Per la prima volta il Digital Independence Day fa tappa in Italia e sceglie il luogo più adatto. Sabato 14 novembre 2026 l’Auditorium A2 del NOI Techpark di Bolzano ospita una giornata intera, dalle 9:20 alle 16:20, all’interno dello SFSCON 2026. SFSCON sta per South Tyrol Free Software Conference. È la conferenza annuale altoatesina sul software libero e quest’anno ha come tema la sovranità digitale. È una delle conferenze europee sul software libero con più storia e nel 2025 ha superato i mille partecipanti. La partecipazione al SFSCON è gratuita e conta già oltre mille iscritti.
Al Digital Independence Day ci sono in programma sedici interventi e diciotto relatori, con nomi noti come FSFE, KDE e The Document Foundation accanto a realtà italiane più piccole ma molto attive. Il giorno prima, venerdì 13, il Linux Professional Institute mette a disposizione 110 esami di certificazione gratuiti, un’occasione rara per chi vuole dare un valore ufficiale alle proprie competenze. In mezzo trovano spazio NextRedOS, distribuzione Linux italiana basata su Debian e appena aggiornata, il progetto FUSS, che da vent’anni porta GNU/Linux nelle scuole dell’Alto Adige, e la neonata European Social Association, promotrice di piattaforme di social web aperto come Mastodon, Matrix e PeerTube.
Per chi passa ore al computer senza essere un esperto, il DI.DAY è un invito alla portata di tutti e Bolzano offre l’occasione di accoglierlo in compagnia di chi sviluppa e usa ogni giorno alternative alle grandi piattaforme.
Sabato 14 novembre al NOI Techpark, ora per ora
La giornata si svolge in via Alessandro Volta 13/A e l’ingresso è gratuito. Serve però la registrazione online alla conferenza sulla piattaforma Pretix (pretix.eu/noi-digital/sfscon26), seguita dal ritiro del badge all’arrivo. SFSCON dura due giorni, il 13 e il 14 novembre, e la ventiseiesima edizione ha già superato il migliaio di iscritti, quindi conviene non ridursi all’ultimo momento. La traccia sul Digital Independence Day occupa tutto il sabato ed è organizzata da Fedimedia Italia APS, la prima associazione italiana dedicata al Fediverso, insieme a SFSCON e al movimento internazionale DI.DAY. Conduce Luca Termite, mentre Filippo Della Bianca e Nino Gualdoni si occupano della moderazione.

Scorrendo il programma si capisce che è stato pensato per argomenti molto diversi. Questi sono alcuni degli interventi che, secondo me, varrebbe la pena di annotare.
| Orario | Relatore | Perché seguirlo |
|---|---|---|
| 10:20 | Elena Brescacin, Tangity Design (NTT DATA Italia) | accessibilità e standard aperti per le persone con disabilità |
| 11:20 | Paolo Dongilli, progetto FUSS | vent’anni di software libero nelle scuole |
| 12:40 | Andrea Guani, Fedimedia | come parlare a chi del software libero non sa nulla |
| 13:20 | Valentino Spataro, IusOnDemand | come scegliere un’intelligenza artificiale etica ed europea |
| 13:40 | Italo Vignoli, The Document Foundation | desktop e documenti liberi |
| 14:00 | Mirco Montinari, NextRed | la nuova NextRedOS basata su Debian |
| 14:20 | Fabio Pietrosanti, Hermes Center | l’indipendenza digitale degli enti pubblici italiani |
| 15:20 | Filippo Della Bianca, Fedimedia | spostare una comunità dai social commerciali al Fediverso |
| 15:40 | Björn Staschen, European Social Association | presentazione della nuova associazione e dibattito |
Gli orari possono cambiare: per gli aggiornamenti fa fede la pagina della traccia sul sito della conferenza. Molti interventi saranno in inglese. Se arrivi da lontano, valuta di fermarti anche venerdì, perché gli esami gratuiti si tengono proprio il 13.
Un servizio alla volta, la formula del DI.DAY
Il Digital Independence Day è nato a fine dicembre 2025 ad Amburgo, durante il 39° Chaos Communication Congress, il grande raduno annuale degli hacker europei. Lo hanno lanciato Save Social, il Chaos Computer Club e lo scrittore Marc-Uwe Kling, e la prima edizione si è tenuta il 4 gennaio 2026. Il meccanismo è che ogni prima domenica del mese gruppi locali, biblioteche, associazioni e hackerspace aprono le porte a chi vuole sostituire un servizio delle grandi piattaforme con un’alternativa aperta. Già a febbraio le organizzazioni aderenti erano 189 e gli incontri superavano i quattrocento, mentre oggi gli appuntamenti regolari toccano più di cento città, soprattutto in Germania ma anche in Portogallo, Irlanda e altri Paesi.

Il cuore del progetto sono le switch recipes, letteralmente “ricette per cambiare“. Si tratta di guide passo passo con un tempo stimato e un livello di difficoltà, proprio come una scheda di cucina. Sul sito di.day si trovano per esempio il trasloco da Instagram a Pixelfed (circa 75 minuti), la gestione delle foto senza Google e Apple (90 minuti) o il lavoro condiviso sui documenti senza Google (30 minuti, livello facile). Altre guide riguardano le app per l’autenticazione a due fattori e gli store alternativi per Android. Le ricette danno il meglio con chi ha già un po’ di curiosità, ed è proprio per allargare il cerchio che uno degli interventi di Bolzano, quello di Andrea Guani, si dedica a come coinvolgere chi del software libero non ha mai sentito parlare.
Il prossimo appuntamento internazionale è domenica 6 dicembre. Se nella tua città non c’è ancora un evento, sappi che il calendario del movimento è aperto e chiunque può proporne uno.
NextRedOS Gnawbit, una Debian blindata fatta in Italia
Tra i progetti italiani sul palco c’è NextRedOS, distribuzione GNU/Linux sviluppata da Mirco Montinari e presentata sabato alle 14:00. È nata per le infrastrutture self-hosted, cioè i servizi che una persona o una piccola realtà gestisce in casa propria invece di affidarli a un cloud esterno, e punta tutto sull’hardening, l’insieme di accorgimenti che chiudono le porte lasciate aperte da un’installazione standard. La nuova versione 2.01, nome in codice Gnawbit, è uscita in pre-release il 1° novembre 2026 e si basa su Debian 13 “Trixie”, con desktop MATE e un tema scuro dai riflessi rossi.
Sul sito di NextRedOS la distro NextRedOS Gnawbit è presentata così: “Gnawbit è la seconda generazione di NextRedOS: minimale, sicura, costruita per essere il cuore di una smart home europea e sovrana. Home Assistant è preinstallato. Il resto è silenzio e hardening.“

L’elenco delle protezioni attive di serie è lungo. C’è la cifratura completa del disco con LUKS, che rende illeggibili i dati se il portatile viene rubato, e c’è il Secure Boot con chiavi MOK personalizzate, che impedisce l’avvio di componenti non firmati. A questi si aggiungono USBGuard, che blocca chiavette e periferiche USB non autorizzate, il firewall UFW, regole di accesso più rigide tramite PAM, i sistemi di controllo AppArmor e SELinux e alcune difese contro i ransomware. Completano la dotazione Home Assistant in un contenitore Podman, la VPN mesh NetBird, Tor, i browser LibreWolf e Vivaldi con profili rinforzati e infine KeePassXC e Vaultwarden per le password. Il progetto dichiara inoltre l’assenza di telemetria e garantisce rilasci firmati e ricostruibili dai sorgenti pubblici.
Il terreno ideale di questa distribuzione è il piccolo server domestico, magari dedicato alla domotica, a beneficio di chi vuole partire con la sicurezza già impostata invece di passare giorni a sistemarla a mano. Il sistema è ancora in fase di prova, con la versione stabile attesa per gennaio 2027: è il momento giusto per provarlo, segnalare eventuali problemi e dare una mano a un progetto italiano.
Il modo più veloce per conoscere Gnawbit è una macchina virtuale, con VirtualBox o GNOME Boxes, configurata con almeno 4 GB di RAM, 20 GB di disco e avvio UEFI attivo. L’immagine ISO pesa circa 4,8 GB ed è di tipo ibrido, quindi funziona sia da DVD virtuale sia da chiavetta. Una volta installato il sistema, questi controlli ti dicono se le protezioni principali sono attive:
mokutil --sb-state # deve indicare "SecureBoot enabled"
lsblk -f # la partizione cifrata compare come crypto_LUKS
sudo ufw status verbose # stato del firewall e regole attive
sudo usbguard list-devices # periferiche USB consentite o bloccate
sudo netbird up --setup-key <CHIAVE> # attiva la VPN al primo avvio
Certificazioni LPI gratuite, come prenotare il posto
Venerdì 13 novembre, al NOI Techpark, il Linux Professional Institute organizza esami di certificazione cartacei in presenza, senza costi per chi li sostiene. I posti sono 110, divisi in due sessioni da 55, e si assegnano in ordine di prenotazione sulla pagina lpi.org/ky7q. Gli organizzatori devono poi confermare la richiesta: l’iscrizione all’esame non include l’ingresso alla conferenza, che va registrato a parte su Pretix (come indicato in precedenza).
Il catalogo è ampio e copre livelli molto diversi.
- Linux Essentials. Il punto di partenza, senza prerequisiti, adatto a studenti e a chi usa Linux da poco.
- LPIC-1. La certificazione da amministratore di sistema di primo livello, che richiede due esami distinti, il 101 e il 102.
- LPIC-2 e LPIC-3. I gradini avanzati, che presuppongono il possesso della certificazione precedente ancora valida.
- Security Essentials e Open Source Essentials. Due prove di base sulla sicurezza informatica e sulle licenze del software libero.
- Web Development Essentials, DevOps Tools Engineer e BSD Specialist. Percorsi più specifici per sviluppo web, automazione e sistemi BSD.
Il consiglio è di scegliere il livello più vicino alla tua esperienza, così da arrivare sereno all’esame e uscire con la certificazione in tasca. I posti sono limitati, quindi conviene prenotare presto. Se usi Linux a casa da qualche mese, Linux Essentials è alla tua portata con un paio di settimane di ripasso; se invece amministri già dei server, LPIC-1 ha un peso molto maggiore nel curriculum. In questo caso chiedi al momento della conferma se è possibile affrontare entrambi gli esami nella stessa giornata.
FUSS, vent’anni di Linux tra i banchi dell’Alto Adige
FUSS, sigla di Free Upgrade for a Digitally Sustainable School, è nato nel 2005 e porta GNU/Linux e software libero nelle scuole in lingua italiana della Provincia autonoma di Bolzano. Non si limita a installare un sistema operativo, perché offre formazione ai docenti, supporto tecnico, gestione delle reti scolastiche e programmi che studenti e famiglie possono usare anche a casa. Paolo Dongilli ne racconterà il contributo all’autonomia digitale del territorio sabato alle 11:20.
L’intervento mostrerà che il software libero funziona anche dentro un’organizzazione complessa come la scuola. Un progetto che dura da oltre vent’anni, attraverso cambi di amministrazione, di dirigenti scolastici e di generazioni di computer, lo dimostra meglio di qualsiasi discorso. Il segreto è che FUSS ha investito sulle persone, ovvero sulla preparazione degli insegnanti e su un’assistenza vicina, ed è proprio questa attenzione a renderlo un modello da studiare per chiunque voglia portare Linux in classe.
C’è anche un vantaggio pratico per le famiglie. Se a scuola si usano LibreOffice, Firefox o GIMP, gli stessi programmi si installano gratis sul computer di casa, senza licenze da rinnovare e senza account obbligatori. Per uno studente significa riprendere lo stesso documento la sera senza conversioni e senza sorprese di formattazione.
Sullo stesso filo si inserisce l’intervento di Werner Fischer, membro del consiglio direttivo del Linux Professional Institute, che parlerà di come inserire Linux nei programmi didattici e certificare le competenze degli studenti. Chi desidera portare un’esperienza di questo tipo nella propria regione troverà a Bolzano le persone giuste con cui parlarne, e capirà che servono soprattutto continuità e formazione. Se sei un docente o un genitore attivo nel consiglio d’istituto, la documentazione pubblicata su fuss.bz.it è un ottimo inizio per capire come si costruisce un progetto simile.
Dal Fediverso alla European Social Association
La chiusura, alle 15:40, è affidata a Björn Staschen, cofondatore di Save Social e tra gli ideatori del DI.DAY. Presenterà la già citata European Social Association, alla cui base c’è una dichiarazione comune firmata da 12 promotori, tra cui Mastodon, Framasoft (che sviluppa PeerTube), Matrix, Eurosky e la Social Web Foundation, e sostenuta da oltre cento organizzazioni e più di seicento persone.
La parte più interessante è la scelta di non legarsi a un solo protocollo. L’associazione lavora su tre ecosistemi, cioè il Fediverso basato su ActivityPub, la cosiddetta Atmosphere costruita sull’AT Protocol di Bluesky (dove si muove Eurosky, che ospita gli account su server europei) e la messaggistica privata. I cantieri comuni riguardano moderazione, ponti tra protocolli, politiche pubbliche e raccolta fondi. Per chi frequenta questi servizi, l’effetto atteso è che in futuro diventi più facile seguire da Mastodon qualcuno che scrive su Bluesky, e viceversa.
La nascita di una voce comune per il social web aperto è una buona notizia anche per chi si avvicina ora al Fediverso, perché può aiutare a ottenere attenzione, fondi e regole favorevoli dalle istituzioni europee. Assistere alla sua prima presentazione in Italia, a pochi giorni dalla fondazione, è un’occasione da non perdere. Poco prima, alle 15:20, Filippo Della Bianca affronta il lato pratico della questione, ovvero come spostare un’intera comunità andando oltre il semplice cross-posting, la ripubblicazione degli stessi contenuti su più piattaforme.
Sul versante pubblico, alle 14:20 Fabio Pietrosanti dell’Hermes Center presenta MXMap Italia, un osservatorio sull’indipendenza digitale degli enti pubblici italiani. Il nome richiama i record MX, le voci del DNS che indicano quale server riceve la posta di un dominio, e lascia intuire che il punto di partenza sia proprio l’email.
Cominciare da casa
Non serve andare a Bolzano per mettere in pratica lo spirito del DI.DAY. Basta scegliere un solo servizio, sostituirlo con calma e prenderci la mano per qualche settimana. Questa è la sequenza che ti propongo, dai cambi più semplici ai più impegnativi.
- Browser. Installa Firefox o LibreWolf al posto di Chrome; segnalibri e password si importano in poco tempo dal menu dedicato.
- Documenti. LibreOffice apre e salva i file di Word ed Excel, e il formato ODF ti garantisce di poterli rileggere tra dieci anni con qualsiasi programma compatibile.
- Social. Apri un account Mastodon su un server italiano (leggi il paragrafo seguente per sapere come fare).
- Sistema operativo. Prova Linux da una chiavetta in modalità live, che avvia il sistema senza toccare Windows né i tuoi file.

Per non restare soli c’è la comunità FediLUG, che oltre al profilo su Mastodon ha una newsletter su fedilug.it, il gruppo Telegram “FediLUG Ita” e la stanza Matrix #fedilug:fedimedia.it. È il posto giusto per chiedere aiuto se una guida si blocca a metà, o per sapere se qualcuno sta organizzando un DI.DAY dalle tue parti.
Mastodon e il Fediverso italiano, da dove cominciare
Dietro l’organizzazione della giornata c’è una comunità che vive soprattutto su Mastodon, il social network libero nato nel 2016 che somiglia a X ma funziona in modo diverso. Non esiste un unico sito gestito da un’azienda: ci sono migliaia di server indipendenti, chiamati istanze, che dialogano tra loro grazie a un linguaggio comune, il protocollo ActivityPub, cioè un insieme di regole tecniche che tutti questi servizi rispettano per scambiarsi messaggi, post e reazioni.
Chi si iscrive su un server italiano può quindi seguire e commentare persone iscritte su server di altri Paesi, e perfino profili di servizi diversi come PeerTube, dedicato ai video, o Pixelfed, dedicato alle foto. L’insieme di questi servizi collegati è il Fediverso.

Fedimedia Italia nasce proprio da qui. Riunisce gli amministratori dei server italiani, oltre ad associazioni, sviluppatori e divulgatori che gestiscono servizi costruiti solo su software libero, da Mastodon a PeerTube, da Pixelfed a Lemmy, fino a Matrix, Nextcloud e LibreTranslate. Il presidente, Filippo Della Bianca, è anche tra i gestori di mastodon.uno, uno dei punti di ritrovo più frequentati del Fediverso italiano. L’edizione italiana non ha sponsor né investitori e si regge interamente sul lavoro volontario. Per chi frequenta Mastodon da tempo, Bolzano è anche l’occasione di conoscere dal vivo le persone che tengono in piedi le istanze italiane, e alle 15:40 ci sono quaranta minuti di discussione aperta in cui chiunque può intervenire e fare domande.
Se non hai ancora un account Mastodon, iniziare richiede pochi tempo.
- Scegli un server. Per cominciare va benissimo un’istanza italiana generalista come mastodon.uno: interfaccia in italiano, regole chiare e moderatori che parlano la tua lingua.
- Registrati. Bastano un nome per il profilo, un indirizzo email e una password; dopo la conferma via email il profilo è attivo, con un indirizzo del tipo @[email protected].
- Installa un’app. L’app ufficiale Mastodon esiste per Android e iOS, ma funziona bene anche il sito dal browser; su Android molti preferiscono anche l’app libera Tusky.
- Trova le persone giuste. Seguici su https://mastodon.uno/@gomoot, segui @[email protected], @[email protected] della comunità FediLUG e @[email protected], poi cerca gli hashtag #DIDit e #SFSCON26 per seguire l’evento in diretta.
- Non temere di aver scelto il server sbagliato. Dalle impostazioni dell’account puoi trasferirti su un’altra istanza e portare con te i tuoi follower, una libertà che i social tradizionali non offrono.
All’inizio la timeline sembra tranquilla, perché non c’è un algoritmo che sceglie i contenuti al posto tuo: vedi in ordine cronologico quello che pubblicano le persone che segui. Basta però seguire una ventina di profili interessanti e usare gli hashtag per scoprire una comunità italiana vivace, competente e disponibile con chi è appena arrivato.
Tornare da Bolzano con un servizio in meno e un certificato in più
Il Digital Independence Day italiano mette insieme cose che di solito viaggiano separate. C’è la parte culturale, con il dibattito sulla sovranità digitale e sul nuovo social web europeo, ma c’è anche quella pratica, fatta di una distribuzione da provare, di esami gratuiti da sostenere e di un progetto scolastico che funziona da vent’anni. Il tutto è gratuito, cosa non scontata per un evento di questo livello.
Chi abita lontano da Bolzano non deve sentirsi escluso. Il DI.DAY si ripete ogni mese, le guide sono online anche in italiano e comunità come FediLUG aiutano volentieri a distanza. NextRedOS, poi, si può già provare in una macchina virtuale, con la curiosità di chi vede crescere un progetto nato in Italia. Se puoi esserci, il mio consiglio è di sfruttare entrambi i giorni: venerdì un esame LPI adatto al tuo livello, sabato i talk su FUSS, NextRedOS e migrazione delle comunità. Se non puoi, segna in calendario il 6 dicembre e cambia un solo servizio, magari il browser o l’archivio delle foto. È poco, ma è il modo più sicuro per cominciare. E se il 14 novembre sei in zona, fai un salto al NOI Techpark: una giornata così, in Italia, non capita spesso.
Evento
- SFSCON 2026. sfscon.it
- Programma della traccia Digital Independence Day. sfscon.it/tracks/digital-independence-day-2026
- Registrazione gratuita alla conferenza. pretix.eu/noi-digital/sfscon26
- Prenotazione esami LPI gratuiti (13 novembre). lpi.org/ky7q
- Digital Independence Day, guide e calendario. di.day
- Fedimedia Italia APS. fedimedia.it
- European Social Association. european.social
- Progetto FUSS. fuss.bz.it
- NextRedOS. nextred.it
- NOI Techpark. noi.bz.it
Comunità Linux nel Fediverso
- FediLUG, sito e newsletter. fedilug.it
- Mastodon. mastodon.uno/@linux
- Diggita. diggita.com/c/linux
- Telegram, gruppo “FediLUG Ita”. t.me/fedilugita
- Telegram, canale “FediLUG Italia”. t.me/fedilug
- Matrix. #fedilug:fedimedia.it
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