Per anni iiyama ha lasciato che fossero gli altri a presidiare il segmento OLED, limitandosi a coltivare la propria nicchia di Fast IPS venduti a prezzi onesti e costruiti meglio di quanto il listino lasciasse immaginare. Il G-Master GOB2701QSC-B1, che il marchio chiama Titan Falcon, chiude quella lacuna senza mezze misure. Sotto la scocca c’è un pannello tandem WOLED di quarta generazione da 27 pollici, 2560 × 1440 pixel e 280 Hz.
Il confronto interno alla gamma è impietoso per chi lo precede. Fino a ieri il vertice di iiyama era il GB2790QSU Gold Phoenix, un Fast IPS a 240 Hz con 400 cd/m² e certificazione HDR400, prodotto solido ma inchiodato ai limiti della retroilluminazione. Qui il contrasto passa da qualche migliaio a uno a un milione e mezzo a uno, mentre la luminanza di picco dichiarata sale a 1500 nit.
C’è però un secondo livello di lettura, forse più interessante del salto tecnologico. Il prezzo italiano si aggira sui 480 euro, cifra che colloca il Titan Falcon tra i QD-OLED entry level e gli IPS di fascia alta. È un monitor per chi gioca molto e non intende spendere il doppio per avere neri assoluti.
Telaio sobrio, meccanica presa sul serio

La scocca non cerca attenzione. Plastica opaca nera, retro pulito, un anello di illuminazione RGB sul dorso che si può spegnere e dimenticare. L’estetica resta quella riconoscibile della serie G-Master, senza inserti aggressivi o geometrie da astronave.
Le dimensioni complessive sono 604,5 × 430 × 213 mm con il supporto montato, per 5,7 kg sulla bilancia. Il solo pannello si ferma a 3,8 kg, segno di quanto peso sia stato concentrato nella base per garantire stabilità. E la stabilità si sente, perché collo e piedistallo trasmettono una solidità superiore alla media della fascia, con oscillazioni minime anche digitando con una certa energia.

La meccanica è completa, cosa tutt’altro che scontata sotto i 500 euro. La regolazione in altezza copre 150 mm, l’inclinazione va da -5° a +23°, rotazione orizzontale e pivot arrivano a 90°, e l’attacco VESA 100 × 100 resta libero se preferisci un braccio articolato. Il pivot ha un’utilità pratica immediata, dato che portare un 27 pollici in verticale per leggere documentazione o codice è comodo, anche se su un pannello di questo tipo conviene evitare interfacce statiche a schermo per ore intere. Cornici sottili su tre lati e spessore contenuto completano un quadro che privilegia senza dubbio le funzionalità sull’apparenza.
Cosa cambia nel tandem WOLED di quarta generazione
Il cuore del monitor è un pannello LG Display di quarta generazione che abbandona l’approccio a micro-lenti della serie precedente. Al suo posto arriva una struttura tandem, ovvero due strati luminosi sovrapposti che lavorano insieme, con materiali rosso, verde e blu separati.
A parità di energia il pannello produce più luce, quindi può spingere il picco HDR fino a 1500 nit su porzioni ridotte dell’immagine e, soprattutto, lavora più lontano dal proprio limite termico nell’uso quotidiano, con vantaggi indiretti sulla durata nel tempo.
La matrice conserva comunque il subpixel bianco tipico dei WOLED, disposto secondo lo schema RWBG, e questo si vede sul testo. Le linee sottili mostrano un leggero alone colorato ai bordi dei caratteri, che nessuna regolazione di ClearType elimina del tutto. Il rivestimento antiriflesso opaco attenua i riflessi nelle stanze illuminate ma ammorbidisce ulteriormente i caratteri, quindi se passi otto ore al giorno su fogli di calcolo la scelta va ponderata.

Sul fronte cromatico il monitor raggiunge una profondità a 10 bit, 99,5% dello spazio DCI-P3 e circa 150% dell’sRGB. La certificazione DisplayHDR True Black 400 fotografa bene il comportamento, con neri privi di aloni e transizioni pulite anche nelle scene notturne più difficili.
Due HDMI 2.1, una USB-C e un KVM che cambia la routine
Il pacchetto di ingressi è più ricco di quanto ci si possa aspettare da questa fascia di prezzo. Ci sono due HDMI 2.1 a banda piena e una DisplayPort 1.4 con compressione DSC, indispensabile per portare il 1440p a 280 Hz in 10 bit senza compromessi.
La USB-C funziona come un vero dock, perché alimenta il portatile con 65 W, trasporta il segnale video in DP Alt Mode e attiva l’hub integrato composto da due porte USB-A 3.2 Gen 1. Completano l’insieme un’uscita audio da 3,5 mm e due altoparlanti da 5 W, sufficienti per una videochiamata o per il sonoro di sottofondo.

L’elemento che merita attenzione è il KVM integrato. Se colleghi il desktop in DisplayPort e il portatile aziendale in USB-C, tastiera e mouse seguono l’ingresso attivo e un solo cavo gestisce video, dati e ricarica. Con 65 W puoi alimentare un ultrabook, mentre una workstation portatile sotto carico continuerà a chiedere il proprio alimentatore. Ci sono anche le funzioni PiP e PbP se preferisci tenere le due sorgenti a schermo insieme, con la riserva ovvia sullo spazio utile di un 27 pollici.
Menu essenziale, con qualche attrito da smussare
L’interfaccia si governa con un joystick posizionato sotto la cornice, spostato lateralmente rispetto al centro.La struttura del menu è quella classica di iiyama, ordinata e priva di sottolivelli, con il Black Tuner a schiarire le ombre negli scenari scuri, i preset immagine per i vari generi, un mirino software sovrapponibile e i controlli per l’illuminazione posteriore.
Sul versante della protezione del pannello trovi le contromisure ormai standard, tra cui la gestione automatica della luminanza sulle immagini statiche, lo spostamento periodico dei pixel e i cicli di compensazione all’accensione o allo spegnimento. La garanzia copre esplicitamente il burn-in per tre anni.
Attenzione alla commutazione HDR, che non avviene in automatico, quindi devi entrare nel menu e attivarla a mano prima di lanciare il gioco, ricordandoti poi di disattivarla.
G-Master GOB2701QSC-B1: colore e tempi di risposta
Fuori dalla scatola la taratura è discreta ma non impeccabile. L’errore cromatico medio si mantiene intorno a 1,9, valore già invisibile a occhio nudo, mentre alcuni picchi superano quota 5 su singole tinte, con un punto di bianco leggermente spostato verso il freddo. Per il gioco è irrilevante, per un ritocco fotografico serio conviene una calibrazione con sonda, tanto più che la copertura misurata sfiora il 100% del DCI-P3 e il 95% dell’Adobe RGB.

In SDR la luminanza di picco supera i 400 nit, risultato notevole che rende il monitor usabile anche in una stanza ben illuminata, terreno su cui i QD-OLED faticano di più.
I tempi di risposta sono 0,03 ms grigio-grigio e la parte interessante è che restano costanti a qualsiasi frequenza, perché non esiste overdrive da regolare né scia da compensare. Niente ghosting, niente sbavature. Sul fronte della sincronia il monitor è certificato G-Sync Compatible da 48 a 280 Hz via DisplayPort e supporta Adaptive-Sync, che le schede AMD Radeon riconoscono senza problemi. Come ogni OLED, sotto i 60 fps può mostrare lievi variazioni di luminanza durante gli sbalzi di frame rate.
G-Master GOB2701QSC-B1: scheda tecnica
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| Modello | iiyama G-Master GOB2701QSC-B1 Titan Falcon |
| Diagonale e formato | 27″ (68,5 cm), 16:9 |
| Pannello | Tandem WOLED 4ª generazione, subpixel RWBG |
| Risoluzione e densità | 2560 × 1440 pixel, 109 PPI |
| Frequenza di aggiornamento | 280 Hz |
| Tempo di risposta | 0,03 ms G2G |
| Contrasto | 1.500.000 a 1 |
| Luminanza | 335 cd/m² SDR dichiarati, 1500 cd/m² di picco HDR |
| Certificazione HDR | VESA DisplayHDR True Black 400 |
| Gamma cromatica | 10 bit, 99,5% DCI-P3, circa 150% sRGB |
| Trattamento superficie | Antiriflesso opaco |
| Ingressi video | 2 × HDMI 2.1, 1 × DisplayPort 1.4 (DSC), 1 × USB-C (DP Alt Mode, 65 W) |
| Hub e funzioni | 2 × USB-A 3.2 Gen 1, KVM integrato, PiP/PbP, uscita cuffie 3,5 mm |
| Audio | 2 altoparlanti da 5 W |
| Sincronizzazione | G-Sync Compatible 48-280 Hz, Adaptive-Sync |
| Ergonomia | Altezza 150 mm, inclinazione -5°/+23°, rotazione e pivot 90°, VESA 100 × 100 |
| Dimensioni e peso | 604,5 × 430 × 213 mm, 5,7 kg con supporto |
| Consumo | 32 W tipici, classe energetica F |
| Garanzia | 3 anni, burn-in incluso |
Un OLED equilibrato per chi gioca e lavora
Il marchio iiyama è giapponese soprattutto sulla carta, e vale la pena saperlo prima di lasciarsi convincere dall’etichetta. iiyama nasce nel 1972 nell’omonima cittadina della prefettura di Nagano, e nell’era dei CRT si era guadagnata credibilità vera fra i professionisti con i Vision Master e i tubi Diamondtron. Oggi il marchio appartiene al gruppo giapponese MCJ, però il catalogo europeo è governato dai Paesi Bassi da un’entità separata, il pannello arriva da LG Display, l’assemblaggio è affidato a terzi come per quasi ogni monitor di questa fascia, e in Giappone il Titan Falcon non è mai stato presentato.
Della tradizione iiyama non resta quindi la produzione, resta il criterio con cui si sceglie, ed è quello che si legge nella scheda tecnica. Rivestimento opaco al posto del glossy che fa solo scena, ergonomia completa invece del solo tilt, 65 W e KVM invece del minimo sindacale, tre anni di garanzia che coprono esplicitamente il burn-in. Sono decisioni prudenti ma azzeccate. Su quella base il Titan Falcon convince.
È la proposta giusta se giochi in QHD con una scheda video di fascia media, se alterni sessioni serali a giornate di lavoro sullo stesso schermo e se hai finora rimandato il passaggio all’OLED per timore della degradazione. Va evitato se il tuo lavoro ruota attorno alla lettura di testo minuto per molte ore di fila, perché il subpixel bianco e il rivestimento opaco penalizzano la nitidezza dei caratteri, oppure se ti serve un riferimento cromatico affidabile.

iiyama G-Master GOB2701QSC-B1
- 27″ (68,5 cm), 16:9
- Tandem WOLED 4ª generazione
- 2560 × 1440 pixel, 109 PPI 280 Hz
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