Meta ha presentato Muse, un agente IA personale pensato per eseguire compiti reali al posto di chi lo usa, non semplicemente per conversare.
La differenza rispetto ai chatbot a cui siamo abituati è sostanziale. Mentre un assistente conversazionale risponde a domande o offre suggerimenti, Muse agisce davvero al posto tuo: apre pagine, compila campi e porta avanti compiti senza bisogno di supervisione continua.
Le azioni che può svolgere in autonomia:
- aprire un browser e navigare tra i siti in modo indipendente;
- compilare moduli senza che tu debba inserire dati a mano;
- prenotare viaggi, dall’hotel ai biglietti;
- inviare email per conto tuo, dopo la tua approvazione;
- negoziare condizioni, ad esempio per abbassare una bolletta o vendere un’auto.
Il sistema si basa su Muse Spark, il modello più avanzato sviluppato finora da Meta per compiti agentivi. Funziona sia tramite un’app dedicata sia direttamente dentro WhatsApp, così da abbassare al minimo la curva di apprendimento.
Puoi assegnargli un compito ampio, come organizzare una festa o vendere un’auto. Muse costruisce un piano, coordina le risorse necessarie e continua a lavorarci anche dopo che hai chiuso l’app. Torna da te solo quando serve la tua approvazione o quando qualcosa cambia, un dettaglio che rende l’esperienza decisamente meno invasiva rispetto a un assistente che chiede conferma a ogni passaggio.
Per i pagamenti si appoggia a Link di Stripe, generando carte usa e getta che tengono nascosti i tuoi dati reali, con il supporto a Shop Pay e 1Password già annunciato per i prossimi mesi.
Sicurezza promessa e fiducia da guadagnare
Muse gira all’interno di una Muse Secure VM, una macchina virtuale dedicata che ospita sia l’agente sia i dati di chi lo utilizza, isolata dagli altri sistemi.
Su questa stessa macchina opera anche un secondo agente, chiamato Sentinel. Il compito specifico di Sentinel è di approvare o bloccare ogni comunicazione che Muse prova a inviare verso internet. Questa architettura a due livelli garantisce che nessuna azione sensibile, come l’invio di un’email o un acquisto, avvenga senza il tuo consenso esplicito.
Muse stesso non ha mai accesso diretto a password o metodi di pagamento, gestiti invece tramite uno storage separato e cifrato. Tu resti comunque il punto di controllo, perché puoi scegliere quali servizi collegare e con quale livello di permesso. In ogni momento puoi consultare un registro completo delle azioni compiute, revocare l’accesso a un servizio, oppure chiedere a Muse di dimenticare informazioni specifiche che ha memorizzato.

Entro fine anno arriverà anche Muse Confidential VM, una versione in cui l’intera macchina virtuale sarà cifrata con una chiave posseduta solo da chi la usa, così che nemmeno Meta possa accedervi.
Sulla carta si tratta di un impianto di sicurezza piuttosto solido. Resta però un sistema costruito e gestito da Meta.
Il vero ostacolo per Muse è la reputazione di Meta
Il progetto Muse arriva in un momento particolarmente delicato per Meta, appena uscita da un maxi accordo da 18 miliardi di dollari per chiudere una causa collettiva sui danni provocati dai social media. A questo si aggiunge una lunga serie di sanzioni precedenti legate alla privacy di chi usa i suoi servizi.
È un contesto che pesa, perché Muse chiede molto di più rispetto a un social network. Ha bisogno di accesso a email, calendario, conti bancari, app di salute e servizi di pagamento, ovvero l’infrastruttura più intima della vita digitale di una persona.
Le protezioni tecniche descritte da Meta, per quanto dettagliate, non cancellano un precedente fatto di episodi reali, dalle password conservate in chiaro alla vicenda Cambridge Analytica.
Meta sembra consapevole di questo problema di fiducia, tanto da aver progettato Muse anche per creare un legame più personale con chi lo usa. Puoi dargli un nome, scegliere un avatar e personalizzare il modo in cui comunica con te. Sembra voler colmare con la vicinanza emotiva ciò che manca in termini di credibilità istituzionale.
Muse è disponibile negli Stati Uniti su iOS, Android e muse.ai e a breve arriverà anche sugli occhiali AI. Inoltre, è gratuito per la maggior parte delle esigenze. Per chi, invece, vuole fare di più ci saranno piani in abbonamento.













