Sorry We’re Closed [PEGI 18] è un horror di sopravvivenza in prima persona contro dei demoni spietati, dove contano i rapporti che costruisci con le persone intorno a te. A firmarlo è lo studio britannico à la mode Games, al suo primo lavoro, mentre la pubblicazione è affidata ad Akupara Games. Il debutto è avvenuto su PC nel novembre 2024, seguito nei mesi successivi dalle edizioni per PlayStation 5 e Nintendo Switch.
Il riconoscimento più rilevante è arrivato dagli Indie Game Awards 2025, dove l’opera ha conquistato il premio per il miglior debutto. L’assegnazione del premio è arrivata in un secondo momento, dopo la squalifica di Clair Obscur: Expedition 33 per questioni legate all’uso dell’intelligenza artificiale. Al di là della circostanza, resta una vittoria meritata, perché la personalità di questo lavoro è fuori discussione. L’impianto guarda al survival horror degli anni Novanta, con telecamere fisse e oggetti da combinare, ma lo contamina con una sensibilità contemporanea e con un’estetica volutamente ruvida e a bassa definizione, cercata di proposito.
Il titolo è normalmente in vendita a 22,39€ e per una settimana, a partire da oggi, potrai riscattarlo gratuitamente sull’Epic Games Store e aggiungerlo per sempre alla tua libreria.

Una maledizione, un quartiere, una scelta
La trama ti mette nei panni di Michelle, commessa in un negozio di un quartiere londinese, la cui vita viene stravolta da un incontro soprannaturale. Un demone noto come la Duchessa le impone una maledizione dai termini spietati, ovvero innamorarsi entro tre giorni oppure vedersi strappare il cuore. Da quel momento ogni giornata diventa una corsa contro il tempo, sospesa tra la normalità delle strade e l’orrore che vi si annida dietro. A tal proposito, la scrittura è il vero punto di forza del gioco. I personaggi che popolano il vicinato hanno motivazioni proprie, alcuni disposti ad aiutarti e altri schierati con la Duchessa, e ognuno porta con sé una storia che merita di essere ascoltata. Il racconto affronta amore, perdita e desiderio con una delicatezza che stupisce in un gioco dell’orrore, e il tono alterna tenerezza e inquietudine senza stonature. I finali multipli, legati a come coltivi i rapporti, danno peso alle tue conversazioni.

Primo piano, terzo occhio, colpo al cuore
Il fulcro di Sorry We’re Closed vive in una doppia prospettiva che il gioco alterna di continuo. Nell’esplorazione ti muovi in prima persona attraverso ambienti ripresi da telecamere fisse, nella tradizione del genere, raccogliendo oggetti e combinandoli per superare gli ostacoli. Gli enigmi sono tra gli aspetti più riusciti, costruiti con una logica solida e mai gratuitamente ostici.

L’elemento distintivo è il terzo occhio, una visione alternativa che attivi per entrare in combattimento e che trasforma la scena in una dimensione parallela. In quella modalità vedi i punti deboli dei nemici e devi colpire i loro cuori esposti, in un sistema di mira che ricorda certi sparatutto d’azione. Di conseguenza, ogni scontro richiede di passare rapidamente dall’osservazione all’azione, e la gestione delle munizioni resta centrale. A questo si aggiunge un sistema di punteggio che premia l’efficienza negli scontri. L’impianto, tuttavia, presenta alcune asperità, come l’assenza di una mappa, particolarmente penalizzante nei livelli più labirintici e affollati di nemici.

Un neon semplice e una colonna sonora inquieta
Il comparto artistico adotta un’estetica a basso numero di poligoni che evoca le console di fine anni Novanta, con texture grezze e modelli spigolosi, ma la rilegge attraverso una palette cromatica accesa e irreale, dominata da tonalità di rosa elettrico, viola intenso e verde acido. Ne nasce un contrasto affascinante tra la nostalgia tecnica e uno sguardo del tutto attuale. Gli ambienti del quartiere, tra negozi illuminati al neon, vicoli stretti e appartamenti vissuti, trasmettono una quotidianità che rende più efficace lo scivolamento nell’incubo. Il passaggio al terzo occhio è accompagnato da una trasfigurazione immediata della scena, e questo espediente visivo funziona come il principale motore dell’inquietudine.

Il comparto sonoro accompagna tutto con musiche che mescolano sonorità elettroniche e atmosfere sospese, capaci di passare dalla malinconia alla tensione in pochi istanti. Gli effetti audio, dai passi nei corridoi ai versi delle creature, sono curati e contribuiscono a definire lo spazio.
Un esordio che vale il premio

Sorry We’re Closed è un esordio di maturità, capace di piegare l’horror al servizio di un racconto intimo e sincero. La sua forza sta nella scrittura dei personaggi, nella doppia prospettiva che alterna esplorazione e scontri e in una direzione artistica che non somiglia a nient’altro. Consigliato a chi ama il survival horror classico e la narrazione per personaggi, a chi apprezza le estetiche retrò usate con intelligenza e a chi vuole una storia che parli d’amore. Resta una delle opere prime più riconoscibili degli ultimi anni, grazie a una personalità artistica difficilmente confondibile.













