Sotto i 700 euro quasi tutti i portatili con schermo grande si accontentano di processori a quattro o sei core. Proprio per questo motivo il modello HP OmniBook 3 16 merita attenzione. Fa parte della serie 3 di OmniBook, il marchio con cui HP ha riorganizzato la propria offerta consumer su tre livelli, e abbina al pannello 16:10 un AMD Ryzen 7 160 a otto core. L’obiettivo del produttore è risparmiare dove l’occhio non arriva subito (memoria, batteria, alimentatore assente dalla confezione) e investire sul processore e sul formato dello schermo.
Rispetto all’HP Laptop 15 con Ryzen 7 7730U che occupava questo spazio fino al 2024, il salto riguarda soprattutto la grafica integrata: si passa dalla vecchia Vega a 8 unità all’architettura RDNA 2 della Radeon 680M, oltre a memoria DDR5 e porte USB-C a 10 Gbps. Il risultato è un notebook pensato per chi studia, lavora con fogli di calcolo pesanti e vuole spazio sullo schermo, con un margine di potenza superiore alla media della categoria.
HP OmniBook 3 16: design e materiali

Il telaio misura 358,6 x 251,8 x 14,7 mm e pesa 1,64 kg, valori in linea con un 16 pollici economico ma senza eccessi. La parte superiore è in alluminio con finitura argento satinata, mentre la scocca inferiore e il piano della tastiera sono in policarbonato verniciato nello stesso colore. Al tatto la differenza si avverte, tuttavia la verniciatura opaca trattiene poco le impronte e regge bene l’uso quotidiano in zaino. L’HP OmniBook 3 16 si apre con una mano sola e la cerniera arriva a circa 130 gradi, un’apertura sufficiente sulla scrivania ma limitata se usi il portatile sulle ginocchia o su un leggio.
La tastiera a isola occupa tutta la larghezza e include il tastierino numerico, comodo per chi lavora con Excel, con il compromesso di spostare il touchpad verso sinistra rispetto al centro della scocca. La corsa dei tasti è breve ma regolare e la battitura risulta silenziosa.
Il touchpad in plastica è ampio e preciso nei gesti di Windows, anche se il clic meccanico nella parte alta è più rigido. Sotto carico la scocca cede leggermente al centro della tastiera, un dettaglio che non disturba durante la digitazione.
Schermo IPS 16:10 opaco

Lo schermo dell’HP OmniBook 3 16 è un IPS da 16 pollici con risoluzione 1920 x 1200 pixel, ovvero una densità di circa 142 ppi, refresh a 60 Hz e trattamento antiriflesso. HP lo chiama 2K, ma si tratta di un WUXGA, cioè un Full HD allungato in verticale. Le 120 righe in più rispetto a un 16:9 sembrano poche sulla carta, ma nell’uso si apprezzano subito, perché in un documento o in un foglio di calcolo guadagni spazio senza scorrere di continuo.
La luminosità si attesta intorno ai 300 nit dichiarati, con un contrasto vicino a 1000:1 e una buona uniformità. Al chiuso il pannello è piacevole e riposante, anche grazie all’assenza di sfarfallio PWM a ogni livello di luminosità. Tuttavia, all’aperto o vicino a una finestra soleggiata la lettura diventa un pò faticosa.
Il limite più evidente resta la gamma cromatica, ferma al 62,5% sRGB. I colori appaiono spenti, i rossi tendono all’arancio e le fotografie perdono saturazione rispetto a uno smartphone recente. I tempi di risposta, attorno ai 14 ms nel passaggio dal nero al bianco, lasciano una leggera scia nello scorrimento veloce. Se lavori con foto o grafica, considera un monitor esterno via HDMI o USB-C, dato che questo pannello non è pensato per la correzione del colore.
Per testi, codice, videolezioni e streaming, invece, la combinazione tra superficie opaca e formato alto è comoda e poco affaticante per molte ore.
Caratteristiche tecniche dell’HP OmniBook 3
Il Ryzen 7 160 appartiene alla serie Ryzen 100 presentata da AMD nel 2025 ed è, a tutti gli effetti, il Ryzen 7 7735U con un nome diverso. Alla base c’è il progetto Rembrandt prodotto a 6 nm, con otto core Zen 3+ e 16 thread, frequenza da 2,7 a 4,75 GHz, 16 MB di cache L3 e un TDP di 28 W configurabile tra 15 e 30 W. Non si tratta quindi di un chip nuovo, ma di una soluzione matura, con driver stabili e consumi ben noti.
La grafica integrata è la Radeon 680M con 12 unità di calcolo RDNA 2 fino a 2,2 GHz, a lungo considerata l’acceleratore più veloce tra quelli inclusi nei processori della sua generazione e ancora oggi più capace delle Radeon 610M e 660M montate sulle versioni più economiche dello stesso telaio. Manca invece una NPU, perciò il portatile non rientra tra i PC Copilot+ e le funzioni di intelligenza artificiale locali del sistema Microsoft non sono disponibili.
Di serie è installato Windows 11 Home, con il consueto corredo di software HP. Chi preferisce Linux trova un hardware ben supportato, dato che Rembrandt è gestito dal driver amdgpu da anni e il modulo Wi-Fi MediaTek MT7920 funziona con i kernel recenti. Una distribuzione aggiornata come Fedora o Ubuntu 26.04 riconosce tutti i componenti senza interventi manuali.
Otto gigabyte su un solo canale
La configurazione italiana monta 8 GB di DDR5-4800 su un unico banco SO-DIMM, con un secondo slot libero sulla scheda madre. Questo dettaglio condiziona l’intero sistema. In questa condizione la RAM lavora in single channel e la banda disponibile si dimezza, un limite che il processore sopporta abbastanza bene ma che la Radeon 680M, priva di memoria propria, paga con un calo intorno al 35-40% nei test grafici.
La soluzione è semplice ed economica. Un secondo modulo DDR5 SO-DIMM da 8 GB a 4800 MT/s costa poche decine di euro e porta il sistema a 16 GB in dual channel, sbloccando insieme capacità e prestazioni. Il coperchio inferiore si rimuove con quattro viti Phillips e alcune clip, perciò l’operazione è alla portata di chi ha già aperto un portatile. Scegli un modulo con la stessa frequenza e, se possibile, lo stesso produttore di quello installato.
Lo storage è un SSD NVMe PCIe 4.0 da 512 GB in formato M.2 2280, senza un secondo alloggiamento. Le letture sequenziali superano i 3 GB/s, mentre la scrittura sostenuta è più contenuta, come accade sulle unità senza cache DRAM.
Prestazioni
I risultati sulla CPU confermano la scelta di HP. In Cinebench 2024 il processore raggiunge circa 670 punti con tutti i core al lavoro, mentre Geekbench 6 registra circa 2.070 in single-core e 7.650 in multi-core. Gli otto core fanno la differenza nelle compilazioni, nelle conversioni video con HandBrake e nei fogli di calcolo con migliaia di formule, dove il portatile resta reattivo anche con molte schede del browser aperte.
Con la grafica il discorso cambia. In configurazione dual channel la Radeon 680M supera i 2.600 punti in 3DMark Time Spy, ma con il banco singolo di serie il risultato scende verso quota 1.600-1.700. Nei giochi, di conseguenza, titoli come Fortnite in modalità prestazioni, Rocket League o Counter-Strike 2 a dettagli bassi diventano fluidi in 1080p solo dopo l’aggiunta del secondo modulo, mentre con la configurazione originale conviene scendere a 720p.
Se pensi di usare Lightroom o DaVinci Resolve anche in modo occasionale, considera gli 8 GB come il punto di partenza, non quello di arrivo. Con 16 GB in dual channel il sistema diventa uno strumento affidabile per il montaggio leggero in 1080p.
HP OmniBook 3: connettività
La dotazione di porte è completa per la fascia di prezzo. Sul lato sinistro trovano posto l’HDMI 2.1, una USB-A a 5 Gbps e due USB-C 3.2 Gen 2 a 10 Gbps, entrambe con Power Delivery e DisplayPort 1.4. A destra ci sono la seconda USB-A e il jack audio combinato da 3,5 mm. Poter caricare il portatile da entrambe le USB-C è una comodità reale, perché ti permette di scegliere il lato più vicino alla presa.

C’è un dettaglio interessante per chi conosce i chip AMD. Il Ryzen 7 160 supporterebbe l’USB4 a 40 Gbps, ma HP ha scelto controller a 10 Gbps, quindi niente box per GPU esterne né unità a stato solido ultraveloci. Per una docking station con monitor, rete e periferiche la banda è comunque sufficiente, e tra HDMI e USB-C puoi collegare due schermi esterni oltre a quello integrato. Mancano invece lo slot per schede SD, la porta Ethernet e il sensore di impronte, un limite per fotografi e per chi lavora in ufficio con reti cablate.
La parte wireless si affida al modulo MediaTek MT7920 con Wi-Fi 6 2×2 e Bluetooth 5.4, una soluzione stabile, anche se non arriva al Wi-Fi 6E delle versioni più costose. La webcam è Full HD con otturatore fisico per la privacy e doppio microfono, adeguata per le videochiamate di lavoro anche con luce artificiale.
HP OmniBook 3: autonomia e ricarica
L’accumulatore a tre celle ha una capacità di 41 Wh, un valore modesto per un 16 pollici. Nell’uso tipico, con navigazione, documenti e luminosità attorno ai 150 nit, l’autonomia è di circa 7 ore, mentre la riproduzione video in locale arriva a circa 10 ore. Copre una mattinata di lezione e buona parte del pomeriggio. La ricarica rapida porta la batteria al 50% in circa 45 minuti.
Tuttavia, l’alimentatore non è incluso nella confezione. HP abbina a questo modello un adattatore USB-C da 45 W, ma qualunque unità USB-C Power Delivery di qualità va bene. Un alimentatore da 65 W ti lascia margine per caricare mentre il processore lavora sotto carico, e se ne hai già uno per il telefono o per un altro portatile non devi spendere nulla.
Sul piano termico il Ryzen 7 160 parte da circa 30-33 W nei primi secondi di carico pieno e si stabilizza intorno ai 25 W dopo una quindicina di minuti, con la CPU che si mantiene intorno agli 80 °C. La singola ventola resta quasi inaudibile a riposo, attorno ai 21 dB, sale a 33 dB nei lavori di media intensità e arriva a 41 dB nei test grafici più pesanti. Il calore si concentra sulla parte sinistra della tastiera, mentre i poggiapolsi restano freschi. A riposo il sistema consuma circa 5 W.
Otto core, sedici pollici e uno slot libero da sfruttare
L’HP OmniBook 3 16 è un portatile che bada alla sostanza. Mette a disposizione un processore a otto core che molti concorrenti della stessa fascia non hanno, uno schermo 16:10 opaco che rende più leggibili documenti e fogli di calcolo, e una dotazione di porte con due USB-C a 10 Gbps capaci sia di caricare sia di gestire un monitor esterno. È adatto a chi studia materie tecniche, a chi lavora da casa con Office e strumenti di videochiamata, e a chi programma o compila codice senza voler spendere il doppio per un ultrabook.
La forza di questa configurazione sta anche nella sua apertura. Il secondo slot SO-DIMM ti permette di adattare il sistema nel tempo, e con una spesa modesta liberi tutto il potenziale della Radeon 680M, con 16 GB pronti per il multitasking pesante. Chi apprezza il controllo diretto sui componenti troverà in Rembrandt anche un hardware collaudato e prevedibile, ben supportato da Windows e da Linux. Se cerchi un 16 pollici per l’università o per lavorare a distanza, ti bastano un cacciavite a croce e un modulo di memoria per tenerlo al passo a lungo.

HP OmniBook 3 16
- IPS 16″ antiriflesso
- AMD Ryzen 7 160, AMD Radeon 680M integrata
- 8 GB / 512 GB
- Wi-Fi 6, Bluetooth 5.4
- Windows 11 Home
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