Per anni Google Maps Timeline ha registrato in silenzio ogni tuo spostamento, costruendo un diario geografico che molti non sapevano nemmeno di avere. Poi Google ha cambiato rotta, la cronologia delle posizioni è stata spostata interamente sul dispositivo, la versione web è stata chiusa e chi non ha completato la migrazione entro le scadenze si è ritrovato con anni di dati semplicemente cancellati. Oggi uno storico personale potenzialmente prezioso vive in un’app chiusa, difficile da esportare e impossibile da consultare da computer.
Dawarich è un’applicazione web open source che installi su un tuo server, anche un Raspberry Pi o un piccolo NAS, e che fa quello che faceva Timeline, ovvero raccoglie i punti GPS, li mostra su una mappa interattiva e ne ricava statistiche e ricordi. La differenza è sostanziale, i dati restano tuoi, su hardware che controlli, e puoi importarli ed esportarli in formati standard come GPX e GeoJSON quando vuoi.
Con rilasci quasi settimanali, alla versione 1.7.9 di fine maggio 2026, è diventato ormai il punto di riferimento per chi vuole un diario degli spostamenti senza affidarlo a un servizio esterno. In questa guida vediamo come funziona, come installarlo e cosa se ne può ricavare.
La chiusura di Timeline
La cronologia delle posizioni non è solo una curiosità. Per chi viaggia per lavoro è la base per i rimborsi spese, per chi deve dimostrare la residenza fiscale è una prova del tempo trascorso in un paese, e per molti è semplicemente un archivio affettivo, dove eravamo in quella vacanza, quante volte siamo passati da un certo posto, come è cambiata la nostra geografia personale negli anni. Quando Google ha deciso di portare tutto sul telefono, ha eliminato un punto debole per la privacy, ma ha anche introdotto problemi pratici.
Se perdi il telefono o non hai impostato un backup, perdi lo storico, perché non esiste più una copia nel cloud a cui attingere. Il secondo è l’accessibilità, gestire anni di dati da una piccola interfaccia mobile, senza una vista da desktop e senza strumenti di analisi seri, è frustrante. A questo si aggiunge il fatto che esportare i propri dati da Google, pur possibile tramite Takeout, produce file enormi e poco leggibili che la maggior parte delle persone non sa come usare.
Dawarich non ti chiede di scegliere tra privacy e funzionalità, tieni i dati in casa e allo stesso tempo ottieni una mappa consultabile dal browser, statistiche dettagliate e la possibilità di portarti via tutto in qualsiasi momento. È un cambio di mentalità che ricorda la gestione delle foto su Immich, cioè spostare il controllo dal servizio remoto a chi lo usa.
Come funziona Dawarich
Il cuore di Dawarich è un’applicazione scritta in Ruby on Rails, affiancata da alcuni componenti che lavorano insieme. I dati finiscono in un database PostgreSQL con l’estensione geospaziale PostGIS, che è ciò che permette di fare calcoli su coordinate, distanze e aree in modo efficiente anche con milioni di punti.
Le operazioni pesanti, come l’importazione di un archivio Takeout da decine di migliaia di righe o il ricalcolo delle statistiche mensili, non bloccano l’interfaccia perché vengono affidate a processi in background gestiti tramite una coda su Redis. Questa architettura a più servizi spiega perché Dawarich si distribuisce quasi sempre con Docker, invece di installare manualmente Rails, PostgreSQL, Redis e i worker, fai partire un insieme di container già configurati per parlarsi tra loro.
C’è un altro pezzo importante da conoscere, la geocodifica inversa, cioè la traduzione di una coppia di coordinate in un indirizzo o nel nome di una città. Serve per dirti hai passato 30 giorni a Parigi invece di mostrarti solo dei numeri. Per impostazione predefinita Dawarich può appoggiarsi a un servizio esterno, ma chi tiene molto alla privacy può collegare un’istanza locale di Photon, un motore di geocodifica open source, così che nemmeno le richieste sui nomi dei luoghi escano dalla tua rete.
Installazione con Docker, passo per passo
Il modo più diretto per partire è clonare il repository e usare il file Docker Compose ufficiale, che contiene già tutti i servizi necessari. Sul tuo server, con Docker e il plugin Compose installati, bastano questi comandi.
git clone https://github.com/Freika/dawarich.git
cd dawarich
docker compose -f docker/docker-compose.yml up -d
Il flag -d avvia i container in background. Al primo avvio Dawarich crea il database e applica le migrazioni, un’operazione che può richiedere qualche minuto, se apri subito il browser e vedi un errore aspetta che i log si stabilizzino prima di preoccuparti. Una volta pronto, raggiungi l’interfaccia su http://INDIRIZZO-DEL-SERVER:3000 e accedi con le credenziali predefinite, che trovi nella documentazione e che conviene cambiare subito dalle impostazioni dell’account.
Prima di mandarlo in produzione conviene personalizzare la configurazione. Dawarich si controlla tramite variabili d’ambiente, che puoi raccogliere in un file .env partendo dall’esempio fornito nel repository. Le più importanti sono queste.
| Variabile | A cosa serve |
|---|---|
TIME_ZONE | Il tuo fuso orario, così orari e statistiche sono corretti |
APPLICATION_HOST / APPLICATION_HOSTS | Il dominio o l’IP da cui servirai l’app |
SECRET_KEY_BASE | Chiave per cifrare le sessioni, generane una lunga e casuale |
DATABASE_* | Credenziali e nome del database PostgreSQL |
REDIS_URL | Indirizzo dell’istanza Redis per la coda di lavoro |
PHOTON_API_HOST | Opzionale, per puntare a una geocodifica locale |
Se prevedi di esporre Dawarich al di fuori della rete domestica, non lasciarlo mai raggiungibile in chiaro, mettilo dietro un reverse proxy come Traefik, Caddy o Nginx che gestisca il certificato HTTPS, esattamente come faresti con qualsiasi altro servizio self-hosted. La documentazione ufficiale include una guida dedicata proprio a questo passaggio.

Il progetto cambia in fretta, i rilasci sono frequenti e ogni tanto introducono modifiche che possono rompere la configurazione esistente. Leggi le note di rilascio e fai un backup del database prima di passare a una nuova versione.
Portare dentro lo storico e iniziare a tracciare
Un diario degli spostamenti vuoto serve a poco, quindi il primo passo dopo l’installazione è l’importazione. Dawarich legge diversi formati, e questo è uno dei suoi punti di forza. Se hai esportato la cronologia da Google tramite Takeout, puoi caricare direttamente quel file e l’app lo interpreterà popolando la mappa, lo stesso vale per file GPX e GeoJSON, per gli archivi di OwnTracks e perfino per i dati di attività di Strava, utili a chi corre o va in bici. C’è anche l’importazione dai dati EXIF delle foto, cioè dalle coordinate salvate dalla fotocamera negli scatti.
Per il tracciamento in tempo reale, invece, Dawarich non registra nulla da solo, ha bisogno di un’app sul telefono che gli invii periodicamente la posizione. Qui le opzioni sono parecchie, e puoi scegliere in base alla piattaforma e a quanto vuoi mettere mano alla configurazione.
- L’app ufficiale Dawarich per iOS e Android, la via più semplice e integrata.
- OwnTracks, storica app open source che spedisce la posizione tramite HTTP o MQTT.
- Overland e GPSLogger, leggere e molto configurabili.
- Home Assistant, se hai già una centralina domotica che conosce la tua posizione.
Il principio è sempre lo stesso, l’app raccoglie le coordinate e le invia all’indirizzo della tua istanza, che le archivia e le mostra sulla mappa. A partire dalle versioni più recenti, Dawarich è migliorato proprio su questo fronte, i suggerimenti sui luoghi visitati, una funzione ancora in beta che prova a riconoscere automaticamente le tappe rilevanti, vengono ora generati anche dal tracciamento dal vivo e non più solo dai dati importati. Se possiedi un server fotografico come Immich o Photoprism, infine, puoi collegarlo, Dawarich importerà le coordinate geografiche delle tue foto e te le mostrerà sulla mappa, ricostruendo i viaggi con le immagini scattate lungo il percorso.
Cosa ci puoi fare, oltre la mappa
La mappa interattiva è il punto di partenza, non l’arrivo. Su di essa puoi attivare diversi livelli di visualizzazione a seconda di cosa vuoi vedere, la heatmap evidenzia con il colore le zone in cui passi più tempo, la vista a punti mostra ogni singola rilevazione, le linee uniscono i punti ricostruendo i percorsi e la modalità fog of war copre la mappa con una nebbia che si dirada solo dove sei stato, trasformando lo storico in una mappa di esplorazione.

Nelle versioni più recenti è arrivato anche un livello a esagoni basato sul sistema H3, che aggrega i punti in celle e adatta il dettaglio allo zoom, utile per leggere a colpo d’occhio le aree più frequentate senza perdersi nei singoli punti.
Al di là di come vengono mostrati i dati, il valore vero sta nelle analisi. La sezione statistiche riassume quanti paesi e città hai visitato, la distanza totale percorsa e il tempo trascorso, suddiviso per anno e per mese. Gli insights traducono gli stessi dati in frasi leggibili, del tipo il tuo luogo più visitato è casa, con 120 visite. C’è una funzione giorni per paese pensata per chi deve tenere d’occhio la residenza fiscale o vuole sapere quanto tempo ha passato all’estero.
I viaggi permettono di definire un intervallo di date e ottenere il riepilogo di quella trasferta, con percorso, distanza, durata, note personali e, se hai collegato un server fotografico, anche le foto scattate in quei giorni. Per chi vuole condividere, la funzione di location sharing familiare consente di mostrare la propria posizione ad altri membri della famiglia, con il controllo in mano a ciascuno, ognuno decide se attivare o disattivare la condivisione.
Alcune funzioni più recenti, come il livello a esagoni, sono riservate alla versione Pro, parte del modello con cui lo sviluppatore sostiene il progetto, il nucleo self-hosted resta comunque pienamente utilizzabile e gratuito.
Dawarich riempie il vuoto lasciato da Google
Dawarich prende un bisogno reale, lo riporta sotto il controllo di chi lo usa e aggiunge gli strumenti di analisi che mancavano alla versione mobile di Timeline. Per chi è già a suo agio con Docker, l’installazione è una questione di pochi minuti, per chi non vuole gestire un server esiste anche una versione cloud a pagamento che mantiene lo stesso software ma toglie di mezzo la manutenzione.
Per anni la risposta predefinita è stata una grande azienda alle sue condizioni, e la chiusura di Timeline ha mostrato quanto sia fragile quella delega. Dawarich propone un’alternativa solida e ormai matura. Se la cancellazione del tuo storico ti ha lasciato l’amaro in bocca, questo è il momento giusto per riprenderti quei dati prima di perderne altri, e per decidere tu, una volta per tutte, chi può leggere la mappa della tua vita.













