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    Home»Tech»Eventi»Dataland, il primo museo di arte AI al mondo apre a LA
    Eventi

    Dataland, il primo museo di arte AI al mondo apre a LA

    Refik Anadol e Google Cloud trasformano il Grand LA in un museo dove i dati ambientali diventano 1,2 miliardi di pixel, profumi e suoni che reagiscono alle emozioni dei presenti.
    cristinacristina19/06/2026Aggiornato:19/06/202619
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    A Los Angeles, il 20 giugno 2026, apre Dataland, presentato come il primo museo al mondo dedicato all’arte generata con l’intelligenza artificiale. Lo spazio occupa 2.322,58 metri quadrati all’interno del Grand LA. Dietro al progetto c’è l’artista Refik Anadol, che collabora con Google da quasi un decennio, insieme a una piattaforma tecnologica costruita interamente su Google Cloud. La cosa interessante è il modo in cui questo museo prova a ribaltare il rapporto tra opera e spettatore.

    Anadol lo sintetizza con una domanda diretta, ovvero se dopo cinquemila anni passati a guardare le opere e a provare emozioni, adesso possa essere l’opera a percepire noi a sua volta. Arte, biometria e calcolo in tempo reale sono un tutt’uno. Il risultato si colloca a metà strada tra l’esperimento scientifico, il museo d’arte e il parco a tema immersivo.

    Dataland: come funziona la macchina dietro le immagini

    La mostra inaugurale si chiama Machine Dreams: Rainforest e nasce da un viaggio di Anadol in Amazzonia, dove ha incontrato i leader della comunità indigena Yawanawá. Il filo narrativo segue un colibrì apparso all’artista in sogno, e da quell’immagine onirica si dipana un paesaggio digitale in continua trasformazione.

    Dataland Google Cloud
    Credito fotografico: Refik Anadol Studio

    A generarlo è il Large Nature Model, un modello addestrato su un ampio dataset del mondo naturale. Sul piano tecnico, il sistema converte dati ambientali complessi in 1,2 miliardi di pixel calcolati in tempo reale. A coordinare il tutto intervengono diversi modelli, tra cui reti generative avversarie (GAN), modelli di diffusione e Gemini, orchestrati tramite la Gemini Enterprise Agent Platform e Compute Engine. Tutto viene prodotto in un data center di Google e trasmesso in streaming alle sale.

    Un aspetto che merita attenzione riguarda l’impatto energetico, spesso il punto debole di questo tipo di installazioni. Google dichiara che l’infrastruttura gira su un’infrastruttura di calcolo alimentata per l’87% da energia carbon-free.

    Un’esperienza che ti misura il battito

    Ciò che distingue Dataland dalle precedenti mostre immersive è la componente sensoriale e biometrica. A chi entra viene consegnato un braccialetto che rileva battito cardiaco e reazioni fisiche, dati che vengono reimmessi nell’opera stessa modificandone l’andamento.

    Un anello indossato attorno al collo diffonde inoltre una rotazione di dodici profumi, sviluppati con il team olfattivo di L’Oréal Luxe e attivati dai segnali biologici raccolti in tempo reale. A questi si aggiungono colonne sonore generative e un sistema di rilevamento delle emozioni.

    Dataland Google
    Credito fotografico: Refik Anadol Studio

    Un esperimento da osservare

    Dataland arriva mentre il dibattito sull’arte prodotta con l’AI resta acceso. Da un lato c’è chi sostiene che, se a creare è una macchina e chiunque può scrivere un prompt, viene meno l’abilità e quindi l’arte. Dall’altro c’è chi ricorda che ogni cambiamento tecnico, dalla fotografia al computer, ha incontrato lo stesso scetticismo prima di essere accettato come linguaggio legittimo.

    La posizione di Google è evidente, ed è coerente con i miliardi che l’azienda investe nell’infrastruttura AI, dato che il museo serve anche a invogliare le persone a usare di più i suoi strumenti. Per questo è utile guardare al progetto con interesse ma anche con lucidità.

    Sul versante più costruttivo c’è l’AI Artist Residency promossa da Google Arts & Culture, un programma di sei mesi che assegna a quattro artisti borse da 25.000 dollari ciascuno, guidati dallo studio di Anadol e con accesso ai modelli di machine learning. I lavori sono destinati a Dataland e al sito di Google Arts & Culture, segno che la piattaforma vuole aprirsi alla comunità creativa e non restare una vetrina chiusa.

    Dataland googlecloud RefikAnadol
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    cristina
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    Su Gomoot racconto il punto in cui tecnologia e stile di vita si incontrano. Sono una lettrice accanita e una maratoneta dei weekend, a volte sullo schermo, con un buon film. La mia passione? Scoprire come la tech migliori, e non complichi, la nostra vita. Pronti ad esplorare insieme a me? ✨

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