Il 2026 potrebbe segnare un momento importante per il settore dell’intelligenza artificiale, con OpenAI e Anthropic che si preparano a sbarcare sui mercati pubblici attraverso alcune delle più grandi offerte pubbliche iniziali (IPO) mai viste. Entrambe hanno avviato i preparativi per quotarsi a Wall Street entro la fine dell’anno, dando vita a quella che gli analisti definiscono già come la stagione delle mega-IPO tecnologiche.
OpenAI, la società dietro ChatGPT, ha una quotazione attuale di circa 500 miliardi di dollari. L’azienda starebbe considerando un’IPO già nel quarto trimestre del 2026, con l’obiettivo di raccogliere fino a 100 miliardi di dollari. Anthropic, creatrice del chatbot Claude, non resta a guardare e ha già ingaggiato uno studio legale per avviare le pratiche necessarie, con una valutazione stimata superiore ai 350 miliardi di dollari.
A queste si potrebbe aggiungere anche SpaceX di Elon Musk con un’offerta che potrebbe valutare l’azienda fino a 800 miliardi di dollari. La portata di queste operazioni, se concretizzate, genererebbe un flusso di liquidità senza precedenti per la Silicon Valley e Wall Street, aprendo nuovi scenari per gli investitori desiderosi di partecipare al boom dell’IA.
Le sfide economiche dietro le valutazioni stellari di OpenAI
Nonostante le cifre astronomiche, entrambe le aziende si trovano ad affrontare sfide economiche considerevoli. OpenAI ha registrato ricavi annuali per 13 miliardi di dollari nel 2025, con previsioni di triplicare questa cifra entro il 2026, ma i costi rimangono proibitivi. L’azienda prevede di investire 115 miliardi di dollari tra il 2025 e il 2029 in infrastrutture, data center e capacità computazionale. Anthropic, dal canto suo, ha raggiunto un ritmo annuale di fatturato compreso tra 8 e 10 miliardi di dollari, ma continua a spendere enormi quantità di capitale nella corsa allo sviluppo di modelli linguistici sempre più avanzati.
Gli investitori istituzionali, da Microsoft (che detiene circa il 27% di OpenAI dopo aver investito 13 miliardi) a SoftBank, passando per il fondo sovrano di Abu Dhabi MGX, guardano con interesse a queste operazioni. Tuttavia, diverse voci nel settore finanziario esprimono cautela riguardo alla sostenibilità di questi modelli di business. A differenza di Facebook e Google nei loro anni pre-IPO, queste aziende sembrano perdere denaro continuamente e necessitano di costanti iniezioni di capitale.
Opportunità e rischi: cosa aspettarsi dal debutto in Borsa
Le IPO di OpenAI e Anthropic saranno un test decisivo per l’intero settore dell’intelligenza artificiale. Anthropic stima di raggiungere la redditività entro il 2028, mentre OpenAI non prevede profitti prima del 2030. La volatilità geopolitica, le elezioni di medio termine negli Stati Uniti e la stessa preparazione interna delle aziende potrebbero ritardare i piani. Assistiamo a qualcosa di straordinario o semplicemente all’ennesima bolla tecnologica destinata a sgonfiarsi? La risposta arriverà probabilmente solo quando i prospetti informativi sveleranno i numeri reali dietro la crescita apparentemente inarrestabile di questi giganti dell’IA.
La sensazione è che molti investitori retail si faranno trascinare dall’hype, convinti di partecipare alla prossima grande corsa, per poi ritrovarsi con azioni che varranno una frazione del prezzo di IPO una volta che l’euforia si sarà placata e i bilanci riveleranno la verità.
Queste IPO rappresentano un’opportunità per entrare nel futuro della tecnologia o piuttosto una via d’uscita elegante per chi vuole monetizzare prima che la musica si fermi? In passato l’azienda WeWork arrivò alla vigilia dell’IPO con una quotazione di 48 miliardi, per poi crollare a 3 miliardi quando i numeri reali vennero esposti alla luce del sole. La differenza sostanziale è che l’intelligenza artificiale è tecnologia vera, ma questo basterà a giustificare IPO così elevate su società ancora lontane dal profitto?











