Marshall ha costruito buona parte della sua fama nel wireless con la serie Major, cuffie compatte con autonomie fuori scala e un suono di carattere. Tuttavia, questa serie è rimasta sempre priva di cancellazione attiva del rumore. Le Marshall Milton A.N.C. nascono proprio per colmare questa lacuna e si collocano a metà strada fra le Major V e le Monitor III, l’ammiraglia del marchio.
Il formato resta on-ear, con padiglioni che appoggiano sull’orecchio invece di circondarlo. Le cuffie sono dotate di un driver dinamico da 32 mm, sei microfoni per l’ANC adattiva, codec LDAC e Bluetooth 6.0. L’autonomia, invece, cala da oltre 100 ore delle Major V a 80 ore in cambio della cancellazione. Il peso sale a circa 200 grammi. Sono adatte ai pendolari di metro e treno, agli ascoltatori di rock, pop e hip hop che vogliono una cuffia da infilare in una borsa piccola e a chiunque tenga alla riparabilità, visto che la batteria è sostituibile.
Marshall Milton: design e materiali
Le cuffie Marshall Milton A.N.C. riprendono il linguaggio estetico di casa senza copiarlo. I padiglioni squadrati con gli angoli arrotondati ricordano le Major, mentre le finiture arrivano dalle Monitor III. Il logo e i comandi sono in ottone, i bracci in metallo verniciato a polvere, mentre le calotte sono rivestite in un materiale goffrato simile al Tolex degli amplificatori, che Marshall definisce autoriparante. In effetti i graffi superficiali più leggeri tendono a richiudersi da soli.

L’archetto in similpelle si regola in modo continuo; i cuscinetti in memory foam si staccano a mano e sono compatibili con quelli delle Major on-ear. Sulla bilancia la cuffia pesa 202 grammi, un valore contenuto. La pressione laterale è decisa, come in quasi tutte le cuffie sovraurali: se porti gli occhiali, dopo un’ora circa potresti sentire il bisogno di una pausa.
I padiglioni si ripiegano verso l’interno dell’archetto ma non ruotano di piatto. I comandi sono fisici. Una manopola joystick in ottone sul lato destro gestisce accensione, volume, riproduzione e tracce. Il tasto M, che si trova sul padiglione sinistro, è programmabile. Mancano una certificazione IP e il sensore di indossamento.
Driver da 32 mm, LDAC e porta USB-C che fa da scheda audio
In ogni padiglione delle Marshall Milton A.N.C. lavora un driver dinamico da 32 mm di nuova progettazione, accordato per una risposta in frequenza dichiarata fra 20 Hz e 40 kHz. Il limite superiore vale solo con il codec LDAC a 96 kHz, mentre con SBC, AAC e LC3 la banda si ferma a 20 kHz. L’impedenza è di 32 ohm e la sensibilità di 99,3 dB SPL, valori che spiegano perché in modalità analogica non è necessario alzare molto il volume della sorgente.
La connessione passa per il Bluetooth 6.0 con supporto a LE Audio, al multipoint su due dispositivi e alla ricezione dei flussi Auracast, ancora in fase beta. Manca invece aptX, un’assenza che su Android pesa poco grazie a LDAC ma che esclude le varianti Adaptive e Lossless. Marshall ha ottenuto i loghi Hi-Res Audio e Hi-Res Audio Wireless.
La porta USB-C è più interessante di quanto sembri. Collegata a un computer o a uno smartphone funziona come scheda audio digitale senza driver, con latenza non percepibile e cancellazione attiva; in questo caso la cuffia si alimenta dal cavo e intanto si ricarica. Con il cavo USB-C/jack 3,5 mm incluso lavora invece in analogico, ma deve restare accesa e consuma batteria. I sei microfoni servono sia alla cancellazione sia alle chiamate.
Qualità del suono delle Marshall Milton
Con il preset di fabbrica, chiamato semplicemente Marshall, la firma sonora a V è morbida. I bassi sono corposi e veloci, i medi centrali passano leggermente in secondo piano e la zona medio-alta in evidenza dà presenza a chitarre elettriche e voci. La gamma inferiore ha impatto sulla cassa e regge bene i sub-bassi di elettronica e trap senza invadere il resto della gamma. Le misure aggiungono una sfumatura, perché la distorsione resta bassa fino a 100 Hz e sale intorno ai 200 Hz, la zona che dà calore ai bassi elettrici e alle voci maschili, dove ai volumi alti il suono perde un po’ di pulizia.
La scena sonora delle Marshall Milton A.N.C. è stretta e piuttosto interna alla testa, come accade spesso con le sovraurali chiuse. Con LDAC e con il collegamento USB-C, il suono guadagna profondità e una coda dei bassi più controllata rispetto ad AAC, e le due modalità digitali risultano quasi identiche.
Ti conviene passare subito dall’equalizzatore a cinque bande: abbassare di un paio di dB la banda alta e rialzare appena i medi rende l’ascolto più equilibrato e meno faticoso. La funzione Soundstage allarga l’immagine con un effetto di spazialità regolabile, piacevole con la musica prodotta in studio ma poco adatto a podcast e audiolibri, dove le voci diventano distanti e riverberate.
Cancellazione adattiva in un formato che non sigilla
Il sistema si appoggia a sei microfoni che analizzano il rumore in tempo reale e ne regolano l’intensità, con quattro livelli selezionabili (alto, medio, basso e adattivo) più la modalità trasparenza. Il limite è strutturale. Un cuscinetto che appoggia sull’orecchio non garantisce il sigillo acustico di un cuscinetto circumaurale, quindi le Marshall Milton non raggiungono il silenzio delle over-ear di Sony, Bose o Apple.
Per una sovraurale, tuttavia, il risultato è fra i migliori in circolazione. Il rombo dei motori in aereo, il ronzio dei condizionatori e il brusio costante della metropolitana calano in modo netto, mentre voci e suoni acuti passano in parte. Inoltre, attivare l’ANC non altera la firma sonora.
Il vento resta il punto debole, perché i microfoni esterni lo captano e lo restituiscono come un soffio evidente. La trasparenza è intelligibile e abbastanza naturale sulle voci, ma introduce un leggero fruscio di fondo e smorza un po’ gli acuti.
L’app Marshall e il tasto M da programmare
L’app Marshall Bluetooth, per iOS e Android, raccoglie le regolazioni in poche schermate essenziali. Oltre al livello di cancellazione offre l’equalizzatore grafico con i preset Bass Boost, Mid Boost, Treble Boost e Mid Reduction e due slot personalizzati, anche se l’assenza di un indicatore dello zero e di un tasto di reset rende scomodo tornare alla curva piatta.
L’Adaptive Loudness corregge il bilanciamento tonale in base al livello d’ascolto e al rumore ambientale e rinforza i bassi negli ambienti rumorosi. La sezione Soundstage regola la dimensione della stanza virtuale e l’intensità dell’effetto da 10 a 100%, con risultati convincenti solo oltre metà corsa.

Il tasto M delle Marshall Milton si assegna a una sola funzione fra controllo del rumore, l’equalizzatore, Soundstage e l’assistente vocale, mentre il doppio clic avvia Spotify Tap. Non esiste un pulsante dedicato all’ANC, quindi la scelta più sensata è affidargli proprio il cambio di modalità. Completano il quadro il supporto ad Apple Dov’è e a Google Find Hub, la ricerca delle trasmissioni Auracast, lo spegnimento automatico regolabile fino a otto ore e le opzioni di tutela della batteria, che limitano la carica massima o rallentano la ricarica.
Marshall Milton: autonomia e ricarica
L’autonomia è di circa 50 ore con ANC attiva e di 80 ore senza, al 50% del volume, in linea con quanto promesso da Marshall. Nell’uso reale una settimana di tragitti casa-lavoro, con qualche ora di ascolto in ufficio, non basta a scaricarla: dopo otto giorni con la cancellazione quasi sempre accesa resta ancora un 10% di carica. La ricarica completa via USB-C richiede un paio d’ore, mentre 15 minuti in carica valgono nove ore e mezza di ascolto. Il caricatore non è incluso.
L’aspetto più originale è la batteria sostituibile. Sebbene l’intervento venga descritto come riservato all’assistenza, nella pratica basta rimuovere il cuscinetto sinistro, svitare quattro piccole viti e scollegare il connettore. Inoltre, Marshall vende batterie, cuscinetti e cavi come ricambi, e questo allunga la vita utile della cuffia.
Scheda tecnica delle Marshall Milton
| Caratteristica | Marshall Milton A.N.C. |
|---|---|
| Tipologia | Cuffia wireless on-ear chiusa, pieghevole |
| Driver | Dinamico da 32 mm |
| Risposta in frequenza | 20 Hz – 20 kHz (SBC, AAC, LC3), 20 Hz – 40 kHz (LDAC 96 kHz) |
| Impedenza | 32 ohm |
| Sensibilità | 99,3 dB SPL |
| Bluetooth | 6.0, LE Audio, Multipoint su due dispositivi |
| Codec | SBC, AAC, LC3, LDAC |
| Auracast | Sì, in ricezione (beta) |
| Cancellazione del rumore | ANC adattiva con quattro livelli, modalità trasparenza |
| Microfoni | 6 (ANC e chiamate) |
| Audio cablato | USB-C digitale, analogico tramite cavo USB-C/jack 3,5 mm |
| Certificazioni audio | Hi-Res Audio, Hi-Res Audio Wireless |
| Comandi | Manopola joystick in ottone, tasto M programmabile |
| Autonomia | Circa 50 ore con ANC, circa 80 ore senza ANC |
| Ricarica | Circa 2 ore completa; 15 minuti di ricarica garantiscono circa 9,5 ore di ascolto |
| Batteria | Sostituibile |
| Peso | Circa 200 g |
| Materiali | Similpelle, metallo verniciato, dettagli in ottone, memory foam |
| Resistenza ad acqua e polvere | Non certificata |
| App | Marshall Bluetooth (iOS, Android) |
| Funzioni smart | Soundstage, Adaptive Loudness, EQ a 5 bande, Spotify Tap, Apple Dov’è, Google Find Hub |
Marshall Milton: conclusioni
Le Marshall Milton portano nel formato sovraurale di Marshall un’efficace ANC, senza rinunciare alle qualità che hanno reso popolari le Major, cioè leggerezza, comandi fisici precisi e ingombro ridotto. A un prezzo competitivo offrono LDAC, Bluetooth 6.0 con LE Audio e Auracast, riproduzione digitale via USB-C e un’app completa. La firma sonora energica premia rock, pop, hip hop ed elettronica. Con pochi ritocchi all’equalizzatore, invece, il suono diventa più neutro e adatto anche agli ascolti lunghi.

Il motivo più solido per sceglierle, però, sta nella durata. Ottanta ore senza ANC e cinquanta con la cancellazione accesa coprono una settimana intera, e la batteria sostituibile permette di tenerle per anni invece di cambiarle al primo calo dell’accumulatore.
Se viaggi ogni giorno in metro o in treno, vuoi una cuffia che entri nella borsa del portatile e non hai voglia di pensare al caricatore, le Marshall Milton sono fra le proposte più consigliate. Chi apprezza lo stile Marshall ritrova anche una cura costruttiva all’altezza del nome.
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