Il modo in cui un prezzo aumenta può pesare quanto l’aumento stesso. Proprio oggi, l’Antitrust ha aperto un’istruttoria su Microsoft. L’oggetto è una presunta pratica commerciale scorretta legata al rincaro dell’abbonamento Microsoft 365. Nel mirino ci sono due società del gruppo: Microsoft Ireland Operations e Microsoft S.r.l.. In particolare, si indaga sul modo in cui chi sottoscrive il servizio è informato dell’integrazione degli strumenti di intelligenza artificiale Copilot e Designer all’interno della suite.
Il punto contestato non è la facoltà dell’azienda di chiedere di più per un prodotto ampliato. L’Antitrust contesta la trasparenza con cui la scelta è presentata. Secondo l’Autorità, le informazioni sarebbero arrivate in modo frammentato, senza chiarire a sufficienza cosa fosse stato aggiunto e a quale costo. Quindi, molti clienti si sarebbero ritrovati spostati per impostazione predefinita su un piano più caro, salvo esercitare il diritto di recesso. I nuovi prezzi saranno in vigore dal 1° luglio 2026.
Il tema è rilevante perché riguarda come l’IA è inserita nei software che usiamo ogni giorno e quanto margine reale resta a chi paga per dire di no.
Microsoft 365: quando il consenso passa dal silenzio
Il cuore della contestazione è rappresentato dall’architettura della scelta. Chi sottoscriveva Microsoft 365 si è trovato su un piano più costoso che includeva le funzioni di IA, un aggiornamento che per non essere accettato richiedeva prima di accorgersene e poi di rifiutarlo. È la logica dell’opt-out, in cui il silenzio dell’abbonato vale come consenso. Proprio su questo si concentra l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
I profili critici sono due.
- Il primo riguarda l’informazione. Comunicata in modo frammentario, non avrebbe messo chi paga nelle condizioni di valutare davvero cosa stava cambiando; quindi, di decidere con cognizione se rinnovare.
- Il secondo è più severo, perché la condotta potrebbe configurarsi come pratica aggressiva. Limitando indebitamente la libertà di scelta, andrebbe oltre la semplice carenza informativa.
Questa distinzione è molto importante. Quando un’integrazione poco trasparente si somma a un passaggio di piano automatico, una disputa sui prezzi si trasforma in una disputa sul consenso.
In Europa i regolatori guardano con crescente diffidenza ai rinnovi che scaricano su chi paga l’onere di dire di no. Se ti è capitato di vedere un abbonamento cambiare condizioni senza un’azione esplicita da parte tua, è esattamente lo schema che le autorità stanno iniziando a non tollerare più.
Dall’Australia agli Stati Uniti, il copione si ripete
Già lo scorso anno l’autorità australiana per i consumatori aveva portato Microsoft in tribunale, sostenendo che l’azienda non avesse spiegato con chiarezza agli abbonati 365 come rifiutare il pagamento per gli strumenti Copilot al momento del rinnovo.
Dietro c’è una dinamica commerciale ben documentata. Copilot è stato inserito in un prodotto dopo l’altro, anche quando i dati mostravano che solo una piccola parte dei clienti pagava effettivamente per usarlo. Nell’ultimo anno l’azienda ha lavorato per convertire in clienti paganti chi usava la versione gratuita di Copilot Chat. Includere l’IA in un piano predefinito più caro è uno dei modi più diretti per far salire quei numeri.
A rendere il quadro più delicato contribuisce anche l’attenzione della Federal Trade Commission statunitense. Si aggiunge poi il dettaglio curioso per cui, in alcuni passaggi, le stesse condizioni d’uso descrivono l’output di Copilot come destinato al solo intrattenimento. È una descrizione che stona accanto a un rincaro motivato proprio da quella funzione.
In pratica, bisogna controllare con attenzione le comunicazioni di rinnovo dei servizi che si usano. Tre verifiche bastano a evitare brutte sorprese.
- Controllare se il piano è cambiato rispetto a quello sottoscritto.
- Verificare se sono comparse funzioni non richieste, come gli strumenti di IA.
- Accertarsi che esista un’opzione per tornare alla versione precedente prima che l’addebito diventi effettivo.
L’Antitrust: per ora solo un’indagine
L’apertura di un’istruttoria non equivale a una condanna. È l’inizio di un esame approfondito, non un accertamento di colpevolezza. Da qui in avanti l’Autorità raccoglierà elementi e Microsoft potrà esporre le proprie ragioni, ma senza una scadenza precisa.
Procedimenti di questo tipo durano spesso mesi e possono concludersi in modi diversi: un impegno a modificare le modalità con cui le informazioni sono fornite, una soluzione concordata oppure, semplicemente, nessuna violazione riscontrata. Nel frattempo il rincaro resta e procede secondo i piani, a prescindere dall’esito.
Al di là del singolo caso, però, la posta in gioco è più ampia. Nessuno contesta a un’azienda il diritto di far pagare di più per qualcosa che offre di più. Tuttavia, le autorità iniziano a presidiare il modo in cui la scelta è proposta.
La trasparenza non è un dettaglio formale, ma la condizione che ti permette di decidere davvero. Bisogna abituarsi a leggere cosa cambia in un abbonamento prima di lasciarlo rinnovare in automatico.













