Secondo quanto riportato da Bloomberg, le autorità di Taiwan hanno emesso un mandato di arresto per Pete Lau, CEO e co-fondatore di OnePlus, accusandolo di aver condotto operazioni commerciali illegali e reclutato personale sull’isola senza autorizzazioni. Questa mossa emerge da documenti datati novembre 2025, resi noti dai media locali il 13 gennaio 2026, e coinvolge anche l’incriminazione di due cittadini taiwanesi per aver assistito Lau nel reclutare oltre 70 ingegneri.


L’accusa si basa sulla violazione della Legge sulle Relazioni tra l’Area di Taiwan e la Cina continentale (ovvero la Repubblica Popolare Cinese esclusa Taiwan), nota come Cross-Strait Act, che impone restrizioni alle aziende cinesi di operare o assumere a Taiwan.
È altamente improbabile che Pete Lau venga arrestato: finché l’imprenditore rimarrà nella Mainland China, sarà intoccabile. Il mandato emesso dai procuratori taiwanesi del Distretto di Shilin è più un segnale politico e legale, dato che Lau risiede in Cina continentale e non ci sono accordi di estradizione tra Taiwan e la Repubblica Popolare Cinese. Questa vicenda sottolinea piuttosto le tensioni geopolitiche tra Cina e Taiwan; Taiwan cerca di proteggere il proprio know-how tecnologico, particolarmente nel settore dei semiconduttori e dell’elettronica avanzata, da potenziali trasferimenti di conoscenze verso Pechino.
Le accuse specifiche di Taiwan
Queste azioni riflettono l’intensificarsi delle misure sotto la presidenza di Lai Ching-te, in carica dal 2024, per contrastare il deflusso di competenze verso la Cina, dove OnePlus, con sede a Shenzhen, opera come sub-brand indipendente di Oppo dal 2021 all’interno del gruppo BBK.
I procuratori del Distretto di Shilin a Taiwan affermano che OnePlus ha istituito una filiale non approvata sull’isola già dal 2015, utilizzando una società di comodo registrata a Hong Kong con un nome distinto per mascherare le attività. Di conseguenza, questi ingegneri reclutati illegalmente si occupavano di ricerca e sviluppo software per applicazioni smartphone, verifica e test per i dispositivi OnePlus.
Inoltre, Pete Lau, noto per il suo ruolo chiave nelle presentazioni di prodotto di Oppo come chief product officer, è accusato di aver supervisionato direttamente queste pratiche, violando le norme che richiedono l’approvazione governativa per le assunzioni da parte di entità cinesi. A tal proposito, la Cross-Strait Act proibisce tali operazioni senza permessi, al fine di prevenire fughe di tecnologia sensibile, e i procuratori sostengono che OnePlus abbia aggirato queste regole attraverso strutture intermedie.
Questa accusa si inserisce in un quadro più ampio di indagini taiwanesi contro aziende cinesi sospettate di trasferimento di talenti. Per esempio, nel settembre 2025 è stato emesso un mandato simile per Grace Wang, presidente di Luxshare Precision Industry, un assemblatore di iPhone.
Conclusione
Fino ad ora, né Pete Lau né le aziende coinvolte hanno risposto pubblicamente alle accuse, con OnePlus che ha dichiarato solo che le operazioni continuano normalmente e rimangono inalterate. Tuttavia, il danno d’immagine e le potenziali ripercussioni legali per i dirigenti del gruppo, inclusa la casa madre Oppo (di cui Lau è Chief Product Officer), restano un’incognita pesante.
In sintesi, il mandato di arresto contro Pete Lau è un segnale forte di come Taiwan stia intensificando la difesa del proprio capitale umano e delle proprie tecnologie. Per OnePlus e per l’intero BBK Group, la sfida sarà trovare un equilibrio tra crescita globale e rispetto delle regole locali, evitando ulteriori rischi legali che potrebbero compromettere la posizione di mercato conquistata negli ultimi anni.
Le aziende tecnologiche che operano a cavallo tra le due giurisdizioni dovranno rivedere radicalmente le proprie strategie di assunzione. La facilità con cui in passato era possibile attingere alle competenze ingegneristiche dell’isola è ormai un ricordo. Taiwan sembra determinata a usare ogni strumento legale per blindare il proprio vantaggio competitivo.










