Xiaomi è arrivata ai monitor da gioco con la stessa logica che le ha aperto il mercato degli smartphone, ovvero specifiche da fascia alta e listini che costringono la concorrenza a rifare i conti. Il G Pro 27Qi 2026 occupa il vertice della sua linea gaming da 27 pollici e arriva in Europa dopo una prima vita in Cina, dove la stessa piattaforma era in vendita dalla primavera 2025 con il marchio Redmi. Rispetto al G Pro 27i, che resta a listino a un prezzo più basso, la novità principale riguarda la retroilluminazione. Le 1152 zone di local dimming restano invariate, mentre la luminanza di picco passa da 1000 a 2000 nit e la taratura di fabbrica promette un errore cromatico dimezzato.
Xiaomi porta un HDR, quello che gli IPS certificati HDR400 possono solo imitare, sulla scrivania di chi non vuole spendere quanto chiede un OLED. A 349 euro il monitor trova posto fra chi gioca in 1440p ad avventure, simulatori di guida e open world, chi guarda film HDR davanti al PC e chi ritocca foto la sera. Il punto di forza è la riserva di luce, il prezzo da pagare è una certa disciplina e attenzione nelle impostazioni.
Base in metallo e ergonomia completa
La prima impressione è di un prodotto più curato del predecessore. Le cornici superiore e laterali misurano appena 2 mm, quella inferiore sale a 13,8 mm, e il rapporto fra superficie attiva e frontale arriva così al 94,7%. La scocca è in plastica ABS grigio scuro con finitura satinata, il listello sotto lo schermo è in acciaio inox e la base è una lastra metallica verniciata a polvere, più piccola di quella del G Pro 27i e quindi più adatta alle scrivanie poco profonde. Il montaggio richiede qualche vite, operazione da fare una sola volta ma meno comoda degli attacchi rapidi ormai diffusi.

Il monitor senza base pesa 3,9 kg, con il piedistallo 6 kg, contro i 6,8 kg del modello precedente. Lo spessore varia da 19,1 mm nella parte alta a 63,9 mm al centro, dove si concentra l’elettronica. Il supporto ergonomico è completo, cosa non scontata sotto i 400 euro, con 120 mm di escursione in altezza, inclinazione da -5° a +21°, rotazione di 35° per lato e pivot a 92° in entrambi i versi. Sul retro c’è un anello luminoso RGB disattivabile e sul fianco un gancio estraibile per le cuffie. Se preferisci un braccio articolato o se vuoi collegarci un mini pc, l’attacco VESA 75 × 75 è disponibile.
Un Fast IPS con Quantum Dot
Il pannello è un Fast IPS da 27 pollici con risoluzione 2560 × 1440, densità di 109 PPI e frequenza massima di 180 Hz. La profondità di 10 bit si ottiene con una matrice a 8 bit nativi più FRC, una tecnica di dithering temporale che simula le sfumature intermedie alternando rapidamente due tonalità vicine. Il colore è affidato a uno strato Quantum Dot, una pellicola di nanocristalli che converte la luce blu dei LED in rosso e verde molto puri, ed è questo che spinge la gamma oltre lo spazio DCI-P3.

Alle spalle dello strato LCD lavora una retroilluminazione Mini LED diretta divisa in 1152 zone, cioè una griglia di aree che si accendono e si spengono in modo indipendente. Il contrasto nativo è di circa 990 a 1, tipico degli IPS, e con il local dimming attivo su un motivo a scacchiera sale a 9360 a 1. In SDR la luminanza a schermo pieno arriva a 775 nit, ben oltre quanto serva in qualsiasi ufficio. La luminosità viene regolata in PWM, quindi se sei sensibile allo sfarfallio è un aspetto da mettere in conto.
Quattro ingressi video e niente USB
Sul retro trovano posto due DisplayPort 1.4, due HDMI 2.0, un’uscita audio da 3,5 mm e l’ingresso per l’alimentatore esterno da 65 W. Una piastra copre le porte e nasconde i cavi, soluzione ordinata ma poco pratica se cambi spesso sorgente. Mancano invece USB-C, hub USB, KVM e altoparlanti, una rinuncia coerente con il prezzo che però taglia fuori chi spera di collegare il portatile con un solo cavo.

La DisplayPort 1.4 offre circa 25,9 Gbit/s utili, abbastanza per il 1440p a 180 Hz con colore a 10 bit senza ricorrere alla compressione DSC, ed è quindi l’ingresso da riservare al PC. La HDMI 2.0 si ferma a 18 Gbit/s e non ha la banda per i 180 Hz a questa risoluzione, perciò conviene destinarla a una seconda macchina o a una console. Proprio qui emerge il limite più evidente. Con la PS5 il monitor accetta il 1440p a 120 Hz, ma non gestisce né VRR né ALLM e non riceve un segnale 4K da ridimensionare, quindi chi gioca soprattutto su console farebbe meglio a cercare un alternativa. Nella confezione c’è un cavo DisplayPort da 1,5 m, mentre quello HDMI va acquistato a parte.
Menu a joystick, 4 livelli di dimming e 2 profili

L’OSD si governa con un unico joystick a cinque direzioni sotto la cornice. La struttura separa i profili immagine da una sezione gaming configurabile in modo indipendente. Sulla carta questo garantisce flessibilità, nella pratica obbliga a passare da due rami del menu per toccare colore, gamma e overdrive.
Il controllo più importante è quello del local dimming, con quattro posizioni (Off, Low, Middle e High) affiancate da un algoritmo di riconoscimento della scena e da una modalità di attenuazione globale. Il livello scelto cambia sia la luminanza sia la resa dei colori, perciò va impostato per ogni profilo e non una volta per tutte. Per il gioco ci sono il mirino sovrapposto, la funzione che schiarisce le zone d’ombra, l’overdrive a più livelli e il filtro per la luce blu con certificazione TÜV, che però agisce via software e non sul pannello. Il consiglio pratico è creare due configurazioni distinte, una per il desktop con dimming spento o su Low e una per l’HDR con Middle. In questo modo non devi rientrare nel menu ogni volta e, mentre lavori su fondi scuri, riduci gli sbalzi di luce attorno al cursore.
Colore, tempi di risposta e VRR alla prova dei numeri
Fuori dalla scatola la modalità nativa sfrutta tutta la gamma disponibile, con il 98,5% del DCI-P3 e il 96,3% dell’Adobe RGB, ma il punto di bianco tende al freddo e il preset Caldo lo sposta troppo verso il rosso. Il rapporto di calibrazione incluso dichiara un ΔE inferiore a 1, mentre l’errore medio è di circa 2,4 nel profilo DCI-P3 e 2,7 in quello sRGB, quest’ultimo con una limitazione della gamma, il cosiddetto clamp, che taglia fuori alcune tinte. Sono valori adeguati per gioco e web, per il ritocco fotografico serve invece una sonda come la Datacolor SpyderExpress. In HDR il quadro cambia, perché con dimming su Low o Middle la finestra al 10% si assesta intorno ai 1100 nit, mentre su High supera i 2600 nit a costo di mezzitoni troppo chiari e aloni più evidenti, soprattutto guardando lo schermo di lato.
L’overdrive Faster porta la risposta media a 4,2 ms a 180 Hz con un lieve overshoot, Standard sale a 7,3 ms ma lo elimina. In HDR resta disponibile solo quest’ultimo, dettaglio che pesa negli sparatutto competitivi. L’input lag è di circa 3 ms, non esiste una modalità di riduzione del motion blur a strobo e con alcune combinazioni di HDR e dimming compare uno sfarfallio visibile. Il VRR funziona (su Display Port 1.4 come accennato in precedenza) con le Radeon tramite FreeSync e con le GeForce in modalità G-Sync Compatible, attivabile dal driver anche senza certificazione Nvidia ufficiale.
Tutti i dati del G Pro 27Qi 2026
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| Modello | Xiaomi Mini LED Gaming Monitor G Pro 27Qi 2026 (P27QDA-RGPGL) |
| Diagonale e formato | 27″, 16:9, schermo piatto |
| Pannello | Fast IPS con Quantum Dot, BOE ME270QHB-NF7 o CSOT SG2701G03-3 |
| Risoluzione e densità | 2560 × 1440 pixel, 109 PPI |
| Frequenza di aggiornamento | 180 Hz |
| Tempo di risposta | 1 ms GtG dichiarato, circa 4,2 ms rilevati in Faster |
| Retroilluminazione | Mini LED diretta, 1152 zone, regolazione PWM |
| Luminanza | Circa 775 nit SDR, oltre 2600 nit di picco HDR su finestra al 10% |
| Contrasto | 1000 a 1 nativo, oltre 9000 a 1 con local dimming |
| Certificazione HDR | VESA DisplayHDR 1000, HDR10 e HLG |
| Gamma cromatica | 10 bit (8 bit + FRC), 98,5% DCI-P3, 96,3% Adobe RGB rilevati |
| Trattamento superficie | Opaco marcato |
| Ingressi video | 2 × DisplayPort 1.4, 2 × HDMI 2.0 |
| Altre porte | Uscita audio 3,5 mm, ingresso DC |
| Sincronizzazione | FreeSync, Adaptive-Sync, compatibile G-Sync |
| Ergonomia | Altezza 120 mm, inclinazione -5°/+21°, rotazione ±35°, pivot ±92° |
| Montaggio | VESA 75 × 75 mm |
| Dimensioni con base | 613,3 × 521,2 × 227,3 mm |
| Peso | 3,9 kg senza base, 6 kg con base |
| Alimentazione | Esterna, 24 V, 65 W massimi |
| Extra | Gancio per cuffie estraibile, anello RGB posteriore, rapporto di calibrazione |
2000 nit a 349 euro, con il livello Middle come alleato
Il G Pro 27Qi 2026 mette sul tavolo una quantità di luce che fino a poco tempo fa costava il doppio, e lo fa con una gestione delle zone più matura del predecessore. La base in metallo, l’ergonomia completa e la gamma cromatica ampia compongono un pacchetto solido, mentre i compromessi sono nella connettività ridotta all’essenziale e nel comportamento in HDR, dove l’overdrive resta fisso sulla modalità più lenta e alcune combinazioni con il local dimming producono sfarfallio, costringendo a scegliere le impostazioni con cura.
Ha senso se giochi in 1440p a titoli single player e open world, guardi film HDR davanti al PC e accetti di dedicare mezz’ora alla costruzione di due profili ben fatti. Se invece passi le serate su Valorant o Counter-Strike 2, cerchi un dock USB-C per il portatile o vuoi il VRR con la PS5, è più coerente il Philips Evnia 27M2N6501L, QD-OLED da 240 Hz con due HDMI 2.1 che costa 369 euro, mentre per i soli sparatutto basta l’MSI MAG 274QF X24, Rapid IPS da 240 Hz a 189 euro. Per tutti gli altri, con il dimming su Middle come punto di partenza, G Pro 27Qi 2026 è oggi il modo più economico di giocare su un HDR che merita il nome.
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