L’Unione Europea ha introdotto nel corso del 2024 una serie di normative nell’ambito dell’ecodesign destinate a combattere l’obsolescenza programmata e garantire una maggiore longevità ai dispositivi elettronici. L’obiettivo dichiarato è costringere i produttori a supportare i propri smartphone per un periodo più esteso, riducendo così i rifiuti elettronici che secondo il Global E-waste Monitor delle Nazioni Unite hanno raggiunto circa 62 milioni di tonnellate nel 2022.
Tuttavia, un’analisi del testo normativo ha rivelato una zona grigia significativa, un vero e proprio cavillo burocratico che rischia di vanificare le intenzioni del legislatore. La formulazione delle regole sembra infatti permettere ai brand di aggirare l’obbligo di fornire nuove versioni del sistema operativo, pur rimanendo formalmente in regola con la legge.
Motorola è tra i primi produttori ad aver colto questa sfumatura semantica, applicandola concretamente con dispositivi come il Moto G17 che garantisce cinque anni di patch di sicurezza ma zero upgrade della versione Android. Questo accade perché il regolamento europeo contiene una clausola condizionale critica, ovvero l’obbligo di mantenere disponibili gli aggiornamenti per un lustro scatta solo “se” il produttore decide di fornirli in primo luogo.
Operating system updates: from the date of end of placement on the market to at least 5 years after that date, manufacturers, importers or authorised representatives shall, if they provide security updates, corrective updates or functionality updates to an operating system, make such updates available at no cost for all units of a product model with the same operating system
Questa strategia ti mette di fronte a una domanda quando scegli uno smartphone economico, ovvero se un telefono tecnicamente sicuro ma congelato nel tempo può davvero considerarsi un acquisto sostenibile.
La strategia di Motorola e le conseguenze per chi acquista


La norma non impone la creazione di nuovi aggiornamenti, ma obbliga semplicemente a mantenere disponibili e gratuiti quelli che il produttore decide di sviluppare. Offrire patch di sicurezza risulta molto meno oneroso rispetto allo sviluppo di intere nuove versioni di Android, poiché riduce i costi di ingegneria, certificazione e dipendenze dai fornitori di chipset. Limitandosi alle correzioni, Motorola rispetta tecnicamente il requisito temporale dei cinque anni ma svuota di significato l’idea di un dispositivo che rimane attuale nel tempo.
Il contesto competitivo rende questa posizione particolarmente evidente quando si confronta con altri brand. Google ha promesso per l’ultima generazione Pixel 9 ben sette anni di aggiornamenti Android e di sicurezza, mentre Samsung ha esteso alcuni modelli Galaxy flagship e linee di fascia media alla stessa durata. OnePlus, Oppo e Xiaomi hanno portato i propri flagship a quattro aggiornamenti del sistema operativo con cinque anni di patch, mentre Fairphone punta a finestre di supporto eccezionalmente lunghe mirando a raggiungere otto o più anni di manutenzione software.
Per chi acquista, la differenza tra patch di sicurezza e aggiornamenti del sistema operativo è tangibile. Le patch possono mitigare vulnerabilità note, ma le release principali di Android offrono strumenti di privacy a livello di sistema, modifiche ai permessi, miglioramenti del kernel e ottimizzazioni energetiche che influenzano materialmente prestazioni e sicurezza. Gli sviluppatori di app aumentano progressivamente i requisiti nel tempo, quindi i dispositivi bloccati su versioni obsolete perdono compatibilità più rapidamente.
Il futuro incerto tra mercato e regolamentazione
Il rischio concreto è che altri produttori, specialmente nella fascia bassa e media del mercato dove i margini sono ridotti, possano seguire l’esempio di Motorola offrendo supporti software minimi per contenere i costi. Tuttavia questa strategia potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio poiché in un mercato estremamente competitivo, dove colossi come Samsung e Google hanno fatto del supporto software a lungo termine un pilastro del proprio marketing, offrire dispositivi che nascono già vecchi potrebbe alienare la fiducia di chi li acquista.
Resta da vedere se la Commissione Europea interverrà per correggere il tiro e chiudere questa falla normativa, rendendo l’obbligo di aggiornamento non solo una questione di disponibilità ma di concreta evoluzione del prodotto.
Nel frattempo, quando scegli il tuo prossimo smartphone, valuta attentamente la politica di aggiornamento dichiarata dal produttore perché potrebbe fare la differenza tra un dispositivo che ti accompagna realmente per anni e uno che diventa obsoleto prima del tempo. Se utilizzi lo smartphone per lavoro, devi considerare che molti standard di mobilità aziendale richiedono una versione minima di Android per la conformità, rendendo i dispositivi fermi a un sistema operativo datato inadatti alle politiche aziendali prima del previsto e aumentando il costo totale di proprietà con sostituzioni anticipate.











