Motorola è stata, nel 2024, il primo marchio a portare dentro la rete Google Find Hub un tracker con UWB (Ultra-Wideband, la radio a banda ultralarga che misura distanza e direzione con precisione centimetrica), colmando un vuoto che chi usa Android avvertiva da anni. Il Moto Tag 2 non cambia la ricetta del primo Moto Tag, la affina. Il disco resta identico, mentre cambiano la radio, che passa al Bluetooth 6.0 con Channel Sounding, la tenuta stagna, che sale da IP67 a IP68, e soprattutto l’autonomia dichiarata, che supera i 600 giorni contro i circa 365 della prima generazione. Invece di inseguire nuove funzioni, con questo nuovo modello Motorola lavora sull’ultimo metro della ricerca, quello in cui si sa che le chiavi sono in casa ma non dove, e sulla manutenzione, cioè su quante volte bisogna ricordarsi di cambiare la pila.
Il tag si rivolge a chi ha uno smartphone Android e cerca un’alternativa all’AirTag senza legarsi all’ecosistema Samsung, come accade con gli SmartTag. Tra i tracker certificati Find Hub resta l’unico, insieme al predecessore, a offrire la ricerca a banda ultralarga. Si colloca nella fascia dei tag di marca, ma la domanda vera riguarda il telefono che si ha in tasca, perché da quello dipende quanta parte della scheda tecnica si trasforma in esperienza d’uso.

Moto Tag 2: due radio per l’ultimo metro
UWB e Channel Sounding risolvono lo stesso problema con strumenti diversi. La banda ultralarga trasmette impulsi brevissimi su una porzione di spettro molto ampia, nell’ordine dei 500 MHz, e misura il tempo di volo del segnale tra tag e telefono. Poiché lo smartphone dispone di più antenne UWB, può calcolare anche l’angolo di arrivo e disegnare sullo schermo la freccia che indica la direzione. Ne deriva la classica schermata di ricerca di precisione, efficace entro una decina di metri.
Il Channel Sounding, introdotto con la specifica Bluetooth 6.0, segue un’altra strada. Telefono e tag si scambiano toni su decine di canali della banda a 2,4 GHz e confrontano la fase del segnale ricevuto su ciascuna frequenza. Questa tecnica è nota come phase-based ranging, ed è affiancata dalla misura del tempo di andata e ritorno. Incrociando molti canali, il sistema scarta gran parte dei riflessi prodotti da muri e mobili (il cosiddetto multipath). Per questo Motorola lo indica come la soluzione più adatta agli ambienti chiusi, mentre la banda ultralarga dà il meglio all’aperto, per esempio in un parcheggio.
Il limite riguarda la compatibilità. Il Channel Sounding si attiva solo con smartphone dotati di Bluetooth 6.0 o superiore e Android 16, e oggi il gruppo comprende di fatto la serie Pixel 10 e pochi altri modelli di fascia alta usciti di recente. La banda ultralarga, a sua volta, richiede un telefono con chip dedicato, presente sui Pixel Pro, sui Galaxy S Plus e Ultra e su alcuni Motorola di fascia alta. Con qualsiasi altro Android, dalla versione 9 in poi, il tag funziona come un normale tracker Bluetooth e la ricerca ravvicinata si limita all’indicazione di vicinanza e alla suoneria.
Prima dell’acquisto, quindi, conviene cercare nelle impostazioni del telefono la voce dedicata alla banda ultralarga. Se manca, buona parte del vantaggio rispetto a un tag più economico si riduce alla durata della pila e alla resistenza all’acqua.
Design e materiali

Il disco del Moto Tag 2 misura 31,9 x 31,9 x 8 mm e pesa 8,5 grammi, comunque meno di un AirTag o di uno SmartTag2. Le dimensioni identiche al predecessore hanno un vantaggio pratico, perché portachiavi, custodie e supporti adesivi già acquistati restano compatibili. Lo svantaggio è l’assenza di un foro per l’anello. Per agganciarlo alle chiavi serve un accessorio, e molti di quelli pensati per l’AirTag si adattano grazie alle misure analoghe.
La certificazione IP68 porta l’immersione dichiarata a 1,5 metri per 30 minuti. Nell’uso reale si ha un margine più ampio per un tag appeso a un borsone da spiaggia o finito in lavatrice dentro una tasca.
Il pulsante frontale ha due funzioni. Premuto, fa squillare lo smartphone abbinato anche in modalità silenziosa, mentre dall’app può diventare uno scatto remoto per la fotocamera. L’altoparlante da 77 dB a 10 cm è adeguato per trovare le chiavi sotto un cuscino, ma il suono si attenua parecchio dentro una borsa imbottita.
| Moto Tag | Moto Tag 2 | |
|---|---|---|
| Bluetooth | 5.4 | 6.0 con Channel Sounding |
| UWB | sì | sì |
| Autonomia dichiarata | circa un anno | oltre 600 giorni |
| Protezione | IP67 (1 m) | IP68 (1,5 m) |
| Peso | 7,5 g | 8,5 g |
Autonomia di 600 giorni del Moto Tag 2

Il dato di autonomia merita un calcolo. Una pila a bottone CR2032 di buona qualità offre circa 220-235 mAh, e 600 giorni corrispondono a 14.400 ore di funzionamento. Ne risulta un assorbimento medio di circa 15 microampere, contro i 25 circa che servivano al primo Moto Tag per arrivare a un anno. Con ogni probabilità il guadagno nasce dalla gestione più parca della radio, che trascorre quasi tutto il tempo a riposo e si sveglia solo per gli annunci periodici destinati alla rete.
La cifra, però, si basa su condizioni ideali. Il valore comunicato da Motorola è cresciuto nel corso dei mesi, dai 500 giorni indicati alla presentazione di gennaio ai 600 che compaiono oggi sulla scheda. Inoltre, ogni squillo dell’altoparlante richiede picchi di corrente molte volte superiori alla media, e il freddo abbassa la capacità utile delle pile al litio. Un tag lasciato in auto d’inverno o fatto suonare spesso si scaricherà prima.
Da notare che sulla prima generazione alcuni aggiornamenti firmware potevano esaurire una pila nuova in una sola sessione, un comportamento che sul nuovo modello non si è ripresentato.
La sostituzione della batteria è semplice. Il coperchio posteriore si apre ruotandolo, la prima volta con un po’ di forza. La pila CR2032 si trova in qualsiasi supermercato.

La rete Find Hub pesa più del tag
Lontano dal raggio del telefono, il Moto Tag 2 dipende interamente dalla rete Find Hub, che sfrutta i dispositivi Android nelle vicinanze per segnalarne la posizione con crittografia end-to-end. Qui l’hardware non può intervenire: il comportamento è identico a quello della prima generazione e di qualsiasi altro tag certificato Google.
La differenza rispetto alla rete Apple nasce da una scelta di progetto. Per impostazione predefinita, Find Hub registra una posizione solo se più telefoni Android rilevano il tag, una misura pensata per impedire che un tracker nascosto riveli l’indirizzo di casa di una persona seguita. In un aeroporto o in una stazione il vincolo non pesa, mentre in una strada di campagna o in un paese poco popolato può significare nessuna posizione aggiornata per ore. Esiste un’impostazione che estende la partecipazione anche alle zone a basso traffico, ma il punto è che devono attivarla gli altri, non tu.
Dove il nuovo modello migliora è nella fase finale. L’aggancio della ricerca direzionale richiede ora tra 2 e 5 secondi, contro i 5-10 della prima generazione. La consultazione dell’ultima posizione nota, invece, resta immediata come prima.
Sul fronte della privacy, il tag invia avvisi di tracciamento indesiderato se un dispositivo sconosciuto si muove insieme a te, e gli iPhone lo riconoscono come tracker estraneo. Non è però possibile abbinarlo o gestirlo da iOS, quindi in una famiglia con telefoni misti conviene orientarsi su un modello compatibile con entrambe le reti, rinunciando alla banda ultralarga.
Due anni in tasca con una pila a bottone
Motorola ha preso un prodotto già solido e ne ha corretto i punti che pesavano di più nella vita quotidiana: il tempo di aggancio della ricerca ravvicinata, la resistenza all’acqua e soprattutto la frequenza con cui bisogna occuparsene. Con una CR2032 che promette di arrivare a quasi due anni e una sostituzione che richiede pochi secondi, il tag diventa un oggetto da dimenticare nel senso migliore del termine. La doppia radio, inoltre, lo prepara agli smartphone dei prossimi anni, perché il Channel Sounding si diffonderà con il ricambio dei telefoni e il dispositivo acquistato oggi sarà già pronto a sfruttarlo.
Se hai uno smartphone Android con banda ultralarga, sempre più comune nella fascia alta, il Moto Tag 2 è oggi la proposta più completa per ritrovare chiavi, zaino e valigie nell’ecosistema Google. A un prezzo che su Amazon scende spesso sotto i 30 euro, il pacchetto da quattro ha senso per tutta la famiglia, mentre il singolo resta il modo più semplice per scoprire quanto tempo ti fa risparmiare ogni mattina.
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