Galaxy SmartTag2 è arrivato nell’ottobre 2023 e, a tre anni di distanza, si trova ancora a un prezzo spesso dimezzato rispetto ai 39,99 euro di listino. La particolarità del momento è che il suo successore esiste già. Samsung ha presentato Galaxy SmartTag3 a fine settembre 2026, ma lo venderà prima in Corea del Sud e negli Stati Uniti, mentre gli altri mercati dovranno aspettare il 2027. Di conseguenza, se oggi in Italia cerchi un localizzatore per chiavi, zaino o valigia e hai in tasca uno smartphone Galaxy, il modello ufficiale disponibile è ancora quello di seconda generazione.
La forma ad anello con l’asola integrata, la certificazione IP67, la ricerca di precisione con UWB e una rete di ritrovamento sostenuta da centinaia di milioni di dispositivi Galaxy restano argomenti solidi. Tuttavia ci sono anche limiti che il tempo ha reso più evidenti, a partire dalla compatibilità chiusa e da una batteria che non sempre mantiene le promesse.
Galaxy SmartTag2: un anello di plastica pensato per restare appeso
Il corpo misura 52,4 x 28,8 x 8 mm e pesa 13,75 grammi, pila compresa. Rispetto al primo SmartTag la forma è cambiata: al posto del quadratino con il forellino sottile in un angolo c’è una sorta di pillola allungata con un’ampia asola ricavata direttamente nella scocca. Il vantaggio è pratico. L’anello del portachiavi passa dentro senza custodie aggiuntive e il punto di aggancio è rinforzato; quindi resiste bene a mesi di sfregamenti in tasca. È un dettaglio che Samsung, curiosamente, ha abbandonato con SmartTag3, dove per agganciare il tag servono custodie vendute a parte.
La certificazione IP67 indica la resistenza alla polvere e all’immersione in acqua dolce fino a un metro per mezz’ora. Nella pratica un temporale, un passaggio in lavatrice dentro la tasca di un giubbotto o una pozzanghera non sono un problema, mentre mare e piscina restano sconsigliati.

Al centro del Galaxy SmartTag2 si trova un pulsante fisico. Serve a far squillare il telefono quando lo hai perso in casa, ma può anche avviare una scena di SmartThings, per esempio spegnere le luci o accendere un condizionatore compatibile. È una funzione di nicchia, eppure chi ha già una casa connessa Samsung la usa volentieri.
Il guscio, infine, è in plastica. A contatto continuo con le chiavi di metallo è normale che si segni, soprattutto nella versione nera.
Tre livelli di ricerca
Per capire cosa aspettarsi dal Galaxy SmartTag2, bisogna distinguere tre situazioni. La prima è la più semplice. Se il tag è nel raggio d’azione del Bluetooth 5.3, fino a 120 metri in campo aperto e meno tra muri e mobili, il telefono lo vede direttamente e puoi farlo suonare dall’app. Il cicalino non è fortissimo, ma in un appartamento silenzioso si sente anche da sotto un cuscino.
La seconda riguarda la ricerca di precisione. Con uno smartphone dotato di UWB (ultra wideband, una tecnologia radio che misura distanza e direzione con un margine di pochi centimetri) si apre la Vista bussola, che mostra una freccia e i metri che mancano all’oggetto. Tuttavia, l’UWB è presente solo su alcuni Galaxy, in genere i modelli Plus e Ultra della serie S e i pieghevoli Fold, mentre gran parte della gamma A e molti telefoni di fascia media ne sono privi. Su questi Galaxy resta la funzione Cerca nelle vicinanze, che si basa sull’intensità del segnale Bluetooth.
La terza situazione è quella che giustifica l’acquisto. Se il tag è lontano interviene la Galaxy Find Network. Ogni smartphone o tablet Galaxy che passa nelle vicinanze e partecipa alla ricerca offline rileva il segnale cifrato del tag e invia la posizione al cloud, senza che il proprietario di quel dispositivo se ne accorga.
Samsung dichiara oltre 900 milioni di dispositivi Galaxy nella rete. In una città grande dove i Galaxy sono ovunque, gli aggiornamenti arrivano con buona frequenza. Inoltre, in Italia Samsung ha una quota di mercato alta, quindi questo limite pesa meno che altrove, ma resta un limite strutturale.
Configurazione del Galaxy SmartTag2
L’abbinamento è rapido, ma alcune opzioni utili sono nascoste e conviene attivarle subito. Ecco la procedura per il Galaxy SmartTag2:
- Preparazione. Controlla che lo smartphone Galaxy abbia Android 9 o successivo, il Bluetooth attivo e l’account Samsung collegato. Aggiorna l’app SmartThings dal Galaxy Store, perché la registrazione dei tag passa ancora da lì anche sui telefoni che hanno l’app Samsung Find preinstallata.
- Accensione. Sfila la linguetta di plastica dal vano della pila. Il tag emette un breve suono e sul telefono compare la finestra di abbinamento; se non succede nulla, tieni premuto il pulsante centrale per qualche secondo.
- Registrazione. Segui la procedura guidata e assegna un nome chiaro come “Chiavi di casa” o “Valigia blu”, insieme a un’icona. Con più tag la differenza si nota.
- Avviso di dimenticanza. Nelle impostazioni del singolo tag attiva la notifica che segnala quando ti allontani senza l’oggetto, poi aggiungi i luoghi sicuri (casa, ufficio) dove non vuoi ricevere avvisi inutili.
- Modalità Smarrito. Inserisci in anticipo un recapito telefonico o un breve messaggio. Chi ritrova le tue cose potrà leggerli avvicinando al tag qualsiasi smartphone con NFC, anche un iPhone, senza installare nulla.
- Ricerca offline del telefono. Nelle impostazioni del Galaxy, nella sezione dedicata alla sicurezza (Protezione dispositivi smarriti), verifica che la ricerca offline sia attiva. Così il tuo smartphone partecipa alla rete che aiuta a ritrovare gli oggetti smarritti.
Un vantaggio spesso sottovalutato riguarda il cambio di dispositivo. I tag sono legati all’account Samsung e non al singolo telefono, per cui con un nuovo Galaxy si risincronizza da solo dopo l’accesso, senza doverlo resettare.
Autonomia

Il Galaxy SmartTag2 usa una comune pila CR2032 da 220 mAh. Samsung indica fino a 500 giorni di autonomia in uso normale e fino a 700 attivando la modalità Risparmio energetico, che però disattiva la Vista bussola e alcune regolazioni della suoneria, lasciando solo la ricerca Bluetooth di base. Sono valori ottenuti con un profilo d’uso medio.
La sostituzione richiede un minuto. Inserisci l’unghia nella tacca sul fondo, sfila il coperchio, cambia la pila rispettando la polarità indicata e richiudi. Se il tag smette di rispondere, il reset si fa togliendo la pila, tenendo premuto il pulsante centrale e rimettendola al suo posto senza rilasciare il tasto. È una procedura poco nota, ma risolve molti blocchi senza dover registrare di nuovo l’oggetto da zero.
In ogni caso, prima di cambiare la pila, si raccomanda di aprire l’app, avvicinarsi al tag e controllare il livello di carica aggiornato. Se la si deve sostituire, meglio comprare una CR2032 di marca. Invece, per gli oggetti che restano fermi a lungo, si consiglia di attivare il risparmio energetico, dato che in questo caso la bussola serve poco.
Galaxy SmartTag2: parte dell’ecosistema Samsung
Il limite principale non è tecnico, ma riguarda l’ecosistema. Il Galaxy SmartTag2 funziona solo con smartphone e tablet Galaxy. Non si abbina a un Pixel, a uno Xiaomi o a un iPhone e non entra nella rete Find Hub di Google, che nel frattempo è cresciuta grazie ai localizzatori di altri produttori compatibili con qualsiasi telefono Android. C’è poi una questione di prospettiva. Un tag dura anni, mentre lo smartphone si cambia più spesso, e non sempre si rimane fedeli allo stesso marchio.
Sul fronte della privacy, invece, i dati di posizione viaggiano cifrati e i telefoni Galaxy avvisano se un tag sconosciuto si sposta insieme a te per un certo tempo, una tutela importante contro l’uso di questi dispositivi per seguire le persone a loro insaputa. La protezione funziona al meglio tra Galaxy, quindi chi usa altri telefoni ha meno strumenti per accorgersi di un tag Samsung nascosto in borsa.
L’integrazione con SmartThings Station, la base di ricarica wireless di Samsung che fa anche da punto di rilevamento in casa, aggiunge un tassello per chi vive già nell’ecosistema.
SmartTag3 c’è già, ma l’Europa lo vedrà solo nel 2027
Il nuovo modello è stato annunciato il 30 settembre 2026, in Corea è in vendita dal 7 ottobre e seguiranno gli Stati Uniti, mentre per gli altri Paesi Samsung parla genericamente del 2027. Le differenze sono reali, ma non tutte contano per tutti.
| Caratteristica | Galaxy SmartTag2 | Galaxy SmartTag3 |
|---|---|---|
| Forma | Pillola con asola integrata | Quadrata arrotondata, aggancio con custodia |
| Peso e ingombro | 13,75 g | Ridotti di circa un terzo |
| Autonomia dichiarata | 500 giorni (700 in risparmio) | 550 giorni (790 in risparmio) |
| Connettività | Bluetooth 5.3, UWB, NFC | Bluetooth 6.0 con Channel Sounding, UWB, NFC |
| Vista bussola | Solo a breve distanza con UWB | Fino a circa 60 m su alcuni Galaxy recenti |
| iPhone | Non supportato | Ricerca e condivisione di base |
| Rete Find Hub di Google | No | No |
Le novità più interessanti dello SmartTag3 sono due. La prima riguarda il Channel Sounding del Bluetooth 6.0. Si tratta di una tecnica che calcola la distanza analizzando il segnale radio scambiato tra telefono e tag, e che porta la bussola fino a circa 60 metri. Tuttavia oggi funziona solo sul Galaxy S26 Ultra, sul Galaxy S26 Plus e sui Fold8, quindi chi ha un Galaxy di fascia media non ne beneficia.
La seconda novità è il supporto per gli iPhone, utile per le famiglie con sistemi misti, anche se su iOS mancano bussola e avviso di dimenticanza. Le notifiche di zona, che avvisano quando un oggetto entra o esce da un’area, sono la funzione più importante assente nel modello attuale.
Resta, invece, un punto a favore del tag di seconda generazione: l’asola integrata. Su SmartTag3 servono custodie extra, con un costo aggiuntivo che riduce il vantaggio di prezzo. Infine, nemmeno il nuovo tag entra nella rete Find Hub, per cui il limite dell’ecosistema Samsung resta.
Galaxy SmartTag2: conclusioni
Nell’autunno 2026, Galaxy SmartTag2 è una scelta sensata a una condizione precisa: avere uno smartphone Galaxy e l’intenzione di restarci per qualche anno. In quel caso, offre una rete di ricerca capillare nelle città, una scocca resistente all’acqua, un’asola comoda e un messaggio in modalità Smarrito leggibile da qualsiasi telefono.
Tuttavia, il modello di smartphone che usi conta più di quanto sembri. Con un Galaxy della serie S in versione Plus o Ultra, oppure con un Fold, hai a disposizione la bussola UWB e la ricerca diventa precisa fino al metro; con un Galaxy A ti affidi al solo Bluetooth, più lento ma comunque efficace nella maggior parte dei casi.
Aspettare SmartTag3 ha senso soprattutto se possiedi un Galaxy S26 o un Fold8, se in famiglia ci sono utenti iPhone che devono localizzare gli stessi oggetti oppure se ti interessano le notifiche di zona per un animale. Negli altri casi, attendere fino al 2027 per un tag che non risolve il limite dell’ecosistema è poco utile.
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