Ventotto anni dopo il suo debutto su Nintendo 64, The Legend of Zelda: Ocarina of Time sta per tornare in una veste completamente rinnovata. Nintendo ha confermato che il remake arriverà in esclusiva su Switch 2 il 5 novembre 2026, appena due settimane prima dell’uscita di GTA 6. La scelta della data è tutt’altro che scontata: un periodo in cui molti publisher stanno spostando le proprie uscite proprio per evitare la concorrenza diretta di Rockstar.
L’annuncio è arrivato durante l’evento Direct dedicato al quarantesimo anniversario della serie Zelda. In questa occasione è stato mostrato il gioco in azione dopo mesi di teaser striminziti e speculazioni. Al di là della grafica, ovviamente il punto più discusso, il progetto introduce anche dialoghi aggiuntivi, doppiaggio nelle cutscene e un accompagnamento orchestrale. Tutti elementi che nel 1998 erano tecnicamente fuori portata.
Nintendo promette inoltre tempi di caricamento ridotti e un’esperienza più fluida, aspetti tutt’altro che secondari per un titolo che, per quanto amatissimo, porta con sé i limiti tecnici di un’epoca ormai lontana. Il tutto arriva in un momento particolarmente denso per l’ecosistema Switch 2, con la console che riceve pochi giorni prima, il 29 ottobre, un’edizione speciale a tema Zelda accompagnata da controller Pro e custodia a tema Triforce, sebbene il gioco stesso non sia incluso nella confezione.
Si tratta insomma di un lancio costruito con cura, che punta a consolidare l’hardware Nintendo proprio nel momento in cui l’attenzione del pubblico rischia di spostarsi da altre parti.
Ocarina of Time: grafica e sistema di gioco ripensato
Il punto più caldo del dibattito riguarda inevitabilmente lo stile visivo. Nintendo non ha optato per un semplice restyling delle texture, ma ha ricostruito Hyrule con materiali e illuminazione moderni, introducendo una telecamera libera e nuove possibilità di movimento per Link, che ora può saltare, tuffarsi e rotolare con una libertà impensabile sull’hardware originale.
Il risultato, come descritto dallo stesso Eiji Aonuma, vuole essere un’interpretazione fedele con tecnologie moderne. Tuttavia, questo equilibrio è più controverso del previsto. Da un lato ci sono ambientazioni definite quasi sorprendenti. Tra queste, ci sono la Foresta Kokiri, attraversata da fasci di luce che le restituiscono un’atmosfera fiabesca autentica, oppure il Villaggio Hyrule, che finalmente sembra una città viva e non solo un insieme di edifici.
Dall’altro lato, però, i modelli dei personaggi non convincono tutti. Gli occhi esageratamente grandi di Link stridono con il dettaglio quasi fotorealistico dei suoi vestiti. Inoltre, Ganondorf, in alcune inquadrature, mostra dita lisce e innaturali che contrastano con texture molto dettagliate in altre parti.
Sul fronte del gameplay, invece, le novità sembrano riscuotere un consenso più unanime. È il caso dell’ocarina cantata o suonata: chi gioca può intonare le melodie direttamente nel microfono della console e Link le riproduce fedelmente se già apprese.

Tra le altre novità c’è il movimento rinnovato, con salto e sprint su pulsante dedicato, cambio rapido di armi e oggetti, mira assistita dal motion control con fionda e arco; la telecamera libera, gestibile con lo stick destro, un’aggiunta che sembra scontata oggi ma che nel 1998 semplicemente non esisteva.
A supporto dell’esperienza arriva anche Zelda Notes, servizio integrato nell’app Nintendo Switch che offre statistiche di gioco, un’ocarina virtuale suonabile da smartphone e persino un quiz con oltre duemila domande, attraverso cui chi lo completa può ottenere piccole quantità di rubini in game.
Un equilibrio delicato tra nostalgia e innovazione
Valutare un remake come questo prima di averlo provato con mano resta un esercizio complicato, e onestamente sarebbe scorretto sbilanciarsi troppo in una direzione o nell’altra sulla sola base dei trailer.
La scelta di ricostruire l’intero impianto grafico, rivedere i controlli e aggiungere strati di narrazione che il 1998 non poteva permettersi racconta un investimento serio, non un semplice repack per fare cassa sul nome.
Allo stesso tempo, però, c’è anche chi storce il naso davanti a certi modelli dei personaggi. Quando un gioco deve competere non tanto con la sua versione originale, quanto con il ricordo idealizzato che ne hanno milioni di appassionati, ogni scelta stilistica diventa terreno di scontro.
Non è la prima volta che la saga di Zelda genera reazioni polarizzate attorno a una svolta artistica e col tempo quelle scelte spesso si sono rivelate più solide di quanto sembrasse a caldo. Che il remake di Ocarina of Time riesca a ripetere quella parabola dipenderà soprattutto da come tutti questi elementi, grafica, controlli e nuove funzionalità, si amalgameranno una volta messi nelle mani di chi lo giocherà a novembre.













