Intel ha scelto il palco del Mobile World Congress 2026 di Barcellona per presentare ufficialmente il suo prossimo processore server di punta: lo Xeon 6+ con nome in codice Clearwater Forest. Si tratta del primo chip Intel destinato al datacenter a sfruttare il processo produttivo 18A — una pietra miliare tecnologica per l’azienda — e porta con sé fino a 288 core Darkmont di tipo E (Efficiency) in un singolo socket.
La configurazione a doppio socket arriva quindi a toccare quota 576 core, un numero che fino a qualche anno fa sarebbe sembrato fantascienza per un sistema x86 tradizionale. L’obiettivo dichiarato non è il gaming o il computing general-purpose, bensì un mercato molto specifico: le infrastrutture di rete 5G in evoluzione verso il 6G, le funzioni vRAN virtualizzate e l’inferenza AI distribuita ai margini della rete.
In un contesto in cui operatori come Vodafone, Rakuten Mobile, SK Telecom e NTT DOCOMO stanno già adottando le generazioni precedenti di Xeon 6, il Clearwater Forest si posiziona come il passo evolutivo naturale.
Un’architettura a chiplet che porta il 18A nei datacenter
Dal punto di vista costruttivo, il Clearwater Forest è uno dei progetti più complessi mai realizzati da Intel in termini di packaging eterogeneo. Il package combina 12 chiplet prodotti in 18A, 3 active base tile realizzati su processo Intel 3 e 2 I/O tile su Intel 7. Le interconnessioni verticali sfruttano la tecnologia Foveros Direct 3D, mentre i link orizzontali tra i tile utilizzano EMIB in configurazione 2.5D — una combinazione che Intel ha già affinato con le generazioni precedenti e qui porta a una scala decisamente superiore.

Ogni compute tile ospita 6 moduli da 4 core ciascuno, per un totale di 24 core Darkmont per tile. I core Darkmont sono un’evoluzione rispetto ai precedenti Crestmont: dispongono di un front-end più ampio, una finestra out-of-order più capiente e risorse di esecuzione aggiuntive che migliorano sia il throughput intero che quello vettoriale.
A livello di cache, ogni modulo condivide 4 MB di L2, mentre la cache di ultimo livello supera il gigabyte a livello di package, attestandosi su circa 1.152 MB complessivi in configurazione single socket (576 MB per socket secondo le specifiche ufficiali, con variazioni a seconda della configurazione). Il supporto alla memoria arriva a 12 canali DDR5-8000, con 96 corsie PCIe 5.0 e 64 corsie CXL 2.0.
Il TDP dichiarato si colloca tra 300 W e 500 W, un intervallo ampio che lascia intuire la presenza di varianti ottimizzate per diversi profili di consumo.

I dati di Ericsson sulle prestazioni reali
A rendere interessante la presentazione Intel di MWC 2026 non sono solo le specifiche su carta, ma i risultati di test condotti da Ericsson su hardware pre-produzione. Un singolo Xeon 6990E+ Clearwater Forest a 288 core ottiene il 30% di prestazioni in più rispetto a un sistema dual socket con due Xeon 6780E Sierra Forest alla stessa conta di core totali.
Ancora più significativo è il dato sull’efficienza energetica, che supera il 60% di miglioramento nel rapporto performance per watt. In termini pratici, questo si traduce in una drastica riduzione dell’ingombro fisico: nella simulazione per il sistema Ericsson Packet Core, 9 server Xeon 6+ riescono a svolgere il lavoro di 41 server di generazione Cascade Lake, con un consumo energetico che scende da 16,4 kW a 6,3 kW.
Questi numeri hanno senso in un contesto telco preciso: le funzioni di rete come il 5G Core e il vRAN sono carichi di lavoro ad alta concorrenza ma sensibili alla latenza, caratterizzati da molti thread paralleli di dimensioni contenute.
È esattamente il profilo per cui un’architettura ad alta densità di core efficienti — invece di un numero inferiore di core ad alte prestazioni single-thread — risulta vincente. Intel sottolinea inoltre che lo Xeon 6+ integra acceleratori hardware per le funzioni di rete (QuickAssist, Data Streaming Accelerator, Dynamic Load Balancer) direttamente nei tile I/O, riducendo la necessità di hardware dedicato esterno e semplificando le operazioni.
Lancio imminente di Clearwater Forest
Intel ha confermato che la disponibilità commerciale del Xeon 6+ è prevista nella prima metà del 2026. Ericsson ha invece dichiarato che integrerà i nuovi Xeon 6+ con E-core nelle proprie infrastrutture cloud-native solo a partire dal 2027.
Dal punto di vista strategico non si tratta di proporre una svolta radicale, ma di dimostrare che la piattaforma Xeon può evolversi generazione dopo generazione senza costringere gli operatori a riprogettare le proprie reti da zero.
Se i numeri di Ericsson reggono nella realtà produttiva, il Clearwater Forest potrebbe davvero cambiare le carte in tavola nella transizione verso il 6G, per la solidità dei risultati che porta con sé.











