Da oggi, 4 giugno 2026, i computer dei 720 deputati del Parlamento Europeo, insieme a quelli di migliaia di assistenti e funzionari amministrativi, non cercano più su Google per impostazione predefinita. Al suo posto c’è Qwant, motore di ricerca francese fondato nel 2011. La decisione è stata comunicata internamente tramite una mail inviata ai parlamentari. Rappresenta una misura coerente con l’impegno del Parlamento verso la sovranità digitale e la protezione dei dati personali.
La scelta si inserisce in un contesto politico ampio, nel quale le istituzioni europee stanno cercando di ridurre la dipendenza strutturale dai grandi operatori tecnologici statunitensi. Google detiene una quota di mercato di circa il 90% in Europa nel settore della ricerca online. Questo dato rende evidente quanto questo cambiamento abbia una portata soprattutto simbolica, oltre che pratica.
Tuttavia, va precisato che il passaggio a Qwant non è obbligatorio. I parlamentari rimangono liberi di ripristinare Google o qualsiasi altro motore come preferito. Il cambiamento riguarda solo il default, non le scelte personali di chi lavora all’interno del Parlamento.
Qwant: cosa c’è davvero dietro al motore “europeo”
Qwant si distingue dal panorama dei motori di ricerca mainstream per un approccio esplicito alla privacy. Non utilizza cookie di terze parti, non traccia il comportamento di chi effettua ricerche e non rivende dati personali a inserzionisti.

Le pubblicità esistono, ma compaiono in posizione laterale rispetto ai risultati e con una chiara etichettatura. L’esperienza di ricerca risulta più ordinata e priva delle risposte generate dall’intelligenza artificiale che compaiono ormai di default su Google.
Tuttavia, c’è un elemento che vale la pena conoscere prima di considerarlo una soluzione completamente indipendente. Per anni, Qwant ha attinto in parte all’indice di Microsoft Bing per alimentare i propri risultati. Da questo punto di vista, la scelta del Parlamento non elimina del tutto la dipendenza da un colosso americano, ma la sposta. L’intenzione dichiarata è ridurre progressivamente il ricorso a Bing.
Dal 2024, però, Qwant sta sviluppando un proprio indice di ricerca chiamato Staan, in collaborazione con Ecosia, altro motore europeo noto per il suo modello di finanziamento della riforestazione. L’interfaccia è pulita, i risultati sono soddisfacenti per la maggior parte delle ricerche quotidiane. Tuttavia, mancano ancora alcune funzionalità avanzate, come i pannelli informativi che Google mostra per ristoranti, orari e contatti senza dover aprire siti esterni.
Sovranità digitale o gesto politico?
La sostituzione del motore di ricerca predefinito è tecnicamente una delle operazioni più semplici da implementare, e non a caso è la prima a essere concretizzata. Tutte le altre dipendenze più radicate restano al loro posto, a partire dalla suite Office di Microsoft, che rimane lo standard per la produttività interna. Come ha osservato qualcuno con una certa ironia, il Parlamento ora cerca con Qwant ma continua a lavorare con Word ed Excel.
Anche il timing è tutt’altro che casuale. Il cambio è stato annunciato il giorno prima che la Commissione Europea presentasse un pacchetto di misure legislative nell’ambito del programma “Buy and Use European”, che include proposte su chip, cloud computing e intelligenza artificiale. Il messaggio politico è chiaro, anche se la strada verso una vera autonomia tecnologica europea è ancora lunga.
Qwant, un segnale debole, ma in una direzione precisa
Cambiare il motore di ricerca predefinito su qualche migliaio di computer istituzionali non ridisegna i rapporti di forza nel mercato digitale globale.
Tuttavia, le istituzioni europee hanno una capacità normativa e una forza di orientamento del mercato che nessuna azienda privata possiede. Le scelte che fanno internamente mandano segnali a governi, enti pubblici e aziende in tutta Europa. Se questa preferenza per Qwant si trasformasse in una tendenza più ampia, i numeri cambierebbero rapidamente.
Il punto più interessante, però, è un altro. La questione della sovranità digitale non riguarda solo le istituzioni. Ogni volta che si usa un motore di ricerca, un servizio cloud o un’applicazione, si sceglie implicitamente a chi affidare i propri dati e da quale infrastruttura dipendere. Strumenti come Qwant esistono, funzionano e offrono un’alternativa valida. Anche i loro limiti attuali sono destinati a ridursi man mano che l’indice Staan matura.













