Il 29 luglio 2026 la borsa di Seul (Kospi) ha interrotto le contrattazioni per la seconda seduta consecutiva, una cosa che nella storia del Kospi non era mai successa. L’indice aveva aperto in rialzo dell’1,09% a 6.089 punti, poi ha invertito la rotta e verso l’ora di pranzo scivolava sotto quota 5.400, con una perdita intraday del 10,82%. Poco prima delle undici è scattato il sidecar che congela gli ordini automatici, poi verso mezzogiorno e mezzo il circuit breaker che ferma tutto per venti minuti.
Il giorno prima era andata anche peggio. Il 28 luglio il Kospi aveva chiuso a 6.023,66 punti, in calo di 732 punti pari al 10,84%, la seconda peggiore giornata di sempre in termini assoluti. Il Kosdaq, l’indice tecnologico, ha replicato lo schema con perdite vicine al 9,5%.
I due titoli al centro del terremoto sono sempre gli stessi. Samsung Electronics ha perso il 13,4% il primo giorno e quasi il 10% il secondo, scendendo sotto la soglia psicologica dei 200.000 won. SK hynix ha lasciato sul terreno il 14,7% e poi il 15,8%. Nel complesso il mese di luglio si chiude con un arretramento del 29%, il peggiore dal 1990.
SK hynix, utile record e delusione totale
La miccia è stata accesa dai conti trimestrali di SK hynix, pubblicati prima dell’apertura del 29 luglio. Sulla carta sono numeri da capogiro: ricavi per 79,32 trilioni di won, utile operativo a 60,54 trilioni con una crescita del 557% su base annua, utile netto a 93,92 trilioni. Parliamo di circa 41 miliardi di dollari di utile operativo in tre mesi.
Il mercato però guardava ancora più in alto. Si stimava un utile operativo di 64 trilioni di won, quindi il risultato effettivo lo manca del 5,9%, mentre i ricavi restano indietro del 5,4%. Quando un titolo è salito per mesi scontando l’accelerazione perfetta, un errore del sei per cento basta a far saltare il banco, perché il prezzo incorporava già la sorpresa positiva.
SK hynix ha puntato quasi tutto sulla HBM, la memoria ad altissima banda che alimenta gli acceleratori per l’intelligenza artificiale. In questo ciclo, tuttavia, i rincari più violenti si sono verificati sulla DRAM commodity e sulla NAND, non sull’HBM, che viaggia su contratti pluriennali a prezzo fisso. Di conseguenza l’azienda non ha potuto trasferire il rialzo nel prezzo medio di vendita, restando esposta a costi crescenti senza il beneficio del listino. In pratica ha vinto la scommessa industriale e perso quella finanziaria.
Il fantasma del peak-out arriva prima del previsto
Nel linguaggio degli analisti coreani circola da settimane l’espressione peak-out, cioè il sospetto che il picco del ciclo dei semiconduttori per l’AI sia già alle spalle.
La trimestrale di SK hynix ha dato sostanza a questo sospetto. Se persino l’azienda più esposta all’AI non riesce a battere le stime in un trimestre da record assoluto, il mercato inizia a chiedersi quanto margine di sorpresa positiva resti. A tal proposito conta anche il calendario degli investimenti: gran parte della spesa dei grandi operatori cloud è già stata annunciata e prezzata, per cui ogni segnale di prudenza pesa il doppio.
D’altro canto l’azienda respinge la lettura pessimista. Nella call con gli analisti la direzione ha confermato l’avvio della produzione di massa della HBM4 nel secondo trimestre, con volumi in salita nella seconda metà dell’anno, e ha anticipato l’integrazione di un elemento di raffreddamento dentro lo stack HBM5.
CXMT rompe l’oligopolio delle memorie
Il secondo innesco arriva da Pechino. Il 27 luglio la cinese Changxin Memory Technologies, nota come CXMT, ha debuttato sul mercato azionario di Shanghai con un rialzo del 472% rispetto al prezzo di collocamento, passando da 8,66 a 49,50 yuan. La capitalizzazione ha toccato 3.310 miliardi di yuan, cifra che la colloca al vertice assoluto del listino A-share.
Il punto non è la quotazione in sé, ma ciò che segnala. Per vent’anni la DRAM è stata un oligopolio a tre teste, con Samsung intorno al 38% dei ricavi, SK hynix al 29% e Micron al 22%. CXMT è già quarta con l’8% e ora ha accesso al capitale pubblico per finanziare l’espansione della capacità produttiva.
Curiosamente i prezzi cinesi non sono affatto stracciati. Un modulo server DDR5 da 64 GB basato su chip CXMT ha un prezzo di 18.999 yuan contro i 18.595 yuan del corrispettivo Samsung, quindi il 2,2% in più. La ragione è che produrre le stesse memorie costa a CXMT oltre il 30% in più. Tuttavia il mercato guarda avanti: quando quel divario di costo si assottiglierà, la disciplina di prezzo che ha reso il ciclo così redditizio verrà meno.
Un indice ostaggio di due sole azioni
C’è poi una fragilità strutturale che amplifica ogni scossone. Il Kospi era quasi raddoppiato da inizio anno, con un progresso intorno al 90% che ne aveva fatto il listino migliore al mondo nel 2026. Quel rialzo però è stato costruito su una base strettissima, dato che Samsung ed SK hynix insieme hanno superato il 50% del peso dell’indice.
Un indice in cui due titoli valgono metà della capitalizzazione non è più un indice diversificato, è una scommessa settoriale. La volatilità dei rendimenti aveva già superato il 60% il 20 luglio, un livello da mercato in tensione. Non stupisce che gli investitori stranieri abbiano venduto circa 108 miliardi di dollari di azioni coreane nel corso dell’anno, non tanto per sfiducia quanto per ridurre una concentrazione di portafoglio diventata ingestibile.
Cosa guardare adesso
Prima di leggere il crollo come la fine del ciclo dell’AI, restano almeno tre elementi da tenere d’occhio nelle prossime settimane. Il primo è il prezzo spot della DRAM, che dirà se il rallentamento è già in corso o se resta soltanto un timore. Il secondo è la capacità produttiva effettiva che CXMT metterà in linea con i soldi della quotazione, perché la quota di mercato dichiarata conta meno dei wafer che escono davvero dalle fabbriche. Il terzo è il capex annunciato dai grandi operatori cloud nelle trimestrali di agosto, la variabile che regge tutta la catena.













