L’Epic Games Store ogni settimana ti regala uno dei suoi giochi in catalogo, completamente gratis. Dal 19 febbraio a partire dalle ore 17:00 fino alle ore 17:00 del 26 febbraio 2026, Epic ti offre il gioco Return to Ash. Il titolo è in vendita a 5,39 €, ma avrai solo una settimana di tempo per riscattarlo e averlo a costo zero per sempre.
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Return to Ash: il purgatorio diventa un visual novel
Return to Ash è un visual novel sviluppato da NomnomNami (Sophie Gray) in collaborazione con Serenity Forge, pubblicato nel luglio 2025 su PC via Steam. Il gioco trae ispirazione dalle esperienze di Zhenghua “Z” Yang, fondatore di Serenity Forge, che ha vissuto in prima persona una lunga malattia. Questa origine autentica si sente nella storia: non si tratta di un progetto costruito a tavolino per sembrare emotivamente rilevante, ma di qualcosa che nasce da una riflessione personale su temi come la solitudine, la morte e la possibilità di una seconda chance.

Graficamente realizzato in uno stile monocromatico che ricorda schizzi a matita, il titolo è un’esperienza breve e contenuta, progettata per essere completata in circa 3 ore in una singola sessione. La struttura è quella classica del visual novel con scelte ramificate, arricchita da mini-giochi e puzzle che introducono un livello minimo di interattività. Non è un titolo ambizioso in senso tecnico, ma punta tutto sulla tematica e sull’atmosfera, posizionandosi in un mercato indie di nicchia rivolto a chi apprezza storie meditative più che esperienze d’azione.
Il purgatorio di Ash
La protagonista è Ashleigh, detta Ash, una giovane donna che si sveglia in un ospedale stranamente vuoto dopo sette anni di ricovero. Fuori dalla finestra non c’è nulla: solo un vuoto bianco che si estende all’infinito. Ash non sente più dolore. La conclusione è quasi ovvia: è morta, o qualcosa del genere.

Presto incontra altri due abitanti di questo limbo. Scarlet è un’ambiziosa lavoratrice d’ufficio la cui carriera è stata distrutta da un collega. Celadon è invece un uomo divorziato e timido, intrappolato in questo posto da anni, abbandonato da tutti, compresi moglie e amici. A dominare la scena c’è Death, una figura enigmatica che gestisce il purgatorio con regole proprie.
Il colpo di scena concettuale più interessante arriva proprio qui: Death rivela che nessuno dei tre è morto. Sono morti socialmente, isolati dal mondo e privi di connessioni reali. Il purgatorio diventa così una metafora dell’isolamento, e le prove che Death propone sono un’ultima chance per tornare alla vita. L’idea è valida e capace di suscitare riflessioni autentiche su come ci relazioniamo agli altri.
Scelte, carte e monete
Il gameplay segue le convenzioni del visual novel: si avanza attraverso dialoghi, si effettuano scelte che modificano il corso della storia e si affrontano occasionali puzzle o mini-giochi. Tra questi spicca un gioco di carte in stile memory, che diventa anche strumento narrativo per le prove imposte da Death.

L’elemento interessante è che queste sfide non sono mai progettate per essere vinte facilmente: le probabilità sono deliberatamente sfavorevoli, in modo coerente con la logica del racconto. Non è la bravura del giocatore a fare la differenza, ma le decisioni prese nei dialoghi e il modo in cui Ash costruisce i propri legami con Scarlet e Celadon.
Il titolo conta 6 finali possibili, ognuno influenzato dalle scelte compiute nel corso della storia. Chi ha pazienza per il ritmo lento e contemplativo può completare tutte le route in un pomeriggio. Alcune offrono archi narrativi molto soddisfacenti, anche se il problema più ricorrente rimane la difficoltà di affezionarsi ai personaggi secondari prima che la storia si avvicini alla conclusione. Il gioco funziona meglio nella sua ultima parte, quando finalmente tutto inizia ad avere un senso emotivo.
Matita, grigio e musica di sottofondo
Il motore usato dal gioco è Ren’Py, una piattaforma open source molto diffusa nello sviluppo di opere indie. L’estetica è costruita attorno a un look monocromatico che simula disegni a matita su carta, con sfondi minimalisti e character design semplici ma capaci di trasmettere emozione quando serve. Le tavole ambientali a pagina intera mostrano una attenta cura visiva, e dal menu principale è possibile visualizzarle tutte liberamente, scelta azzeccata. In sintesi è uno stile grafico un po’ modesto ma che nel contesto funziona, anche se senza mai stupire.

Il comparto sonoro è discreto. La colonna sonora accompagna i momenti del gioco, e qualche traccia rimane in testa, ma per la maggior parte tende a dissolversi nello sfondo. La soundtrack è ascoltabile anche direttamente dal menu principale.
Return to Ash, sei finali e ritmo meditativo
Return to Ash è un’opera onesta, né capolavoro né delusione. Funziona meglio se la si affronta sapendo già cosa aspettarsi: una storia breve, lenta, meditativa, che parla con sincerità di solitudine e di connessioni umane.
I personaggi secondari faticano a conquistare simpatia nella prima parte, e il ritmo può sembrare troppo piatto per chi cerca tensione narrativa. Ma per chi ha due o tre ore da investire in qualcosa di diverso dal solito, il gioco offre spunti interessanti e un’atmosfera riuscita.

È consigliato in particolare agli appassionati di visual novel tematicamente impegnati e a chi apprezza le storie che privilegiano la riflessione rispetto all’adrenalina. Non è adatto a chi cerca gameplay ricco o personaggi immediatamente carismatici.
Buon divertimento con questo nuovo titolo gratuito!
Return to Ash
Hardware consigliato
Per giocare a Return to Ash in FHD (1080p) è sufficiente una GPU entry level. Può essere giocato in 1080p con settings moderati anche da processori con GPU integrata come l’AMD Ryzen 8700G (su socket AM5) o qualsiasi minipc con GPU integrata come il Mini PC Geekom A9 Max, l’ ACEMAGICIAN S3A o il potente Beelink SER9.











