Per oltre dieci anni chi possedeva un dispositivo Fitbit e un iPhone ha dovuto accontentarsi di un ecosistema a metà. I dati raccolti dal proprio fitness tracker restavano confinati dentro l’app di Google, senza alcuna possibilità di dialogare con Apple Salute. Con l’aggiornamento alla versione 5.05 dell’app Google Health per iOS, questa barriera cade.
Ora la sincronizzazione diventa bidirezionale: i dati di allenamento, sonno, parametri vitali e passi arrivano in Apple Salute. Diventano così accessibili a tutte le altre app compatibili con HealthKit.
L’aggiornamento risolve un problema molto reale per migliaia di persone che portano al polso un Fitbit pur vivendo dentro l’ecosistema Apple. La novità arriva peraltro a pochi mesi dal lancio di Fitbit Air, il tracker economico presentato da Google in primavera. Sembra pensata proprio per rendere questo prodotto più appetibile a chi non vuole rinunciare alla compatibilità con il proprio smartphone Apple.
Tuttavia, alcuni parametri più delicati restano ancora fuori da questa integrazione, un dettaglio che bisogna conoscere prima di attivare la funzione.
Google Health e Apple Salute: come funziona la sincronizzazione bidirezionale
Prima di questo aggiornamento Apple Salute alimentava Google Health, ma non il contrario. Ora, chi indossa un Fitbit può condividere con Apple Salute le proprie sessioni di allenamento, i dati sul sonno, i parametri vitali e il conteggio dei passi.

Una volta che questi dati arrivano in Apple Salute, diventano automaticamente disponibili per qualsiasi applicazione compatibile con HealthKit. Questo è probabilmente l’aspetto più interessante: rendere i propri dati Fitbit realmente utilizzabili da un intero ecosistema di app terze dedicate a nutrizione, allenamento o benessere generale.
Per attivare la funzione, ci sono due modalità.
- Dall’app Google Health: dal menu Connessioni > App e servizi, quindi aggiungere Apple Salute.
- Dall’app Salute di Apple: selezionare Condivisione > App > Google Health, quindi scegliere le categorie di dati da condividere tra le due piattaforme.
In entrambi i casi ci sarà qualche minuto di attesa, e talvolta anche un riavvio dell’app Google Health, prima che tutto risulti effettivamente sincronizzato. Inoltre, questa funzione richiede una versione di iOS relativamente recente per funzionare correttamente (almeno iOS 16.4).
I limiti dell’integrazione
Come spesso accade quando due ecosistemi concorrenti iniziano a dialogare, l’integrazione non è del tutto priva di limiti. La variabilità della frequenza cardiaca, la cosiddetta HRV, al momento non risulta tra i dati trasferibili tra le due app. La spiegazione emersa dalle segnalazioni della community online è che Apple e Google utilizzino metodologie di calcolo differenti per questo parametro. È un limite da tenere presente se il monitoraggio della variabilità cardiaca rappresenta un elemento centrale negli allenamenti o nello stato di recupero. In questo caso specifico si dovrà continuare a fare riferimento esclusivamente all’app Google Health.
Inoltre, l’aggiornamento 5.05 porta con sé anche un’altra novità che si affianca alla sincronizzazione, ovvero gli Smart Health Links. Si tratta di una funzione pensata per condividere in modo semplice i propri dati clinici con un medico o con un familiare, tramite link o codice QR. Al momento, però, questa funzione risulta disponibile soltanto per chi si trova negli Stati Uniti, quindi chi vive in Europa dovrà attendere un’eventuale estensione geografica prima di poterne beneficiare davvero.
Un tassello che mancava da troppo tempo
Questo aggiornamento chiude una vicenda che si trascinava fin dal 2014, l’anno in cui Apple presentò HealthKit. Fitbit, allora azienda indipendente, scelse deliberatamente di non integrarsi con quella piattaforma. Probabilmente lo fece per non perdere il controllo esclusivo sui dati di chi indossava i suoi dispositivi.
Con l’acquisizione da parte di Google e la successiva trasformazione dell’app Fitbit in Google Health, quella strategia di chiusura sembra essere stata definitivamente abbandonata.
Resta, come sempre, qualche imperfezione da limare, a partire dalla questione della variabilità cardiaca. Nel complesso, però, si tratta di una novità che va nella direzione giusta per chi desidera libertà di scelta tra i dispositivi indossabili senza dover rinunciare all’integrazione con il proprio smartphone.













