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    Home»Computer»Teoria»Immich 3.0, cosa cambia per chi gestisce la propria libreria fotografica
    Teoria

    Immich 3.0, cosa cambia per chi gestisce la propria libreria fotografica

    Cambiano backup, editing e manutenzione e tra le novità ci sono lo scheduler periodico su Android, il refresh parallelo su iOS e la pagina Recently Added.
    cristinacristina03/07/202646
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    Immich 3.0
    Immich 3.0

    Chi gestisce la propria libreria fotografica in autonomia, senza affidarsi a Google Foto o iCloud, conosce bene Immich. È un’applicazione open source nata nel 2022 per iniziativa di Alex Tran come risposta diretta alle politiche di archiviazione più restrittive introdotte da Google quell’anno. Con la versione Immich 3.0, il progetto compie un aggiornamento importante su più fronti, tra cui editing, automazione, affidabilità dei backup e manutenzione del server.

    La novità più visibile è l’editing non distruttivo arrivato finalmente anche su mobile. A questa si affianca l’introduzione di Workflows, un sistema di automazione basato su trigger, filtri e azioni. Questa funzione apre la strada a una gestione più intelligente della libreria.

    La nuova versione introduce anche alcune breaking change lato API. Chi si appoggia a integrazioni di terze parti dovrà controllare la guida alla migrazione prima di aggiornare. Per gli altri, invece, il processo resta quello consueto, ovvero aggiornamento della variabile IMMICH_VERSION nel file .env e riavvio via Docker Compose.

    Editing mobile

    Il fulcro della versione 3.0 è il nuovo motore di editing non distruttivo per mobile. È riscritto da zero per offrire lo stesso set di funzioni già presente sul web, tra cui ritaglio, rotazione e regolazioni varie. Ogni intervento può essere annullato o modificato in un secondo momento, anche passando dallo smartphone al browser e viceversa. Se inizi una modifica in mobilità, puoi tranquillamente rifinirla più tardi dal computer; quindi, il flusso di lavoro diventa molto più fluido.

    Il rovescio della medaglia è che alcune funzionalità della vecchia implementazione sono state temporaneamente accantonate. Tra queste ci sono la ricolorazione delle foto, la modifica delle live photo e l’editing degli asset locali. Il team ha dichiarato l’intenzione di reintrodurle in futuro, ma per ora chi le usava dovrà fare a meno.

    Immich 3.0: con Workflows l’automazione entra nella libreria

    Accanto all’editing arriva Workflows, in fase di anteprima ma già utilizzabile da Utilities sul web. Il concetto è semplice, ogni workflow è composto da un trigger (l’evento che avvia il processo) e da una sequenza di step che combinano filtri, ovvero condizioni da verificare, e azioni, cioè effetti da applicare.

    Un esempio pratico è il tag automatico delle foto in base a certi criteri. L’editor offre sia una modalità visuale drag-and-drop, comoda per costruire il flusso passo dopo passo, sia un editor JSON pensato per condividere configurazioni con altri o replicarle su istanze diverse. È un punto di partenza, e il team lo presenta esplicitamente come una base su cui costruire automazioni più sofisticate nei prossimi rilasci.

    Backup più affidabili e strumenti di manutenzione per il server

    Sul fronte dell’affidabilità, Immich 3.0 interviene sul backup in background. Su Android, il vecchio meccanismo si limitava a sincronizzare le foto scattate di recente. Il nuovo scheduler basato su task periodici consente di caricare l’intera libreria in background, rispettando meglio i limiti di esecuzione imposti dal sistema. L’app segnala inoltre se le impostazioni di ottimizzazione della batteria o delle notifiche rischiano di interrompere il processo.

    Su iOS, invece, il refresh in background esegue ora sincronizzazione e upload in parallelo. In questo modo si sfrutta meglio la finestra temporale ridotta che Apple concede a queste operazioni. Il risultato è un flusso decisamente più scorrevole.

    Per chi amministra il server, arrivano i controlli di integrità. Uno scan periodico confronta i file presenti sul disco con i record nel database. Dopo il confronto, segnala: i file non tracciati, presenti sul disco ma sconosciuti al database; i file mancanti, referenziati nel database ma assenti fisicamente; e le discrepanze nel checksum, utili per intercettare corruzioni o modifiche manuali.

    Inoltre, è stata aggiunta la pagina “Recently Added” che ordina gli asset per data di importazione anziché di scatto. Lo slideshow diventa disponibile anche su mobile. Altre novità aggiunte: un nuovo player video personalizzato per il web con controlli coerenti su tutte le piattaforme e il riconoscimento OCR direttamente nell’app mobile (permette di selezionare e copiare il testo presente nelle immagini).

    Conclusioni

    Nella versione Immich 3.0 l’editing mobile allineato al web e il sistema di Workflows sono le novità che più probabilmente catturanno l’attenzione. Tuttavia, il lavoro sui backup in background e sui controlli di integrità fa la differenza per chi si affida a Immich come archivio primario delle proprie foto.

    Meno frizioni nel backup quotidiano, più controllo sulla salute della libreria e una base solida su cui il progetto potrà costruire nei prossimi rilasci.

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    cristina
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