Il 26 agosto 2026 Nvidia ha chiuso il secondo trimestre dell’anno fiscale 2027 con ricavi per 96,2 miliardi di dollari, in crescita del 106% su base annua, e un utile netto GAAP di 59,7 miliardi. Ventiquattr’ore dopo The Information ha scritto che la stessa azienda ha accettato di pagare 12,9 miliardi per Hugging Face, il deposito pubblico dove vive quasi per intero il software dei modelli aperti di intelligenza artificiale.
Una precisazione va fatta subito, nessuna delle due aziende ha confermato nulla. Al momento parliamo di un accordo riportato da The Information, non di un comunicato ufficiale delle due aziende.
Se si chiude, è di gran lunga la più grande acquisizione nella storia di Nvidia. Il record precedente apparteneva a Mellanox, annunciata a 6,9 miliardi nel 2019, e la cifra vale quasi il doppio. Il tentativo su Arm, da 40 miliardi, era invece naufragato nel 2022 sotto il peso delle autorità antitrust.
Nvidia: perché pagare ottantasei volte i ricavi annuali di Hugging Face
Hugging Face nasce nel 2016 da tre fondatori francesi e ha oggi ricavi intorno ai 150 milioni di dollari l’anno, saliti dai 100 milioni di appena due mesi prima, con il fondatore Clément Delangue che dichiara l’azienda vicina al pareggio. Fatti i conti, Nvidia pagherebbe circa 86 volte il fatturato annuo.
La storia delle valutazioni rende il salto ancora più visibile. Il round di serie B del 2023 aveva fissato il valore a 4,5 miliardi con una raccolta di 235 milioni. Alla fine del 2025 la società aveva rifiutato un investimento da 500 milioni proprio di Nvidia, su una valutazione di 7 miliardi. In tre anni la cifra è quasi triplicata.
Nessuno spende dodici miliardi e mezzo per un conto economico del genere. Si spende per la posizione. E la posizione, in questo caso, è uno scaffale: fra gennaio e agosto del 2026 i repository pubblici dei modelli sull’Hub sono passati da 2,43 a 2,96 milioni, i dataset da 711 mila a un milione, gli Spaces da uno a 1,44 milioni.
Secondo i dati pubblicati dalla stessa azienda, l’85,6% dei modelli ha meno di duecento download in tutta la sua vita e l’1,5% dei repository raccoglie il 99,2% dei download totali. Il valore quindi non sta nella massa, sta nel fatto che quello è il posto predefinito dove un modello viene pubblicato e cercato.
Il pericolo per Nvidia non sono i chip degli altri, è la portabilità
La lettura più diffusa è che Nvidia si difenda dal silicio proprietario dei suoi clienti. È vero solo in parte. Google ha le TPU, Amazon ha Trainium, Meta ha MTIA, OpenAI sviluppa il proprio acceleratore con Broadcom, e ciascuno di questi progetti nasce per ridurre la dipendenza dalle schede di Santa Clara.
Il problema di Nvidia non è il transistor, è CUDA, cioè vent’anni di software che rende conveniente restare dove si è. Quel vantaggio si elimina il giorno in cui spostare un modello da un hardware a un altro costa un pomeriggio di lavoro invece di un trimestre.
Lo strato che rende possibile quello spostamento ha un nome preciso, e sono le librerie di Hugging Face. Transformers astrae il modello dal backend di calcolo, safetensors ne standardizza il formato dei pesi, le conversioni GGUF lo portano su hardware di consumo. In pratica Nvidia sta comprando lo strato che permette allo stesso modello di girare sull’hardware di chiunque, cioè la cosa che le toglie il vantaggio.
L’obiettivo, quasi certamente, non è chiuderlo. Chiuderlo distruggerebbe il motivo per cui vale quasi tredici miliardi. L’obiettivo è tenere la piattaforma aperta e fare in modo che la scelta più semplice, per chi la usa, resti Nvidia.
Chi ospita i pesi decide su quale hardware finiscono per girare
Il controllo di una piattaforma di distribuzione si esercita nei dettagli, non nei divieti. Sono i kernel ottimizzati che arrivano prima per un’architettura e mesi dopo per le altre, le quantizzazioni pubblicate come riferimento, il pulsante di deploy che propone una destinazione invece di un’altra. Milioni di sviluppatori seguono il percorso di minor resistenza, e chi disegna quel percorso decide molto più di chi scrive un comunicato.
I produttori di hardware, cioè Nvidia e AMD, sono ormai fra i principali editori di nuovi modelli aperti sulla piattaforma, perché un modello ottimizzato vende schede. L’acquisizione non farebbe che formalizzare una posizione già conquistata sul campo.
Inoltre c’è un vantaggio informativo. Vedere in tempo reale cosa viene scaricato, cosa viene derivato e quali architetture crescono significa leggere la domanda con mesi di anticipo rispetto al resto del mercato. Per chi pianifica una roadmap di silicio con tre anni di orizzonte, è materiale prezioso.
Il calcolo invenduto e un rientro nel cloud dalla porta di servizio
Nvidia aveva ridimensionato DGX Cloud per non pestare i piedi ai clienti che le comprano le schede. Hugging Face offre un’infrastruttura di inferenza già attiva, con una base di utenti che ci arriva da sola, e diventa un canale per collocare capacità di calcolo che altrimenti resterebbe ferma. Per Nvidia, è un ritorno nel business del cloud senza doverlo annunciare, quindi senza irritare i clienti che quel business lo fanno comprando le sue schede.
Con un utile netto trimestrale di 59,7 miliardi, Nvidia genera all’incirca 650 milioni di dollari al giorno, quindi l’intera operazione costa meno di venti giorni di profitto. Rispetto ai 99,4 miliardi fra liquidità e titoli negoziabili in bilancio, si tratta di poco meno del tredici per cento della cassa. D’altro canto è utile ricordare che questa non è una compravendita isolata. Il 16 agosto 2026, dieci giorni prima, Stripe aveva chiuso l’acquisizione di OpenRouter per oltre 7 miliardi. Lo strato infrastrutturale dell’intelligenza artificiale, quello che nessun utente finale vede, sta cambiando proprietario nel giro di poche settimane.
Neutralità, fork e antitrust, i tre modi in cui l’operazione può andare male
Il primo rischio è che la cosa comprata sia proprio l’imparzialità. Le librerie di Hugging Face funzionano su schede di marche diverse perché AMD, Intel, Qualcomm e Google ci mettono mano insieme a tutti gli altri. Con Nvidia come proprietaria, quegli stessi concorrenti hanno un motivo evidente per andarsene per conto loro e mantenere una copia separata del codice. A quel punto lo standard unico si spacca in tre.
Il secondo rischio è che quello che si compra possa alzarsi e andarsene. Mellanox erano brevetti e schede di rete, Arm era proprietà intellettuale, cioè prodotto che dopo la firma resta dov’è. Qui invece si paga la fiducia di una comunità di sviluppatori, che può ricostruire lo stesso servizio da un’altra parte e che storicamente lo fa in fretta, appena si sente in gabbia. Il terzo rischio è normativo. Negli Stati Uniti l’approvazione appare probabile, visto il fatturato minuscolo di Hugging Face. In Europa la questione è più politica che giuridica, perché Hugging Face è stata fondata da tre francesi e viene percepita come un pezzo di ecosistema continentale, anche se la società è nata a New York nel 2016 e lì ha la sede.
Il precedente favorevole esiste: nel 2018 Microsoft comprò GitHub per 7,5 miliardi fra le proteste della comunità, la neutralità della piattaforma fu sostanzialmente rispettata e il valore dell’asset è cresciuto.
Cosa guardare nelle prossime settimane
La prima cosa da verificare è banale ma decisiva, cioè se l’accordo viene firmato e annunciato oppure se resta un’indiscrezione destinata a spegnersi. Finché non c’è un comunicato congiunto, ogni analisi resta condizionale.
Il secondo segnale riguarda la governance delle librerie. Se transformers finisce sotto una fondazione indipendente o riceve garanzie scritte di multi-backend, la comunità resta. Se invece la manutenzione resta interna e le ottimizzazioni per architetture concorrenti iniziano ad arrivare in ritardo, il fork diventa questione di mesi. Il terzo è la reazione degli avversari. Un annuncio congiunto di AMD e Intel su un registro alternativo, o l’adozione di un formato di distribuzione neutrale, direbbe che il mercato non ha creduto alle rassicurazioni.













