Meta e Nvidia hanno stretto una partnership strategica pluriennale dal valore stimato di circa 50 miliardi di dollari, consolidando ulteriormente il legame tra la società di Mark Zuckerberg e il principale fornitore di hardware per l’intelligenza artificiale. L’impegno riguarda il deployment di milioni di GPU Blackwell e Rubin, nonché di CPU standalone Grace e Vera. Un accordo che abbraccia infrastrutture on-premises, cloud e networking.
Questi investimenti massicci sono finalizzati sia all’addestramento di modelli linguistici di nuova generazione, come il successore di Llama 4, sia alla gestione quotidiana dei servizi basati sull’IA. L’alleanza si inserisce in un contesto globale di estrema competitività, dove i colossi tecnologici prevedono spese capitali per centinaia di miliardi di dollari nel tentativo di non restare indietro nella corsa alla superintelligenza e alla potenza di calcolo. Oltre Meta altre grandi aziende tecnologiche come Amazon, Google, OpenAI e Microsoft prevedono da sole di investire oltre 600 miliardi di dollari quest’anno.
Fino a poco tempo fa, Meta rappresentava oltre il 40% dei ricavi AI di AMD, ed era il principale utilizzatore delle GPU Instinct MI300X: tuttavia, l’accordo con NVIDIA non significa necessariamente che Meta abbandoni AMD del tutto.
I dettagli tecnici dell’accordo tra Meta e Nvidia
Il cuore di questo accordo riguarda l’implementazione massiva di hardware specializzato. Meta diventerà la prima azienda a implementare su larga scala le CPU NVIDIA Grace come chip standalone, separati dalle GPU, per gestire carichi di lavoro di inferenza. Questa scelta tecnica mira a migliorare significativamente le prestazioni per watt, un fattore cruciale quando si gestiscono strutture energeticamente intensive.
Oltre alle CPU, è prevista l’adozione delle future CPU Vera nel 2027, estendendo ulteriormente l’efficienza energetica del footprint di calcolo AI. I piani di espansione fisica sono altrettanto imponenti: Meta ha stanziato fino a 135 miliardi di dollari per l’AI nel 2026 e prevede di spendere 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti entro il 2028 per infrastrutture.
Sono previsti 30 data center, 26 dei quali sul suolo americano, inclusi siti gigawatt come Prometheus in Ohio e Hyperion in Louisiana. Meta deployerà anche sistemi basati su NVIDIA GB300, creando un’architettura unificata. Meta si posiziona per gestire volumi di dati che pochi competitor possono effettivamente supportare operativamente.
Un accordo che racconta dove sta andando l’AI
Questa notizia conferma come il settore tecnologico sia ormai entrato in una fase di corsa agli armamenti digitale senza precedenti, dove la capacità di innovare nel software dipende strettamente dalla disponibilità fisica di silicio. Non si tratta più solo di migliorare i social media, ma di possedere l’infrastruttura fondamentale su cui poggerà l’economia digitale del futuro.
Questa partnership è anche uno specchio delle dinamiche che stanno ridisegnando il settore. La corsa all’AI non si gioca più solo sulla potenza dei modelli, ma su efficienza energetica, latenza di inferenza e scalabilità operativa, tutti ambiti in cui NVIDIA sta costruendo un vantaggio verticale difficile da replicare e contrastare.
Meta, con i suoi data center Prometheus (1 gigawatt in Ohio) e Hyperion (5 gigawatt in Louisiana) in costruzione, ha bisogno di un partner che possa crescere generazione dopo generazione. La scelta di blindare l’accordo su più cicli di prodotto, da Blackwell a Rubin, da Grace a Vera, fa pensare a una precisa strategia di approvvigionamento.
Vedremo come AMD risponderà nei prossimi mesi. AMD ha vinto un accordo con OpenAI in ottobre ma il vantaggio che aveva costruito con Meta richiederà un lavoro considerevole per essere recuperato.
La concentrazione di ordini miliardari da parte dei grandi hyperscaler che accaparrano milioni di GPU Blackwell già in backorder da mesi sta creando una scarsità strutturale che si ripercuoterà a cascata sul mercato consumer: chi vorrà assemblare un PC da gaming o una workstation si troverà a fare i conti con prezzi di GPU e RAM in costante aumento, alimentati da una domanda industriale che non lascia respiro alla produzione destinata al pubblico generale.











