Matt Shumer, fondatore di Hyperwriteai, ha pubblicato un articolo su X poi riportato da TechMeme, che inquadra bene la situazione attuale che stiamo vivendo. L’articolo avverte che ci troviamo in una fase di trasformazione epocale, paragonabile alle settimane precedenti lo scoppio della pandemia di COVID-19, ma con un impatto potenzialmente molto più profondo. L’autore, esperto del settore AI, sostiene che il divario tra la percezione pubblica dell’intelligenza artificiale e la realtà tecnologica attuale sia ormai colossale.
Shumer racconta come negli ultimi mesi l’intelligenza artificiale sia passata dall’essere uno strumento utile a sostituire completamente le sue competenze tecniche: oggi descrive cosa vuole costruire, si allontana dal computer per alcune ore, e torna trovando il lavoro completato a un livello superiore a quello che avrebbe fatto lui stesso. Alcuni strumenti come OpenClaw (precedentemente noto come Moltbot e Clawdbot), Antigravity di Google, Claude Code, la Codex app di OpenAI e una moltitudine di altri strumenti stanno diventando virali proprio per questo motivo; lavorano al posto tuo e ottengono risultati di alta qualità.
Molti di noi hanno sentito parlare di intelligenza artificiale, magari hanno provato ChatGPT qualche volta per curiosità, ma hanno archiviato l’esperienza come “interessante, niente di più”. È comprensibile, perché fino a poco tempo fa i modelli commettevano errori evidenti, inventavano informazioni (allucinazioni), sembravano più uno strumento sperimentale che qualcosa di realmente utile.
Eppure, mentre la maggior parte delle persone continuava la propria vita convinta che l’intelligenza artificiale fosse ancora una tecnologia acerba, nel settore tecnologico stava accadendo qualcosa di profondo. Questo cambiamento non riguarda solo chi scrive codice. Le capacità dimostrate dai nuovi modelli AI rilasciati nelle ultime settimane hanno innescato una trasformazione che si estenderà rapidamente a tutti i settori basati sul lavoro cognitivo, dalla medicina alla finanza, dal diritto al marketing.
L’AI ha smesso di essere un semplice strumento di aiuto
Fino al 2024, l’intelligenza artificiale progrediva in modo costante ma graduale. Ogni nuovo modello portava miglioramenti apprezzabili, ma distanziati nel tempo abbastanza da permettere di metabolizzarli.
Poi, nel 2025, qualcosa è cambiato: nuove tecniche di sviluppo hanno accelerato il ritmo di miglioramento in modo esponenziale. A febbraio 2026, OpenAI e Anthropic hanno rilasciato contemporaneamente due modelli che hanno segnato un salto qualitativo netto, Claude Opus 4.6 e GPT-5.3 Codex. Non si tratta più di assistenti che suggeriscono soluzioni da correggere, ma di sistemi capaci di portare a termine progetti complessi dall’inizio alla fine, senza supervisione continua.
Uno sviluppatore può descrivere a parole un’applicazione completa, specificando funzionalità e aspetto generale, e l’AI produce decine di migliaia di righe di codice funzionante. Ma la novità più sorprendente è che questi sistemi non si fermano alla scrittura del codice.
Aprono l’applicazione, la testano come farebbe una persona reale, identificano problemi di usabilità o bug, modificano autonomamente il codice per risolverli e ripetono il ciclo fino a quando ritengono il risultato soddisfacente. Solo a quel punto presentano il lavoro completato.
Questa non è fantascienza: è ciò che accade già oggi negli uffici di chi lavora con le versioni più avanzate di questi strumenti. L’aspetto più inquietante di questa trasformazione non è tanto la capacità tecnica, quanto l’emergere di qualcosa che assomiglia al giudizio umano: l’AI prende decisioni che richiedono gusto, esperienza, quella sensibilità difficile da definire che distingue un lavoro ben fatto da uno tecnicamente corretto ma insoddisfacente.
Perché gli sviluppatori sono stati i primi e cosa significa per tutti gli altri
La scelta di concentrarsi inizialmente sullo sviluppo software non è stata casuale. Costruire modelli più avanzati richiede scrivere grandi quantità di codice. Se l’intelligenza artificiale diventa eccellente nel coding, può contribuire attivamente alla creazione delle versioni successive di sé stessa, innescando un ciclo di miglioramento accelerato: un’AI più intelligente scrive codice migliore, che produce un’AI ancora più capace, e così via. Questo è esattamente ciò che sta accadendo ora. OpenAI ha dichiarato ufficialmente che il modello GPT-5.3 Codex ha contribuito attivamente al proprio sviluppo, debuggando il proprio training e gestendo parti della propria implementazione. Per la prima volta l’intelligenza artificiale sta già partecipando alla costruzione di sé stessa.
Il CEO di Anthropic Dario Amodei stima che mancano solo uno o due anni al momento in cui l’AI corrente costruirà autonomamente la generazione successiva, senza bisogno di intervento umano rilevante. Gli sviluppatori non sono stati presi di mira deliberatamente: sono semplicemente i primi a sperimentare quello che tra breve toccherà a tutti.
Avvocati, analisti finanziari, medici, commercialisti, consulenti, designer, scrittori: chiunque svolga un lavoro che può essere fatto davanti a uno schermo sta per affrontare lo stesso tipo di cambiamento che i programmatori hanno vissuto nell’ultimo anno. E chi costruisce questi sistemi parla di uno-cinque anni per una trasformazione radicale, con molti che propendono verso il limite inferiore di questa stima. Osservando la velocità degli ultimi mesi, è difficile dar loro torto.
La realtà che nessuno vuole affrontare ma che sta già accadendo
Molte persone mantengono una visione ottimistica basata su due presupposti: che certe competenze rimarranno sempre esclusive dell’uomo, e che l’adozione massiccia dell’AI richiederà decenni. Entrambe le convinzioni stanno crollando rapidamente.
Dario Amodei prevede che l’AI eliminerà il 50% dei lavori entry-level nei prossimi cinque anni, e molti addetti ai lavori ritengono questa stima conservativa. Le capacità fondamentali sono già disponibili; ci vorrà tempo perché si diffondano nell’economia reale, ma la tecnologia è qui, ora. La differenza rispetto alle precedenti ondate di automazione è sostanziale: l’AI non sostituisce una singola competenza specifica, ma costituisce un sostituto per il lavoro cognitivo, migliorando simultaneamente in tutti i campi.
Ma l’intelligenza artificiale non lascia spazi vuoti comodi dove rifugiarsi: qualunque campo scegli per riqualificarti, anche lì, l’intelligenza artificiale sta migliorando rapidamente. Gli avvocati possono già affidare ai modelli la lettura di contratti, la ricerca giurisprudenziale, la redazione di memorie. Gli analisti finanziari vedono l’AI costruire analisi complesse, analizzare dati, scrivere report. I copywriter e i giornalisti scoprono che molti professionisti non riescono più a distinguere testi scritti da umani da quelli generati dall’AI.
Anche nell’analisi medica, l’intelligenza artificiale si sta avvicinando o superando le prestazioni umane nella lettura di scan, nell’interpretazione di esami di laboratorio, nella formulazione di diagnosi. Il servizio clienti sta già transitando verso agenti AI capaci, molto lontani dai chatbot frustranti di cinque anni fa.
Cosa puoi fare per non farti travolgere dall’AI
Comprendere la portata del cambiamento è il primo passo, ma serve anche agire. La maggior parte delle persone sta ancora ignorando o sottovalutando ciò che sta accadendo. L’unico vantaggio competitivo rimasto è l’adattabilità: agire con urgenza, imparare a usare gli strumenti più avanzati immediatamente e prepararsi finanziariamente e professionalmente a un mercato del lavoro che sarà irriconoscibile entro i prossimi cinque anni.
In questo momento esiste una breve finestra temporale in cui la maggior parte delle persone nelle aziende sta ancora ignorando questi strumenti. Matt Shumer consiglia di imparare questi strumenti, diventare competente, dimostrare cosa è possibile fare. Una volta che tutti avranno capito, il vantaggio competitivo svanirà. Iniziare usando seriamente gli strumenti AI, non come motore di ricerca occasionale ma come parte integrante del tuo lavoro.
Anche Linus Torvalds ha ammesso di aver delegato parte di un suo lavoro a Google Antigravity. Il creatore di Linux ha dichiarato senza giri di parole di aver utilizzato il cosiddetto “vibe coding” per realizzare uno strumento di visualizzazione in Python.











