalità casual e ranked, costituisce un compromesso ragionevole che bilancia sicurezza e inclusività. Tuttavia, resta da capire se in futuro questi standard diventeranno la norma anche per il gioco normale.











