Nel catalogo Epomaker convivono due filosofie distinte. Da una parte la famiglia HE, con switch magnetici, Rapid Trigger e polling a 8000 Hz, costruita attorno al gaming competitivo. Dall’altra la serie TH, che rinuncia a quei numeri per concentrarsi su ciò che si sente sotto le dita e nelle orecchie. La TH87 appartiene al secondo gruppo, ed è una TKL da 87 tasti pensata per chi passa la giornata a scrivere più che a giocare.
C’è però un dettaglio che la rende interessante ben oltre la scheda tecnica, ovvero la disponibilità in versione ISO. Epomaker è tra i pochi produttori cinesi a proporre layout europei veri, con varianti britannica e tedesca accanto all’ANSI e alla giapponese. Per chi scrive in una lingua piena di lettere accentate questa è una discriminante che pesa più di qualunque specifica, perché determina se una tastiera sia utilizzabile oppure no.
Il resto del pacchetto punta sulla sostanza costruttiva, con montaggio gasket, cinque strati fonoassorbenti, keycaps in PBT double-shot e una batteria da 10.000 mAh fuori scala per la categoria. L’esemplare in prova mi è stato gentilmente fornito da Epomaker, che non ha posto condizioni né chiesto di rivedere il testo prima della pubblicazione, quindi quanto leggerai nasce dall’uso diretto sulla mia scrivania e resta una valutazione indipendente.
TH87: una costruzione che punta tutto sugli strati
La TH87 adotta una scocca in plastica con un peso vicino al chilogrammo, valore che le dà una stabilità notevole e la rende poco incline a scivolare durante le sessioni concitate. Non è una tastiera che porti in giro con leggerezza, ma è precisamente il tipo di massa che chi scrive apprezza, perché elimina qualsiasi flessione e qualsiasi rumore.

Il montaggio è di tipo gasket, con una piastra in policarbonato dotata di flex cut, presenti anche sul circuito stampato, che introducono una flessione controllata a ogni pressione. Sopra questa struttura Epomaker impila un sistema fonoassorbente a cinque strati, composto da schiuma Poron a sandwich, pad IXPE sotto gli switch, uno strato dedicato all’ottimizzazione acustica, un pad in EPDM sotto i socket e silicone sul fondo. Gli stabilizzatori sono montati su piastra e arrivano lubrificati di serie. Il risultato di questo montaggio si sente al primo tasto premuto.

I piedini regolabili offrono tre angoli di digitazione, come altri modelli Epomaker testati, utile per chi alterna scrivania alta e bassa. Il ricevitore wireless 2.4 Ghz trova posto in un vano ricavato sotto il piedino laterale destro, soluzione ormai standard in casa Epomaker e sempre gradita a chi si sposta.
La variante che ho in prova gioca su una palette sobria e ben calibrata, con grigio freddo, bianco sporco e un tocco di rosa sulla barra spaziatrice e alle quattro frecce direzionali. È un buon accostamento, e su una scrivania da lavoro è piacevole e rilassante.
Switch morbidi e un suono uniforme su tutta la scheda
Epomaker propone la TH87 con due opzioni di switch, entrambe lineari e lubrificate in fabbrica. I Creamy Jade sono i lineari classici della casa, con 45 gf di forza di attuazione, 2 mm di pre-corsa e 3,6 mm di corsa totale. I Sea Salt Silent V2 opzionali aggiungono invece la smorzatura interna che li rende ancora più silenziosi, accorciando la pre-corsa a 1,8 mm. In entrambi i casi la scheda accetta lo scambio a caldo, con socket compatibili sia con i modelli a tre pin sia con quelli a cinque, quindi la porta resta aperta a qualunque sperimentazione futura.

Il tocco è la prima cosa che colpisce, ed è molto morbido. La corsa scorre senza attriti percepibili e il fondo corsa arriva attutito invece che secco, effetto combinato della lubrificazione di fabbrica e delle guarnizioni gasket. Abituato a una tastiera a membrana lo trovo immediatamente familiare; chi invece viene da switch tattili dovrà abituarsi all’assenza di un punto di scatto.
Il dato che merita più attenzione riguarda però l’uniformità acustica. Su questa scheda tutti i tasti restituiscono la stessa tonalità ovattata, barra spaziatrice compresa, ed è un risultato tutt’altro che banale. La barra è infatti il tasto più lungo, monta stabilizzatori e copre la cavità d’aria più ampia della tastiera, quindi è il punto dove quasi ogni scheda tradisce un timbro più cupo e vuoto. Qui la differenza non si sente, segno che gli stabilizzatori sono tarati con cura e che i cinque strati lavorano in modo omogeneo.
Keycaps in PBT con profilo Cherry
Sul fronte delle keycaps la TH87 compie una scelta matura, montando un set in PBT lavorato con tecnica double-shot. È la combinazione più affidabile che esista sul mercato di massa, perché la legenda non è una stampa superficiale destinata a sbiadire ma un secondo strato di plastica passante, che sopravvive a qualunque quantità di ore di digitazione.

Il PBT porta con sé anche un vantaggio tattile, dato che la sua superficie leggermente granulosa resiste all’effetto lucido che affligge l’ABS dopo poche settimane di uso intenso. Le dita restano ancorate ai tasti anche dopo ore, senza quella sensazione scivolosa che compare sulle tastiere economiche appena la plastica si consuma.
Il profilo è Cherry, basso e scolpito, con ogni fila inclinata in modo diverso per assecondare la curva naturale delle dita. È lo standard di riferimento tra gli appassionati e garantisce una transizione indolore a chi arriva da qualsiasi tastiera tradizionale.

Va segnalato un limite che riguarda la retroilluminazione. Le legende non sono di tipo shine-through, quindi la luce dei LED south-facing non le attraversa ma emerge solo attorno alle keycaps e dalle fessure, affiancata da due strisce luminose che corrono lungo i fianchi della scocca. L’effetto scenico resta piacevole, ma al buio le scritte non si leggono.

Chi digita alla cieca non se ne accorgerà nemmeno, mentre chi cerca ancora i tasti con lo sguardo dovrà tenere una luce accesa sulla scrivania. In compenso il contrasto diurno è ottimo, con caratteri neri su fondo chiaro che restano leggibilissimi.
Le due strisce laterali non compaiono affatto nel configuratore, che non permette di assegnare loro né un colore né un effetto, e nessuno dei preset le tocca. L’unico comando disponibile è Fn + Home sulla tastiera, che ne cicla gli effetti fino a spegnerle.
Tri-mode e una batteria che cambia le abitudini
La connettività segue la formula tri-mode, quindi cavo USB-C, ricevitore 2,4 GHz e Bluetooth, con un selettore fisico sul retro che permette di passare da una modalità all’altra senza ricordare scorciatoie. Accanto trova posto un secondo interruttore che commuta tra Windows e Mac, modificando i codici che la tastiera invia e riallineando i modificatori al sistema operativo in uso.

Sul piano delle prestazioni la TH87 dichiara la sua natura senza ambiguità. Il polling rate si ferma a 1000 Hz sia via cavo sia tramite dongle, con tempi di risposta di 2 ms in modalità cablata e 5 ms in wireless dedicata, mentre il Bluetooth scende a 125 Hz con circa 11 ms di ritardo. Sono numeri lontani dagli 8000 Hz della gamma magnetica, ma perfettamente adeguati a qualsiasi uso che non sia il gioco competitivo a livello agonistico. La scheda supporta inoltre l’NKRO, sigla che sta per N-Key Rollover e indica la capacità di registrare correttamente qualunque numero di tasti premuti nello stesso momento. Sulle tastiere più economiche, quando si tengono giù diversi comandi insieme, qualche pressione viene semplicemente ignorata. Qui non accade, e il vantaggio si sente soprattutto nei giochi, dove capita di correre, accovacciarsi e ricaricare nello stesso istante.
Il vero primato sta nella batteria da 10.000 mAh, un valore che non ha praticamente rivali in questa fascia.
Nella prova sia il dongle sia il Bluetooth hanno funzionato in modo impeccabile, con connessioni rapide e stabili, senza disconnessioni né ritardi percepibili nell’uso quotidiano.
Il layout ISO per chi scrive in italiano
Su una tastiera ISO cambia tutto rispetto a una ANSI. La differenza fisica sta in tre punti, ovvero il tasto Invio a L che occupa due file, lo Shift sinistro accorciato con un tasto aggiuntivo alla sua destra, e un ulteriore tasto accanto a Invio sulla fila centrale.
Quei due tasti in più sono esattamente ciò che serve, perché la nostra lingua ha bisogno di tre lettere accentate che l’inglese non usa. Sulla mappatura italiana ò, à e ù occupano i tasti a destra della L, mentre il tasto a sinistra della Z produce i segni minore e maggiore, che su una ANSI sono semplicemente irraggiungibili.
Il risultato pratico è che una ISO-UK con la disposizione italiana impostata da Windows si comporta come una tastiera italiana a tutti gli effetti. Ogni carattere del nostro alfabeto esce dove deve, punteggiatura compresa. La sola differenza che resta è la serigrafia stampata sui tasti, che continua a dichiarare i simboli britannici anche quando produce quelli italiani.
È una discrepanza puramente estetica ma non trascurabile, perché nelle prime settimane le dita cercano conferma negli occhi. Chi digita alla cieca la ignorerà, mentre chi guarda la tastiera dovrà scegliere tra abituarsi, applicare adesivi sui tasti oppure sostituire il set con uno italiano, operazione possibile proprio perché la scocca è ISO standard.
Niente software da installare, ma soltanto Chrome e soltanto via cavo
Sulla TH87 non esiste alcun programma da scaricare, e questa è la prima differenza rispetto alla gamma magnetica, che si appoggia invece all’applicazione Epomaker V4. La pagina ufficiale dei driver propone due collegamenti distinti per Windows e Mac, ma entrambi conducono alla stessa interfaccia web, quindi la scelta del sistema operativo diventa ininfluente. Non è QMK e non è VIA, resta una piattaforma proprietaria.
Funziona, però a due condizioni che nessuna pagina del produttore dichiara. La prima riguarda il browser, perché serve Chrome oppure un altro Chromium. Con Firefox la tastiera non viene vista affatto, e il configuratore restituisce un avviso che segnala il mancato supporto di WebHID, la tecnologia su cui si appoggia per dialogare con la periferica. Quel messaggio, per giunta, compare in cinese, quindi chi non conosce la lingua resta senza il minimo indizio su cosa stia andando storto.
La seconda condizione riguarda il tipo di collegamento. Il Bluetooth non risulta supportato, mentre in 2,4 GHz la scheda viene rilevata ma la connessione fallisce al momento di stabilirla. L’unica strada percorribile resta quindi il cavo USB, con il selettore posteriore in posizione USB e Chrome aperto.
A parte il Bluetooth, questi vincoli non compaiono nel sito Epomaker, e scoprirli richiede tentativi a vuoto.

Dentro la piattaforma web, schermata per schermata
L’interfaccia si apre su un tema scuro con quattro sole voci nella colonna di sinistra, ovvero Custom Keys, Lighting Settings, shortcut command e Settings. In alto compare il modello riconosciuto con lo stato della connessione, mentre in basso resta un pannello per creare e salvare i profili. Chi arriva da Epomaker V4 riconosce una versione ridotta, priva della sezione community, dell’area profilo e dell’account personale.

La rimappatura lavora su due livelli distinti, Normal Layer e Fn, selezionabili in alto a destra. Si sceglie il tasto sulla mappa e gli si assegna un carattere pescandolo dalle tre schede Basic, Extended e Special Characters.
Va segnalata un’anomalia che riguarda proprio la variante ISO UK. Il dispositivo viene riconosciuto genericamente come TH87 ISO, senza distinzione di nazione, e la mappa disegnata a schermo riproduce un layout tedesco QWERTZ, con i tasti Ü, Ö e Ä al posto di quelli inglesi e le diciture di sistema in tedesco. Rimappare resta possibile, perché le posizioni fisiche coincidono ma le diciture cambiano.

Lighting Settings raccoglie una ventina di effetti dai nomi fantasiosi, da Starry Sky a Ripples Spread, affiancati dai comandi per colore, luminosità su cinque livelli, velocità e direzione, con ruota cromatica e valori esadecimali. Una scheda separata gestisce la reattività alla musica.

La voce shortcut command gestisce le macro con un registratore che cattura tastiera e mouse, permette di impostare i ritardi in millisecondi e consente di esportare e importare le sequenze.

Settings resta essenziale, con tema chiaro o scuro oppure sincronizzato al sistema, selezione della lingua e una sezione dedicata all’aggiornamento del firmware.
TH87: comfort e resa nelle ore lunghe
Nell’uso quotidiano la TH87 mostra la sua natura di strumento da scrittura. La combinazione di gasket, cinque strati fonoassorbenti e switch lubrificati produce una digitazione morbida e silenziosa, adatta a un ufficio condiviso o a una stanza dove qualcuno dorme.
L’assenza di picchi acustici, contribuisce a un ritmo di digitazione regolare. È un dettaglio che si nota solo dopo qualche ora, ed è esattamente il tipo di raffinatezza che distingue una tastiera curata da una assemblata. Il layout TKL conserva tutto ciò che serve, dalla fila funzione al blocco di navigazione completo con Ins, Canc, Home, Fine e le pagine, sacrificando solo il tastierino numerico. Per chi lavora con i numeri è una rinuncia da valutare.
Nel gioco la scheda si comporta bene senza brillare, perché i 1000 Hz e i 5 ms in wireless sono adeguati per qualsiasi titolo giocato per piacere, ma chi cerca il vantaggio competitivo guarderà altrove.
Come si colloca tra le rivali
La fascia intorno ai cento euro è affollata di tastiere wireless con montaggio gasket, ma il campo si restringe drasticamente non appena si aggiunge il requisito del layout ISO. Marchi come Keychron offrono alcune varianti europee sui modelli principali, mentre buona parte della concorrenza cinese, da Akko a Royal Kludge, resta ancorata all’ANSI o propone l’ISO su pochissimi riferimenti.
È proprio qui che la TH87 costruisce il suo argomento più forte. A parità di prezzo trovi schede con polling più alto o con switch magnetici, ma quasi nessuna che unisca ISO UK, batteria da 10.000 mAh, gasket a cinque strati e keycaps in PBT double-shot.
La G84 HE della stessa Epomaker offre Rapid Trigger, SOCD e polling a 8000 Hz a una cifra simile, ma solo in ANSI, il che per chi scrive in italiano la rende una scelta problematica. Le due schede rispondono quindi a domande diverse, con la prima orientata alla reattività e la seconda al comfort di scrittura. Chi cerca prestazioni da esports guarderà alla gamma magnetica o alla concorrenza specializzata.
Va segnalato infine un aspetto che riguarda il portafoglio. La stessa TH87 in versione ANSI costa sensibilmente meno della corrispondente ISO, con un divario che può sfiorare il cinquanta per cento. Pesano gli stampi dedicati per keycaps e piastra, i volumi di vendita più bassi e una concorrenza quasi assente su quelle varianti, ma il risultato per chi legge è semplice, ovvero chi non scrive in inglese paga un sovrapprezzo strutturale per avere i tasti giusti.
TKL 87: scheda tecnica
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| Layout | TKL 87 tasti, disponibile ISO-UK, ISO-DE, ANSI |
| Dimensioni | 36,65 x 14,21 x 4,14 cm, frontale 18,5 mm |
| Peso | Circa 1 kg |
| Scocca | Plastica ABS, montaggio gasket |
| Piastra | Policarbonato con flex cut su piastra e PCB |
| Fonoassorbenza | 5 strati (Poron, IXPE, sound pad, EPDM, silicone) |
| Stabilizzatori | Su piastra, lubrificati di fabbrica |
| Switch | Creamy Jade lineari o Sea Salt Silent V2, 5 pin prelubrificati |
| Forza di attuazione | 45 gf su entrambe le varianti |
| Hot-swap | Sì, socket compatibili 3 e 5 pin |
| Keycaps | PBT double-shot, profilo Cherry, non shine-through |
| Polling rate | 1000 Hz (cavo e 2,4 GHz), 125 Hz in Bluetooth |
| Latenza | 2 ms via cavo, 5 ms in 2,4 GHz, 11 ms in Bluetooth |
| Anti-ghosting | NKRO |
| Connettività | USB-C, 2,4 GHz, Bluetooth |
| Batteria | 10.000 mAh, fino a 45 h con RGB e 200 h senza |
| Illuminazione | RGB per tasto south-facing e due strisce laterali |
| Inclinazione | Tre angoli (6, 8 e 10,5 gradi) |
| Compatibilità | Windows, Mac con selettore fisico |
| Software | Configuratore web, richiede Chrome e collegamento via cavo |
| In confezione | Cavo USB-A/USB-C, ricevitore 2,4 GHz, 2 switch di scorta, estrattore 2 in 1, copritastiera, manuale multilingue |
Il silenzio e la sostanza prima dei numeri
La TH87 convince soprattutto per come è fatta dentro. Montaggio gasket, piastra in policarbonato con flex cut, cinque strati fonoassorbenti e stabilizzatori lubrificati di serie compongono un insieme che di solito si incontra su tastiere più costose. Il risultato è una digitazione morbida e un suono ovattato e identico su ogni tasto.
Attorno a questo nucleo ruotano una batteria da 10.000 mAh, keycaps in PBT double-shot destinate a non lucidarsi, lo scambio a caldo per qualunque switch a tre o cinque pin e una connettività tri-mode che non sbaglia un colpo.
Altro argomento a favore è il layout ISO, che trasforma una buona tastiera in una delle poche realmente utilizzabili da chi scrive in italiano senza rinunce né rimappature. La consiglio a chi scrive per ore, lavora in ambienti condivisi dove il rumore conta e vuole una tastiera destinata a durare. Va bene anche per giocare ma non a chi insegue prestazioni da esports. Al momento la tastiera è esaurita su Amazon , ma puoi ordinarla direttamente dal sito Epomaker.













