GL.iNet è nata come produttore di router da viaggio, ma da qualche anno la serie Flint ha portato il suo firmware basato su OpenWrt anche sulla scrivania di casa. Il Flint 3e (GL-BE6500) si colloca sotto il Flint 3 tri-band e prende di fatto il posto del Flint 2, il modello Wi-Fi 6 con processore MediaTek che negli ultimi due anni è diventato un riferimento per gli smanettoni della rete domestica.
Il Flint 2 offriva due porte da 2,5 gigabit e quattro da 1 gigabit, mentre il 3e porta tutte e cinque le prese Ethernet a 2,5 Gbit/s e passa a una piattaforma Qualcomm IPQ5322 con radio a 5 GHz 4×4 e canali da 160 MHz. Rinuncia però alla banda dei 6 GHz, una scelta legata alla scarsa diffusione dei client compatibili e alla portata ridotta di quelle frequenze fra le pareti di casa.
Su Amazon Italia costa 184,99 euro, una cifra vicina a quella dell’ASUS TUF BE6500 ma con un’impostazione diversa, perché qui il valore sta soprattutto nel software. VPN WireGuard fino a 680 Mbps, AdGuard Home integrato, multi-WAN e accesso diretto a LuCI ne fanno un apparato pensato per chi vuole mettere seriamente le mani sulla rete senza flashare firmware alternativi. Un dispositivo pensato per chi ha una fibra veloce o un NAS con porta multi-gigabit e cerca un router aperto da configurare a fondo, molto meno a chi desidera un sistema mesh da installare e dimenticare.
4 antenne pieghevoli e un guscio che scalda
Il Flint 3e riprende la linea della famiglia, con uno chassis in plastica nera opaca dalla forma a parallelepipedo basso e quattro antenne esterne pieghevoli fissate sul retro. Misura 240 × 157 × 74 mm e pesa circa 840 grammi, più di molti router dual-band della stessa fascia, un peso che lo tiene ben fermo sul ripiano anche con quattro o cinque cavi collegati sul retro. Le antenne ruotano fino a 180 gradi e si orientano anche lateralmente, un dettaglio che torna utile se pensi di fissarlo a parete o di sistemarlo dentro un mobile.

Sul pannello posteriore trovano posto le cinque porte Ethernet, il connettore di alimentazione DC 5521 e il tasto di reset, che è anche l’unico pulsante fisico. Manca un interruttore per spegnere il Wi-Fi o il LED, ma entrambe le funzioni si possono programmare dall’interfaccia web con orari di accensione e spegnimento. La porta USB 3.0 di tipo A si trova sul fianco sinistro, una posizione comoda per una chiavetta e meno per un disco da lasciare collegato in modo permanente con il cavo in vista.
La USB 3.0 arriva teoricamente a 5 Gbit/s, cioè circa 400 MB/s reali. In realtà il processore Cortex-A53 regge circa 100 MB/s in lettura e 57 MB/s in scrittura via Samba, numeri sufficienti per backup e documenti ma lontani da quelli di un NAS dedicato. Quindi cercare un SSD veloce non serve: conviene guardare affidabilità, consumo e prezzo al gigabyte. Un Netac SSD portatile 1 TB o un disco meccanico WD Elements 2 TB potrebbero essere la soluzione migliore. Formattalo in ext4 se il disco resta sempre sul router: su OpenWrt è il formato più veloce e affidabile. Scegli exFAT solo se ogni tanto devi collegarlo direttamente al PC. NTFS è quello che rallenta di più la scrittura.
Il raffreddamento è attivo. Una ventola interna lavora insieme alle feritoie sul fondo e sul retro, ma resta ferma finché il processore non tocca i 70 °C, così nell’uso quotidiano il router non si sente. La superficie del guscio si assesta intorno ai 60 °C, qualche grado in più rispetto al Flint 2 passivo, anche per l’assenza di aperture sul coperchio superiore. Se colleghi un SSD esterno alla porta USB 3.0, non appoggiarlo al router che è già abbastanza caldo.

Il LED bicolore frontale è piccolo e collocato in basso, quindi poco leggibile se il router sta su una mensola all’altezza degli occhi. Nella confezione si trovano l’alimentatore da 12 V e 3 A con adattatore per la presa, un cavo Ethernet e una guida rapida.
Qualcomm IPQ5322 e una radio a 5 GHz con 4 flussi
Il cuore del router è il SoC Qualcomm IPQ5322, un quad-core ARM Cortex-A53 a 1,5 GHz affiancato da 1 GB di memoria DDR4 e da 512 MB di flash NAND. Rispetto agli 8 GB di eMMC del Flint 3 lo spazio per i pacchetti aggiuntivi è più ridotto, un limite da tenere presente se intendi installare parecchi servizi sul router. La sezione radio separa le due bande in modo netto. Sui 2,4 GHz lavora un modulo 2×2 con canali da 40 MHz e un massimo teorico di 688 Mbps, mentre sui 5 GHz un chip dedicato gestisce quattro flussi spaziali (4×4 MIMO) su una larghezza di 160 MHz, fino a 5.764 Mbps.

Mancano quindi i canali da 320 MHz, che nello standard Wi-Fi 7 esistono solo sui 6 GHz. In compenso ci sono la modulazione 4K-QAM, il Multi-Link Operation (MLO) che unisce 2,4 e 5 GHz in un unico collegamento, il Multi-RU e il preamble puncturing, che permette di sfruttare un canale largo anche se una sua porzione è occupata da una rete vicina.
Nelle prove sul campo, a pochi metri di distanza un portatile Wi-Fi 6 tocca circa 1,95 Gbit/s in download e 1,7 Gbit/s in upload, segno che con i client Wi-Fi 6 il guadagno arriva più dalla stabilità che dalla velocità di picco. Sui 2,4 GHz lo stesso computer si ferma intorno ai 276 Mbps. Con uno smartphone Wi-Fi 7 la resa sulla distanza è invece meno brillante, perché nelle stanze più lontane il segnale cala più di quanto la scheda tecnica riporta.
Sul cablato il router non mostra affanni. Una connessione da 1 Gbit/s raggiunge oltre 1.260 Mbps grazie all’accelerazione hardware del traffico, con il carico del processore che si muove appena.
5 porte da 2,5 gigabit, multi-WAN e VPN a 680 Mbps
La dotazione cablata è l’aspetto più interessante per chi ha una casa già ricca di dispositivi multi-gigabit. Le cinque porte Ethernet a 2,5 Gbit/s sono tutte uguali, con una dedicata alla WAN, una che può lavorare come WAN o come LAN e tre riservate alla rete locale. Con questa disposizione puoi collegare un ONT da 2,5 gigabit ovvero l’apparecchio che l’operatore installa dove arriva la fibra ottica a casa tua (FTTH), un NAS e un PC desktop senza ricorrere a uno switch esterno, oppure attivare due linee in ingresso. Il multi-WAN gestisce failover automatico e bilanciamento del carico fra Ethernet, Wi-Fi in modalità ripetitore, tethering USB da smartphone e chiavette 4G o 5G. Il tethering USB, però, passa tutto dal processore e con uno smartphone 5G si ferma intorno ai 250-300 Mbps, meno della metà di quanto lo stesso telefono raggiungerebbe collegato a un PC. Come linea di riserva va benissimo.

Sul fronte della sicurezza il Flint 3e integra AdGuard Home, che filtra pubblicità, tracker e domini malevoli a livello DNS per tutta la rete, e un controllo parentale con profili e fasce orarie. La parte VPN è quella che distingue i router GL.iNet dalla concorrenza. Il router funziona come client o server WireGuard e OpenVPN, quest’ultimo con il modulo DCO (Data Channel Offload) che sposta la cifratura nel kernel, e in modalità client arriva fino a 680 Mbps.

Si possono gestire più tunnel contemporanei e decidere, dispositivo per dispositivo o dominio per dominio, quale traffico passa dalla VPN. Inoltre, sono disponibili come applicazioni Tailscale e ZeroTier, per raggiungere la rete di casa da remoto senza aprire porte sul router. L’opzione Full Cone NAT, infine, porta console e PC a un NAT di tipo aperto, utile nelle partite online con chat vocale.
Interfaccia GL.iNet per tutti i giorni e LuCI per le regolazioni fini
La prima configurazione richiede pochi minuti. Dopo aver collegato il cavo WAN e l’alimentazione, ci si connette alla rete Wi-Fi indicata sull’etichetta inferiore, oppure via cavo, e si apre l’indirizzo 192.168.8.1. La procedura guidata chiede la lingua, una password di amministrazione di almeno dieci caratteri con lettere, numeri e simboli, e il tipo di connessione a Internet. In alternativa, puoi usare l’app GL.iNet per iOS e Android, che copre le funzioni principali ma resta meno completa del pannello web.
L’interfaccia proprietaria, arrivata alla serie 4.x del firmware, è ordinata e reattiva. Fra le impostazioni wireless compaiono la sezione dedicata all’MLO, attivabile anche sulla rete ospiti, la larghezza di banda dinamica a 160 MHz e la pianificazione oraria delle singole bande. Sotto la superficie gira OpenWrt 23.05 su base QSDK di Qualcomm, con kernel Linux 5.4. Dal menu avanzato si accede a LuCI senza flashare nulla e via SSH si installano pacchetti con opkg, temi grafici e strumenti come iStore.
LuCI è l’interfaccia web ufficiale di OpenWrt, la stessa che si trova su qualsiasi router con il firmware open source standard. Il pannello di GL.iNet è in pratica uno strato semplificato appoggiato sopra questo sistema, comodo per le operazioni di tutti i giorni ma limitato alle funzioni che il produttore ha scelto di mostrare. LuCI, invece, legge e scrive direttamente i file di configurazione di OpenWrt (il formato UCI, raccolto nella cartella /etc/config) e quindi espone quasi ogni parametro del router senza passare dalla riga di comando.
Questo significa poter creare VLAN e reti separate, per esempio una dedicata ai dispositivi smart home con il proprio Wi-Fi e le proprie regole, definire zone e regole del firewall, aggiungere rotte statiche, assegnare indirizzi fissi con opzioni DHCP avanzate, regolare la potenza di trasmissione delle radio o pianificare operazioni ricorrenti. Dalla pagina Software si installano pacchetti con un clic, come SQM per contenere il bufferbloat (che però richiede di spegnere l’accelerazione hardware), i grafici di traffico e temperature di luci-app-statistics o un client di DNS dinamico. C’è poi una protezione utile se ti piace sperimentare, perché se una modifica ti fa perdere l’accesso al router, LuCI ripristina da sola le impostazioni precedenti dopo circa un minuto e mezzo.
Le due interfacce, però, non si parlano fino in fondo. Alcune impostazioni cambiate in LuCI possono essere sovrascritte dal pannello GL.iNet al salvataggio successivo, e non tutti i pacchetti del repository OpenWrt funzionano con il kernel Qualcomm del router, soprattutto quelli che caricano moduli del kernel. Prima di metterci le mani conviene sempre salvare un backup della configurazione e lasciare al pannello GL.iNet le funzioni che già gestisce, riservando LuCI a quello che manca.
Questa doppia anima è il motivo principale per scegliere un Flint. Tuttavia il kernel non è recente e lo spazio NAND limitato invita a non esagerare con le estensioni, per cui Docker e servizi pesanti conviene affidarli a una macchina separata. C’è anche un compromesso da conoscere, perché l’accelerazione di rete che tiene basso il carico della CPU entra in conflitto con il QoS e obbliga a scegliere fra throughput massimo e priorità del traffico.
Per la gestione remota c’è GoodCloud, gratuito, che permette di monitorare il router, aggiornare il firmware e aprire una sessione SSH dal browser, mentre AstroWarp si occupa di collegare reti in sedi diverse. Il Flint 3e lavora anche come access point, ripetitore o bridge WDS, una possibilità utile se a monte c’è già un modem dell’operatore che non vuoi o non puoi sostituire.
Scheda tecnica del GL.iNet Flint 3e
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| Modello | GL.iNet Flint 3e (GL-BE6500) |
| Standard | Wi-Fi 7 (IEEE 802.11be), retrocompatibile con a/b/g/n/ac/ax |
| Classe | BE6500 dual-band |
| Processore | Qualcomm IPQ5322, quad-core ARM Cortex-A53 a 1,5 GHz |
| Memoria | 1 GB DDR4 |
| Archiviazione | 512 MB NAND |
| Banda 2,4 GHz | 2×2 MIMO, canali da 40 MHz, fino a 688 Mbps |
| Banda 5 GHz | 4×4 MIMO, canali da 160 MHz, fino a 5.764 Mbps |
| Banda 6 GHz | Assente |
| Funzioni Wi-Fi 7 | MLO, 4K-QAM, Multi-RU, preamble puncturing, DFS |
| Antenne | 4 esterne pieghevoli e orientabili |
| Porte Ethernet | 5 × 2,5 Gbit/s (1 WAN, 1 WAN/LAN, 3 LAN) |
| USB | 1 × USB 3.0 tipo A |
| Pulsanti e LED | Reset, LED bicolore programmabile |
| Raffreddamento | Ventola interna con avvio a 70 °C |
| VPN | WireGuard e OpenVPN con DCO, client e server, fino a 680 Mbps; Tailscale e ZeroTier |
| Funzioni software | AdGuard Home, controllo parentale, multi-WAN con failover e bilanciamento, rete ospiti con MLO, Full Cone NAT |
| Firmware | GL.iNet 4.x su OpenWrt 23.05 (QSDK), LuCI e SSH |
| Modalità operative | Router, access point, ripetitore, WDS |
| Gestione remota | GoodCloud, AstroWarp, app per iOS e Android |
| Alimentazione | 12 V, 3 A, connettore DC 5521 |
| Consumo massimo | 25 W, 37,2 W con carico USB |
| Dimensioni | 240 × 157 × 74 mm |
| Peso | Circa 840 g |
| Garanzia | 2 anni |
Flint 3e: un router da smanettare
Il Flint 3e non insegue i numeri da scheda tecnica dei tri-band Wi-Fi 7 da 400 euro e oltre. Punta piuttosto su cinque porte multi-gigabit tutte uguali, una radio a 5 GHz 4×4 solida e un firmware aperto che offre VPN veloci, AdGuard Home e multi-WAN senza abbonamenti.
Con i client Wi-Fi 6 le prestazioni restano vicine a quelle del Flint 2, quindi chi possiede già il predecessore ha pochi motivi per cambiare. Se invece parti dal modem dell’operatore o da un vecchio router Wi-Fi 5 e hai una fibra da 2,5 gigabit, un NAS o la voglia di gestire la rete da LuCI, a meno di 200 euro trovi un apparato flessibile e decente che cresce insieme alle tue competenze.
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