Mewgenics segna il ritorno di Edmund McMillen, creatore di titoli come Super Meat Boy e The Binding of Isaac, in collaborazione con Tyler Glaiel, noto per lavori come Closure e The End is Nigh. Dopo oltre tredici anni di sviluppo travagliato, questo roguelite strategico a turni è finalmente approdato su PC il 10 febbraio 2026. Un gioco con una forte componente gestionale e un umorismo spesso sopra le righe.
Il gioco mescola elementi presi da classici del genere come XCOM, Final Fantasy Tactics e Slay the Spire, filtrandoli attraverso l’inconfondibile estetica grottesca e l’umorismo dissacrante che caratterizza le opere dell’autore.
Il gioco ti affida il compito di costruire un esercito di gatti per conto di Thomas A. Beanies, uno scienziato eccentrico le cui motivazioni si svelano gradualmente attraverso dialoghi dark comedy tipici dello stile McMillen. In Mewgenics ogni partita diventa una storia unica costruita dalle performance dei tuoi animali e dalle scelte strategiche che compi.
Mewgenics: un ciclo infernale tra combattimenti e allevamenti selettivi
Il cuore pulsante di Mewgenics risiede in un doppio loop di gioco perfettamente integrato. Da un lato gestisci la base, dove allevi gatti, assegni loro collari che ne determinano la classe (tank, mago, chierico, ladro e molte altre), pianifichi accoppiamenti strategici per ottenere prole con abilità superiori e gestisci risorse come cibo e denaro.

Dall’altro conduci spedizioni tattiche su mappe a griglia, affrontando nemici sempre più agguerriti attraverso battaglie che richiedono posizionamento accurato, sfruttamento delle sinergie tra abilità e gestione oculata di mana e punti movimento.
La particolarità distintiva sta nel fatto che ogni gatto può partecipare a una sola missione completa prima di ritirarsi, il che significa che il vero progresso deriva dall’allevamento intelligente, non dal grinding di un singolo personaggio.
Devi pianificare quali gatti far accoppiare per trasmettere tratti genetici vantaggiosi ai cuccioli, creando lineaggi sempre più potenti attraverso le generazioni. Il sistema di mutazioni aggiunge ulteriore complessità: alcune modifiche fisiche migliorano le statistiche, altre causano difetti che possono stravolgere completamente l’approccio tattico. Trovare combinazioni di abilità devastanti diventa un’ossessione, mentre la casualità tipica dei roguelite garantisce che nessuna partita sia mai identica alla precedente.

La gestione delle risorse si rivela altrettanto cruciale. Dovrai sacrificare gatti donandoli a inquietanti vicini di casa per sbloccare upgrade permanenti come case più grandi, negozi meglio forniti e mobili che influenzano comportamenti e fertilità della tua colonia. Inoltre, ogni zona esplorata introduce meccaniche uniche: i deserti limitano la rigenerazione della salute per mancanza d’acqua, le fogne pullulano di squali che si muovono meglio in terreni acquatici, mentre i cimiteri ospitano fantasmi che infliggono debuff invalidanti difficili da curare.
Comparto tecnico tra fascino indie e qualche limite
Dal punto di vista visivo, Mewgenics adotta lo stile caratteristico dell’autore, ovvero sprite disegnati a mano dal tratto volutamente grezzo, animazioni cartonesche che bilanciano comicità e macabro, design dei nemici che spaziano dal bizzarro al disturbante. I gatti mutanti presentano caratteristiche fisiche assurde come teste cubiche, code da topo, occhi multipli o arti deformi, creando un contrasto tragicomico quando li vedi zoppicanti e feriti dopo battaglie particolarmente cruente.

L’estetica non punta al realismo, ma risulta funzionale e distintiva, perfettamente allineata con il tono irriverente dell’opera. Gli ambienti di battaglia mostrano varietà sufficiente tra fogne, deserti, vicoli urbani e cimiteri, anche se talvolta la prospettiva crea problemi di visibilità. Elementi dello scenario possono nascondere nemici, oggetti raccoglibili o pericoli ambientali, rendendo difficile pianificare mosse ottimali. Questo limite può frustrare durante scontri complessi, dove la precisione posizionale diventa determinante.
Sul fronte audio, Ridiculon (già autore dei brani di The Binding of Isaac) ha composto una colonna sonora memorabile, con tracce vocali dedicate ai boss più importanti che aggiungono epicità agli scontri. Gli effetti sonori catturano bene l’atmosfera caotica delle battaglie, mentre i miagolii dei gatti e i rumori d’impatto contribuiscono al coinvolgimento. Tecnicamente il gioco è stabile, con caricamenti rapidi e assenza di crash.

Tuttavia, l’interfaccia mostra qualche limite nella gestione di roster numerosi (oltre 30 gatti attivi) e le informazioni sui tratti ereditari potrebbero essere presentate in modo più chiaro, specialmente quando si pianificano gli accoppiamenti.
Mewgenics: un gioiello strategico dall’anima disturbata
Mewgenics si conferma un’opera complessa e stratificata che riesce a fondere meccaniche apparentemente incompatibili in un’esperienza coerente e tremendamente coinvolgente. La profondità strategica soddisferà gli appassionati di tattici impegnativi, mentre il sistema di progressione generazionale permette di estendere la longevità anche oltre le 200 ore dichiarate dagli sviluppatori.

L’umorismo nero non piacerà a tutti. Chi cerca esperienze “cozy” o teme contenuti disturbanti dovrebbe stare alla larga. Tuttavia, per chi apprezza l’approccio dissacrante di McMillen e non teme la casualità tipica dei roguelite, questo titolo è imperdibile. La possibilità di sperimentare build assurde, combinare classi in modi imprevisti e vedere emergere storie drammatiche dalle vicende dei propri gatti genera quella magia del “ancora un turno” difficile da interrompere.
Certo, la fortuna può a volte vanificare piani elaborati, e l’interfaccia richiede qualche ritocco, ma questi difetti sono niente di fronte alla ricchezza di contenuti e alla qualità del design. Se ami strategici come XCOM o Into the Breach, Mewgenics merita assolutamente il tuo tempo.
Mewgenics
Hardware consigliato
Il gioco richiede specifiche piuttosto contenute: avrai bisogno di almeno 8 GB di RAM e di un processore a 4 core prodotto dal 2014 in poi. Per quanto riguarda la parte grafica, è necessaria una GPU con almeno 2 GB di VRAM che supporti OpenGL 4.4 o superiore. Lo spazio di archiviazione richiesto è minimo, circa 6 GB, e sebbene il titolo sia ottimizzato per dispositivi come lo Steam Deck, gli sviluppatori suggeriscono l’uso del mouse per l’esperienza migliore.
Può essere giocato in 1080p con impostazioni moderate anche da processori con GPU integrata come l’AMD Ryzen 8700G (su socket AM5) o qualsiasi minipc che ne sia provvisto come il Geekom AE8, il GMKtec NucBox K11 o il Beelink SER9.











