Negli ultimi mesi il tema della sovranità digitale è tornato al centro del dibattito europeo. In questo scenario si inserisce GDPRchat, il nuovo assistente conversazionale sviluppato dalla startup danese FRITS AI ApS, con sede a Copenaghen. Il progetto nasce con la missione dichiarata di garantire la piena conformità al GDPR, il regolamento europeo sulla protezione dei dati.
L’idea è offrire un’alternativa a ChatGPT capace di tenere tutte le informazioni personali entro i confini dell’Unione Europea. Dal punto di vista tecnico, GDPRchat non sviluppa un proprio modello linguistico da zero. Si appoggia infatti a Mistral AI, l’azienda francese diventata il punto di riferimento europeo in questo campo. Inoltre, è ospitato sui server di Hetzner, provider cloud tedesco.
Per le ricerche sul web, invece, il servizio si affida a Brave Search, motore statunitense. Tuttavia, dichiara di inviare solo il testo della query, privato di identificatori come indirizzo IP o dati dell’account. Tutto viene instradato tramite server europei, un dettaglio che rassicura chi tiene alla riservatezza delle proprie ricerche.
GDPRchat: la privacy e i limiti della concorrenza
Il punto di forza del servizio è la protezione dei dati personali. In Europa questo tema continua a pesare sulle scelte di molte persone. Il riferimento normativo più citato è il Cloud Act statunitense del 2018. Questa legge obbliga le aziende americane a consegnare i dati richiesti dalle autorità federali, indipendentemente da dove si trovi il titolare. Una condizione che riguarda direttamente ChatGPT, Gemini e Copilot, i chatbot più usati in Europa.
GDPRchat promette trasparenza totale sul trattamento dei dati, nessun tracciamento pubblicitario di terze parti e la possibilità di richiedere in qualsiasi momento la cancellazione completa dell’account.

Sul fronte prezzi, il piano gratuito prevede crediti che si rinnovano automaticamente ogni giorno, una soluzione pensata per chi vuole provare il servizio senza impegno. L’abbonamento a pagamento parte invece da 12,19 euro, una cifra sensibilmente più conveniente rispetto a ChatGPT Plus.

Mancano ancora benchmark indipendenti in grado di confrontare la qualità delle risposte con quella dei concorrenti più affermati.
Una proposta interessante da verificare sul campo
GDPRchat è un tentativo di rispondere a una domanda crescente di alternative europee nel campo dell’intelligenza artificiale conversazionale. Allo stesso tempo, è doveroso riconoscerne i limiti strutturali.
Tuttavia, non bisogna aspettarsi un sostituto diretto di ChatGPT in termini di capacità pura. Il servizio offre oltre venti strumenti, tra generazione di immagini, esecuzione di codice e analisi documentale. Si tratta però di funzionalità ormai considerate lo standard minimo per qualsiasi assistente AI serio, non un elemento distintivo. Il vero banco di prova sarà la capacità dell’azienda di scalare l’infrastruttura per far fronte a una domanda superiore alle previsioni.













