Chi modifica e ritocca fotografie al computer si trova davanti a un problema che non riguarda la qualità degli strumenti, ma il modo in cui vengono venduti. Topaz Labs, l’azienda dietro alcuni dei programmi più usati per ridurre il rumore e ingrandire le immagini, ha abbandonato la licenza perpetua per passare a un modello in abbonamento.
Open Photo AI è un progetto open source che prova a offrire le stesse funzioni di base (riduzione del rumore, messa a fuoco, ingrandimento e recupero dei volti) senza alcun canone e, soprattutto, senza spedire le tue foto su un server remoto. Tutta l’elaborazione avviene sul tuo computer, sfruttando la scheda video quando è presente.
Il programma è gratuito, gira su Windows, macOS e Linux, e si appoggia a modelli di intelligenza artificiale presi dal mondo open source e riadattati per funzionare in locale. Non è un prodotto maturo come le soluzioni commerciali, e l’autore stesso non lo nasconde, ma resta un’alternativa per chi vuole ritoccare le immagini mantenendo il controllo sui propri file e sulla spesa. In questa guida vedremo cosa fa, come installarlo passo passo e quali sono i suoi limiti, così da capire se valga la pena provarlo.
Cosa vuol dire elaborazione in locale
La differenza più importante rispetto a molti servizi di ritocco basati sull’AI è dove avviene il lavoro. Quando carichi una foto su un sito che la migliora in automatico, l’immagine viene inviata ai server di chi offre il servizio, elaborata lì e poi rimandata indietro.
Con Open Photo AI i modelli vengono scaricati una volta sola e poi eseguiti sul tuo hardware, quindi le immagini non lasciano mai il computer. Per chi lavora con foto di persone, documenti o materiale riservato, questa è una garanzia di riservatezza che nessun servizio online può offrire allo stesso modo.
Il programma utilizza ONNX Runtime, un motore pensato per far girare modelli di intelligenza artificiale in modo efficiente su hardware diverso. ONNX Runtime è lo strato intermedio che traduce le richieste del programma nel linguaggio che la tua scheda video o il tuo processore comprendono.
A seconda di ciò che hai a disposizione, l’app sceglie la strada più veloce. Su un PC Windows o Linux con scheda NVIDIA entrano in gioco CUDA e, in via opzionale, TensorRT, due tecnologie che permettono di sfruttare appieno la GPU. Sui Mac con chip Apple Silicon si usa invece CoreML. Se non hai una scheda video dedicata, i modelli girano comunque sul processore, ma più lentamente.

I modelli veri e propri non sono inclusi nel pacchetto di installazione. Sono ospitati su Hugging Face, la piattaforma di riferimento per l’AI open source, e vengono scaricati al primo utilizzo. Anche alcune librerie tecniche pesanti, come lo stesso ONNX Runtime e i componenti CUDA, vengono recuperate solo quando servono.
Il sistema di numerazione delle versioni segue il calendario invece dei classici numeri progressivi. La release di inizio maggio 2026, per esempio, si chiama 26.5.0, un dettaglio che aiuta a capire al volo quanto è recente la copia che hai in mano.
Una squadra di modelli con nomi di cittÃ
La scelta più riconoscibile del progetto è il modo in cui sono organizzati e battezzati i modelli. Ogni tipo di intervento (denoise, sharpening, ingrandimento e così via) può contare su più modelli, ciascuno identificato dal nome di una città .
Serve a distinguere varianti pensate per situazioni diverse, perché non esiste un singolo modello perfetto per ogni foto. Conoscere le differenze ti aiuta a scegliere lo strumento giusto invece di affidarti sempre al primo della lista. Per orientarti, ecco una mappa delle principali famiglie disponibili e dei casi in cui conviene usarle.
| Intervento | Modello | Quando conviene |
|---|---|---|
| Riduzione rumore | Stockholm | Veloce ed efficiente, buono quando conta la rapidità |
| Riduzione rumore | Gothenburg | Rumore da scatti in poca luce o ISO alti (smartphone o reflex) |
| Riduzione rumore | Malmö | Rimuove le scie di pioggia dalle foto in esterni |
| Ingrandimento | Tokyo | Upscale naturale, fedele all’originale, ma esigente con la GPU |
| Ingrandimento | Kyoto | Foto con rumore, sfocature o artefatti di compressione |
| Ingrandimento | Saitama | Disegni, fumetti e illustrazioni con linee nette |
| Recupero volti | Athens | Per mantenere l’identità della persona ritratta |
| Recupero volti | Santorini | Risultato più aggressivo e gradevole, ma può alterare i tratti |
| Messa a fuoco | Moscow | Sfocatura da fuoco sbagliato (sfondo o primo piano sfocati) |
| Messa a fuoco | Novgorod | Mosso da movimento del soggetto o della fotocamera |
| Luce | Paris | Scene buie, controluce, ombre o aree sovraesposte |
| Colore | Rio | Dominanti di colore innaturali da luci miste o artificiali |
Di fronte a un problema hai spesso due strade, un modello più veloce e leggero, adatto a chi ha hardware modesto o deve elaborare molte immagini, e uno più pesante che punta alla massima qualità .
Nel caso dei volti la scelta migliore è Athens, preserva l’identità di chi è ritratto anche su foto molto rovinate, mentre Santorini rischia di inventare e cambiare leggermente il viso. Lo stesso vale per l’ingrandimento, dove Tokyo resta fedele a ciò che c’è realmente nello scatto mentre altri modelli sono più disposti ad aggiungere dettaglio.
Installazione su Windows, macOS e Linux
Ci sono due modi per installare il programma. Il primo è il più semplice e prevede uno script che riconosce in automatico il sistema operativo e l’architettura del processore, scaricando la versione corretta. Apri il terminale e incolla il comando adatto alla tua piattaforma.
Su macOS e Linux.
curl -fsSL https://vegidio.github.io/open-photo-ai/install.sh | sh
Su Windows, aprendo PowerShell.
irm https://vegidio.github.io/open-photo-ai/install.ps1 | iex
Se preferisci non usare gli script, l’alternativa è andare nella sezione Releases del repository su GitHub e scaricare manualmente il pacchetto corrispondente al tuo sistema e all’architettura della macchina, ovvero amd64 per i comuni processori Intel e AMD, oppure arm64 per Apple Silicon e per alcuni dispositivi più recenti.
Su Windows e macOS, al primo avvio potresti incontrare un avviso che segnala l’app come “danneggiata” o “bloccata”. Non è un vero problema di sicurezza. Dipende dal fatto che lo sviluppatore non è iscritto ai programmi a pagamento di Microsoft e Apple, quindi il sistema operativo tratta con sospetto qualsiasi programma non firmato.
Per sbloccarlo, apri il terminale e usa il comando adatto, sostituendo il percorso con quello reale in cui hai installato l’app.
# Windows (PowerShell)
Unblock-File -Path <percorso-app>
# macOS
xattr -d com.apple.quarantine <percorso-app>
Su Linux serve un passaggio in più, perché l’interfaccia grafica si appoggia ad alcune librerie di sistema che potrebbero non essere già presenti. Installale con il comando della tua distribuzione.
# Debian/Ubuntu
sudo apt install libgtk-4-1 libwebkitgtk-6.0-4
# Fedora 40+
sudo dnf install gtk4 webkitgtk6.0
# Arch Linux
sudo pacman -S gtk4 webkitgtk-6.0
# openSUSE
sudo zypper install libgtk-4-1 libwebkitgtk-6_0-4
Un avvertimento utile riguarda la prima esecuzione. Come anticipato, modelli e librerie pesanti vengono scaricati al volo da GitHub, che impone però un limite alla velocità quando troppe persone scaricano gli stessi file.
Il flusso di lavoro, tra Autopilot e controllo manuale
Una volta superata la fase di installazione, l’uso quotidiano è pensato per essere alla portata di tutti. L’interfaccia grafica parte dal pulsante Browse images, con cui selezioni una o più foto da migliorare. Da qui il comportamento cambia a seconda di un interruttore chiamato Autopilot, posizionato in alto a destra, ed è proprio su questa scelta che si gioca buona parte dell’esperienza.

Con l’Autopilot attivo, il programma analizza ogni immagine e propone da solo gli interventi che ritiene opportuni. Riconosce per esempio se una foto è scura e suggerisce la correzione della luce, oppure individua la presenza di rumore e applica il denoise. È la modalità giusta se vuoi un risultato rapido senza ragionare su quale modello usare.
Se invece lo disattivi, prendi tu il controllo. Con il pulsante Add enhancement aggiungi manualmente i singoli interventi e scegli i modelli specifici, quelli con i nomi di città di cui abbiamo parlato. Questa seconda strada è più laboriosa ma indispensabile se l’automatismo sbaglia o se vuoi un effetto preciso, e personalmente la trovo il modo migliore per capire cosa fa ciascun modello.
Quando il risultato ti soddisfa, selezioni le immagini da salvare nella barra in basso, premi Export image, scegli cartella e formato e confermi.
Se hai una scheda NVIDIA e decidi di abilitare TensorRT quando l’app te lo propone, la primissima elaborazione sarà lenta. Questa tecnologia, prima di accelerare il lavoro, deve ottimizzare i modelli per il tuo hardware, un’operazione che richiede qualche minuto ma che va fatta una sola volta. Dalle elaborazioni successive in poi la velocità aumenta sensibilmente. Se preferisci evitare l’attesa iniziale, puoi semplicemente lasciare TensorRT disattivato dalle impostazioni.

Al momento, esiste solo l’interfaccia grafica. Una versione da riga di comando, utile per automatizzare il ritocco di intere cartelle, è indicata come in arrivo ma non ancora disponibile.
Pregi, difetti e a chi conviene
Messo alla prova, Open Photo AI va inquadrato per quello che è, ovvero un progetto portato avanti da una sola persona nel tempo libero e una tabella di marcia ancora lunga. Mancano ancora funzioni che molti darebbero per scontate, come il ritaglio e la rotazione all’interno del programma, la colorazione delle foto in bianco e nero o la rimozione di oggetti, tutte cose presenti nella roadmap ma non ancora pronte. Anche i modelli basati su diffusione, quelli che permettono i recuperi più spettacolari nei software commerciali, sono indicati come un traguardo ancora lontano.
Ci sono poi alcune ruvidità tecniche da conoscere in anticipo. Su processore puro, i modelli a mezza precisione non offrono il guadagno di velocità che ci si aspetterebbe, e sui Mac con chip Apple il programma per ora elabora a piena precisione, con un risultato ottimo in qualità ma a volte lento.
Sempre sui Mac, il modello di ingrandimento Tokyo non funziona con CoreML per un limite della tecnologia Apple, quindi conviene ripiegare su un’alternativa. Sono tutti problemi in attesa di correzione.
Se sei un fotografo professionista che lavora a ritmi serrati, oggi un software commerciale maturo resta più affidabile. Ma se sei un appassionato, uno studente o chiunque ritocchi foto saltuariamente, vale assolutamente la prova.
Non aspettarti la perfezione né la copertura totale delle funzioni di un software professionale. Aspettati invece uno strumento gratuito che fa bene alcune cose fondamentali, che migliora di mese in mese e che ti mette in mano il controllo completo sulle tue immagini. Provalo su qualche foto rumorosa o da ingrandire, gioca con la modalità manuale per capire le differenze tra i vari modelli e fatti un’idea precisa.













