Agent A: A Puzzle in Disguise è un’avventura punta e clicca costruita sulla logica dell’escape room, dove ogni ambiente è una scatola chiusa da aprire con pazienza. A firmarlo è lo studio australiano Yak & Co, che ha curato sia lo sviluppo sia la pubblicazione, distribuendo l’opera a episodi nel corso di diversi anni. Il debutto originale è avvenuto su iOS nell’ottobre 2015, mentre la versione PC, comprensiva di tutti e cinque i capitoli, è arrivata nell’agosto 2019.
Vesti i panni di un agente segreto incaricato di infiltrarsi nel rifugio di una spia nemica per sabotarne i piani. Non c’è azione, non ci sono inseguimenti, e tutto si risolve nell’attenzione al dettaglio. L’immaginario attinge a piene mani al cinema di spionaggio degli anni Sessanta, con un’impronta estetica che richiama le atmosfere dei film di James Bond dell’epoca. Il gioco è simile a Monument Valley per la pulizia geometrica delle superfici. Tuttavia, qui l’esperienza è più incentrata sulla ricerca minuziosa degli oggetti che sull’illusione prospettica.
Il titolo è normalmente in vendita a 16,79€ e, per una settimana a partire da oggi, potrai riscattarlo gratuitamente sull’Epic Games Store e aggiungerlo per sempre alla tua libreria. Insieme a Agent A: A Puzzle in Disguise, sempre a partire da oggi, Epic Games regala anche Bad Cheese, un gioco horror psicologico in cui interpreti un topolino che, mentre la madre è assente, deve compiacere un padre disfunzionale per sopravvivere a un weekend carico di tensione.
Una spia da fermare, un rifugio da smontare
Sei Agent A, sulle tracce di Ruby La Rouge, avversaria dal fascino affilato e dalla lingua ancora più tagliente, con l’incarico di mandare all’aria le sue operazioni. Da quel momento ogni stanza che attraversi è un ostacolo, e la narrazione procede per capitoli che si aprono man mano che superi le serrature, i meccanismi e i doppi fondi.
La scrittura gioca volutamente con i cliché del genere, costruendo un intreccio che alterna sospetto, tradimenti e rivelazioni a cadenza regolare. Ruby è il vero perno del racconto, presenza costante che ti punzecchia con battute sarcastiche e commenti beffardi, e la sua verve regge l’intera impalcatura narrativa. Va detto che la vicenda resta piuttosto prevedibile, perché i suoi sviluppi seguono binari già percorsi da decine di film e romanzi. Chi apprezza il gusto citazionista e un’antagonista ben caratterizzata e interpretata avrà un accompagnamento piacevole, mai invadente e sempre funzionale al ritmo degli enigmi.

Osservare, raccogliere, incastrare
Il cuore di Agent A vive in un ciclo rodato da decenni di avventure grafiche. Esplori ambienti statici inquadrati come piccoli palchi, esamini ogni superficie in cerca di indizi, raccogli oggetti e li combini per aprire la strada successiva. Gli enigmi sono quasi tutti ambientali e si risolvono dentro la logica dello spazio che stai visitando, tra casseforti, pannelli nascosti e congegni da ricostruire.

La progressione è scandita in cinque capitoli, ognuno con una propria identità di ambienti e una difficoltà crescente, e la durata complessiva si attesta tra le quattro e le sette ore. Di conseguenza, la soddisfazione nasce dal momento in cui un dettaglio apparentemente insignificante si rivela la chiave di un blocco che ti aveva fermato a lungo. A questo si aggiunge un sistema di aiuti che interviene con suggerimenti graduali, pensato per evitare che la frustrazione interrompa l’esperienza.
Geometrie pulite e un jazz da spionaggio
Sul piano visivo Agent A punta su un’estetica a basso numero di poligoni, fatta di superfici piatte, linee nette e volumi essenziali. Il comparto artistico costruisce interni dal gusto retrò elegantissimo, tra arredi modernisti, moquette geometriche e cromie sature che richiamano le copertine dei dischi di quel periodo. La palette cromatica, dominata da arancioni, verdi acqua e rossi profondi, è il marchio di riconoscimento più evidente dell’opera.

Alcune illustrazioni dei personaggi tradiscono l’origine mobile del progetto, apparendo sfocate e poco definite rispetto alla nitidezza degli ambienti. Evidentemente, la conversione per computer non ha ricevuto la cura che avrebbe meritato, e il risultato lascia la sensazione di un adattamento più che di un’edizione concepita per questa piattaforma.
Il comparto sonoro è probabilmente l’aspetto più riuscito. Le musiche, di impronta jazz e dal passo leggero ma teso, catturano perfettamente l’ironia delle pellicole di quel filone. Il doppiaggio merita una menzione, perché l’interpretazione di Ruby regge gran parte del carisma del gioco con il giusto tono beffardo. L’unico neo riguarda la brevità dei brani, che si ripetono spesso.
Un’avventura di stile più che di sostanza
Agent A: A Puzzle in Disguise è un’avventura punta e clicca capace di trasformare un impianto tradizionale in un’esperienza dal fascino particolare. La sua forza sta nella direzione artistica, nella colonna sonora e in un’antagonista scritta e recitata con brio.

Non è un titolo per chi cerca enigmi complessi o una trama sorprendente. Lo consiglio a chi ama le avventure grafiche leggere e le escape room, a chi apprezza l’immaginario spionistico d’epoca, a chi vuole un’esperienza breve e curata da completare in qualche serata. Un lavoro che si fa ricordare per il gusto con cui mette in scena il proprio immaginario. Per l’eleganza del suo stile e la piacevolezza del suo ritmo, merita un giudizio positivo ma non entusiasta, ovvero 73/100.













