Da qualche giorno Google permette di scegliere se mostrare o meno la filigrana sulle immagini generate con Gemini. Chi genera immagini con Nano Banana, il modello di Gemini dedicato alla creazione visiva, può infatti decidere se lasciare o togliere il piccolo logo a forma di stella.

Google ha deciso di intervenire introducendo un nuovo interruttore nelle impostazioni, chiamato “filigrana multimediale”, che permette di disattivare il logo non solo sulle immagini, ma anche sui video generati con il modello Omni e sui brani musicali creati tramite Lyria.
La funzione è già attiva su Gemini e su Flow, mentre l’arrivo nella modalità IA della ricerca Google è previsto a breve. Il cambiamento avvicina Gemini a concorrenti come ChatGPT, Midjourney e Meta, che da tempo non impongono più un marchio visivo sui contenuti generati.
Per chi lavora con l’IA su base quotidiana, come creator, agenzie e professionisti del marketing, questa flessibilità in più semplifica il flusso di lavoro e riduce i passaggi necessari prima di pubblicare un contenuto.
Filigrana invisibile, SynthID comunque attivo
È importante sottolineare che la rimozione riguarda soltanto l’elemento grafico visibile, non la tracciabilità del contenuto.
Google, infatti, continua a inserire SynthID nei pixel dell’immagine o nelle onde sonore di un brano. Questo tipo di marcatura resiste a operazioni comuni come screenshot, ritagli o conversioni di formato. Inoltre, permette di verificare l’origine del file caricandolo su Gemini o nella ricerca Google.
A questo si aggiungono i metadati C2PA, uno standard che registra la provenienza del file e che rimane incorporato a prescindere dalla scelta fatta sul logo visibile.
Tuttavia, non tutti potranno disattivare la filigrana. Nell’Unione Europea il regolamento AI Act impone già l’obbligo di marcatura per i contenuti generati da intelligenza artificiale. Il periodo di tolleranza è fissato fino a dicembre 2026, con sanzioni che possono arrivare fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato globale. In Cina, invece, il logo resta obbligatorio per legge, senza eccezioni. Gli utilizzatori in India, Corea del Sud e Vietnam devono avere un abbonamento AI Ultra per accedere al nuovo interruttore. Infine, gli account aziendali e scolastici non hanno proprio accesso all’impostazione.
Su Gemini web, per attivare la funzione basta cliccare su Impostazioni e selezionare Filigrana multimediale. L’opzione, al momento della scrittura, non risulta ancora disponibile sulle app mobili, ma dovrebbe arrivare a breve.
Un equilibrio delicato tra libertà creativa e trasparenza
Secondo quanto dichiarato dal vicepresidente di Google per Gemini, Labs e AI Studio, Josh Woodward, il cambiamento è il risultato di un sondaggio interno sulle frustrazioni più comuni segnalate da chi usa Gemini. La rimozione della filigrana visibile figurava tra le richieste più frequenti.
Google ha quindi scelto di andare incontro ai creator mantenendo però intatti i meccanismi di verifica sottostanti. È un compromesso che appare ragionevole se si considera il contesto in cui arriva questa novità. Affidarsi esclusivamente a un logo visibile per segnalare un contenuto sintetico si è rivelata una soluzione poco efficace, perché facilmente aggirabile con un semplice ritaglio.
Spostare la responsabilità della trasparenza su un sistema tecnico più solido come SynthID sembra quindi una scelta più robusta sul lungo periodo. Resta comunque da vedere quanto sarà davvero efficace nel contrastare la disinformazione visiva, soprattutto quando gli strumenti di verifica non sono così immediati da usare per chi naviga senza particolari competenze tecniche.













