Down in Bermuda è un puzzle adventure sviluppato da Yak & Co, un piccolo studio indipendente singaporiano, fondato da ex sviluppatori di Ubisoft, che ha costruito la propria identità attorno a esperienze indie di qualità. Il titolo è uscito su Apple Arcade nel settembre 2020, per poi approdare su PC tramite Steam nel gennaio 2021, portando con sé quella filosofia mobile-first che ne definisce tanto i pregi quanto i limiti.
Non si tratta di un’opera che ambisce a ridefinire il genere: Yak & Co ha costruito un’esperienza rilassante, visivamente curata e narrativamente accessibile, pensata per chi vuole staccare la spina.
Il titolo è in vendita a 15.99€, ma avrai una settimana di tempo a partire da oggi 21 maggio per riscattarlo sull’Epic Games Store e averlo a costo zero per sempre.
Insieme a Down in Bermuda, da oggi Epic Games regala anche Tomb Raider I-III Remastered Starring Lara Croft, una raccolta fedelmente restaurata dei primi tre capitoli della saga di Lara Croft, che unisce grafica modernizzata (ma con possibilità di passare istantaneamente allo stile poligonale originale) e controlli aggiornati: include anche tutte le espansioni e una nuova modalità sfida.

Trent’anni su un’isola che non esiste nelle mappe
La premessa narrativa di Down in Bermuda è volutamente fiabesca: sei Milton, un pilota solitario con uno stile che richiama l’illustrazione editoriale della metà del secolo scorso, e il tuo aereo viene abbattuto da una tempesta sopra il Triangolo delle Bermuda. Ti ritrovi bloccato su un arcipelago fuori dal tempo. Nessuno sa che sei lì. Nessuno ti cerca.
Trascorri decenni in solitudine, esplorando le isole, scoprendo culture antiche sepolte dall’oblio e raccogliendo le sfere di luce che aprono portali verso casa. La struttura narrativa non si prende mai troppo sul serio: il tono rimane sempre sospeso tra malinconia e avventura leggera, con dialoghi semplici e una caratterizzazione di Milton affidata quasi interamente al linguaggio visivo e alle animazioni.

Non ci sono particolari colpi di scena né un worldbuilding di spessore, ma il registro fiabesco alla fine funziona bene, con un finale capace di emozionare. Il vero centro dell’esperienza resta comunque il gameplay.
Sfere, leve e oggetti nascosti nell’ombra delle palme
Il cuore di Down in Bermuda è composto da tre elementi che si alternano lungo le sue dodici isole: la ricerca di oggetti nascosti nella scenografia, la risoluzione di puzzle ambientali basati su meccanismi fisici semplici e la raccolta di sfere di luce per sbloccare l’accesso alle aree successive.
Gli oggetti sono disseminati negli scenari tridimensionali che ruoti liberamente con il mouse, e la soddisfazione nel trovarli è immediata. I puzzle mostrano meccanismi a leve, ingranaggi, condutture d’acqua e specchi che reindirizzano fasci di luce, concepiti con una difficoltà volutamente contenuta.
La progressione è costante e priva di picchi frustranti, il che conferisce al gioco un ritmo meditativo e rilassante che può risultare appagante o eccessivamente lento a seconda delle aspettative. Se sei abituato a puzzle game più esigenti come The Witness o Baba Is You, la sfida offerta da Down in Bermuda sembrerà inevitabilmente modesta. Il gioco non si propone come un banco di prova: è un viaggio da fare con calma, lasciandoti trasportare dall’estetica più che dalla tensione competitiva. La durata complessiva si attesta attorno alle sei-otto ore.

Down in Bermuda: acquerello digitale e melodie d’altri tempi
Sul piano visivo, Down in Bermuda utilizza Unity come motore di rendering e costruisce uno stile artistico immediatamente riconoscibile: scenografie tridimensionali dai colori saturi e caldi, con un’estetica che richiama l’illustrazione editoriale degli anni cinquanta.
Le isole presentano ciascuna una palette cromatica e un’identità tematica distinte, tra rovine maya, templi asiatici e paesaggi artici, e la cura riposta nei dettagli ambientali è evidente. Le animazioni di Milton hanno un’espressività sorprendente, con una gestualità che comunica emozioni.
Sul fronte sonoro, la colonna sonora composta da Nicolas Martigne è uno dei punti più alti dell’intera produzione: brani strumentali leggeri che alternano jazz, ukulele e melodie tropicali che ben si integrano nell’atmosfera del gioco. Gli effetti sonori ambientali, tra cui il vento tra le foglie, il crepitio delle sfere magiche e i meccanismi che scattano, completano un comparto audio che funziona bene.

Down in Bermuda: un rifugio gentile
Down in Bermuda è un gioco che conosce i propri limiti: non ha l’ambizione di sfidarti, né la pretesa di lasciare un segno. È, semplicemente, un’esperienza ben costruita dentro il proprio perimetro: visivamente gradevole, narrativamente affabile con un gameplay accessibile.
Se ti interessa un’esperienza esteticamente curata, capace di accompagnare un pomeriggio in relax, Down in Bermuda non ti deluderà. È per chi vuole, ogni tanto, perdersi su un’isola impossibile senza dover lottare per trovare la via d’uscita.
Il gioco include la lingua italiana per l’interfaccia e i sottotitoli.














