Sker Ritual è uno sparatutto in prima persona a ondate (PEGI 18), pensato per il gioco cooperativo e innestato su un immaginario horror. A firmarlo è lo studio gallese Wales Interactive, già autore dell’avventura stealth Maid of Sker, e la pubblicazione porta la firma di Skybound Games. Dopo un accesso anticipato avviato nell’ottobre 2022, la versione definitiva è arrivata nell’aprile 2024 su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X e S.
L’idea alla base compie un salto di genere che ha fatto discutere, perché il predecessore era un horror in solitaria basato sull’ascolto e sulla fuga, mentre qui si combatte a viso aperto contro orde di creature. La formula di riferimento si riconosce al primo sguardo, ovvero la modalità a ondate inaugurata da Call of Duty: Zombies, con mappe chiuse, porte da sbloccare e difficoltà progressiva. Puoi affrontare le partite da solo oppure in gruppo fino a quattro giocatori, e un sistema di potenziamenti soprannaturali prova a dare personalità all’insieme. È un titolo che punta sulla frenesia e sulla ripetizione, più che sulla paura vera.
Il gioco è normalmente in vendita a 22,95 € e per una settimana, a partire da oggi, potrai riscattarlo gratuitamente sull’Epic Games Store e aggiungerlo per sempre alla tua libreria. Insieme a Sker Ritual, sempre a partire da oggi, Epic Games regala anche home, un avventuroso horror psicologico in pixel art in cui la trama e la risoluzione di un misterioso omicidio cambiano radicalmente in base alle scelte e alle interpretazioni del giocatore. Tutto in tema pre-Halloween!
Sker Ritual: il seguito del finale più cupo
La trama si innesta direttamente sull’epilogo più cupo di Maid of Sker, quello in cui ogni tentativo di arginare la minaccia fallisce. Il risultato è un mondo in cui l’esperimento è sfuggito a ogni controllo, le creature note come Quiet Ones si sono moltiplicate e ciò che restava di una comunità costiera gallese è diventato terreno di caccia. Non serve avere giocato l’episodio originale per orientarsi, perché il contesto viene ricostruito in poche battute essenziali.

L’originale costruiva la propria identità sul folklore gallese, sulle leggende locali e su un senso del luogo molto specifico. Questo seguito, al contrario, arretra verso una premessa più generica, incentrata su esperimenti e mostruosità da laboratorio. Qualche traccia della tradizione originaria sopravvive nelle creature celtiche e nei riferimenti sparsi, ma l’impianto resta un pretesto per giustificare gli scontri. Chi arriva dal primo capitolo in cerca di quell’atmosfera avvertirà un netto impoverimento.
Sparare, sbloccare, sopravvivere all’ondata
Il cuore di Sker Ritual vive in un ciclo che chiunque conosca il genere riconoscerà subito. Affronti ondate sempre più numerose, accumuli valuta abbattendo i nemici e la spendi per aprire nuove zone della mappa o ottenere armi migliori; poi ricominci con un’ondata più difficile.

Gli elementi distintivi sono i miracoli, poteri soprannaturali che affiancano i classici vantaggi passivi e che permettono di caricare le armi con proprietà elementali derivate dalle creature celtiche, tra fuoco, ghiaccio, acqua e terra. Di conseguenza, puoi costruire un approccio personale a seconda di ciò che trovi e di ciò che decidi di sbloccare. A questo si aggiungono le mappe, ciascuna con un tema riconoscibile e meccaniche proprie, e una serie di segreti da completare passo dopo passo, nella tradizione delle cacce nascoste tipiche di questo filone.

La struttura, tuttavia, mostra qualche crepa difficile da ignorare. La prima è la ripetitività, perché oltre il ciclo di base la varietà si esaurisce prima del previsto. La seconda è la semplicità del combattimento. La terza riguarda la tenuta tecnica in cooperativa, dove il contatore FPS scende al crescere di giocatori e degli effetti. Tuttavia, se ami il genere e hai un gruppo pronto con cui giocarci, troverai di che divertirti.
Cieli plumbei e un boato sonoro
Sul piano visivo Sker Ritual non è affatto male; costruisce con qualità ambientazioni costiere battute dal vento, laboratori sotterranei e rovine avvolte nella nebbia, e la palette cromatica, dominata da grigi plumbei e verdi marcescenti, trasmette con efficacia un senso di abbandono. Il design dei nemici è l’aspetto più riuscito, con creature grottesche e variegate.

Il comparto sonoro si fa notare anch’esso. Gli effetti delle armi hanno un impatto corposo, i versi delle creature arrivano da ogni direzione e contribuiscono alla tensione, e le musiche alzano il passo nei momenti più concitati. Il doppiaggio è funzionale, e qualche dialogo si ripete fino a stancare.
Sker Ritual: un salto di genere riuscito a metà
Sker Ritual è un gioco riuscito nelle intenzioni ma incerto nell’esecuzione, capace di funzionare in compagnia e di sgonfiarsi quasi subito in solitaria. La sua forza sta nella varietà dei nemici, nel design delle mappe e in un sistema di miracoli che aggiunge un pizzico di identità alla formula. È un gioco che consiglio a chi ama questo tipo di sparatutto e ha tre amici con cui organizzarsi, a chi cerca partite concitate senza troppe pretese.














