Flotsam è un city builder con forti elementi di sopravvivenza, ambientato in un mondo sommerso da una grande alluvione, dove i superstiti vivono su piattaforme costruite con ciò che il mare restituisce. Lo firma Pajama Llama Games, studio indipendente di Gand, in Belgio, composto da tre persone e qui al suo esordio. Il percorso è stato lungo, perché il gioco è entrato in accesso anticipato il 26 settembre 2019, con Kongregate come primo editore, e ha raggiunto la versione 1.0 soltanto il 4 dicembre 2025, dopo che nel 2024 la svizzera Stray Fawn Publishing, già nota per The Wandering Village, ne aveva preso in carico la pubblicazione.
Ancora lontano dall’uscita, il progetto aveva raccolto riconoscimenti come gioco belga più promettente ai Belgian Game Awards e miglior titolo realizzato in Unity alla Gamescom. Oggi è disponibile su PC tramite Epic Games, Steam, GOG e Humble, con interfaccia e testi in italiano e requisiti alla portata di quasi ogni computer. La formula unisce crafting di detriti, catene produttive e cura dei bisogni dei naufraghi, ma il tratto distintivo è un altro: la tua città non resta ferma, naviga.
Il titolo è normalmente in vendita a 22,99 € e per una settimana, a partire da oggi, potrai riscattarlo gratuitamente sull’Epic Games Store e aggiungerlo per sempre alla tua libreria.
Gioco post-apocalittico tra gabbiani e plastica
Il punto di partenza di Flotsam è un’apocalisse ambientale, eppure il tono resta lontanissimo dal cupo fatalismo di titoli come Frostpunk. Il mondo è finito sott’acqua, le città sono ridotte a tetti e ciminiere che spuntano dalle onde, ma i sopravvissuti, chiamati nel gioco drifter, cioè naufraghi alla deriva, affrontano la situazione con una sorta di testarda allegria. I personaggi hanno proporzioni esagerate, capelli colorati e piccoli difetti che li rendono perfettamente riconoscibili. Inoltre ognuno porta con sé dei tratti caratteriali, come una sete più rapida del normale o una camminata più svelta, che pesano sulla gestione quotidiana.

Il sottotesto ecologico è evidente, ma il gioco evita di predicare. La plastica che galleggia ovunque è prima di tutto la tua materia prima, e trasformare l’immondizia in case, orti e passerelle diventa un gesto pratico prima ancora che simbolico. I gabbiani che puoi addomesticare, le statue improvvisate con i rottami e i cibi recuperati da scatolette di dubbia provenienza costruiscono un’umanità sgangherata ma al tempo stesso simpatica. La versione 1.0 del gioco ha aggiunto una campagna narrativa completa, con missioni legate a singoli specialisti. La scrittura è leggera e funzionale, più vicina a un filo conduttore che a una storia da seguire per i suoi personaggi.
Asciugare il legno, desalinizzare l’acqua, mettersi in rotta
Ogni partita comincia con tre naufraghi su una minuscola piattaforma , circondata da rifiuti che galleggiano. Nei primi minuti mandi i drifter a raccogliere plastica e legno dall’acqua, ma scopri presto che nulla è pronto all’uso. Il legno va steso su una rastrelliera ad asciugare prima di poterlo bruciare o impiegare nelle costruzioni, l’acqua di mare va trattata con un desalinizzatore, mentre pesce e alghe richiedono una lavorazione prima di arrivare in tavola. Di conseguenza, la prima ora diventa una corsa contro fame, sete e stanchezza, e un errore nell’ordine delle mansioni può costarti un abitante.

Il sistema delle priorità è il tuo strumento principale. Puoi stabilire che la distillazione dell’acqua venga prima della pesca, o che la raccolta di legname abbia la precedenza sulla costruzione di un nuovo letto. I drifter eseguono gli ordini e, lavorando, salgono di livello, sbloccando così nuovi rami di ricerca. Le barche da recupero e da pesca automatizzano gradualmente le mansioni più ripetitive, e il gioco sembra volerti portare in fretta all’autosufficienza, cioè al momento in cui la città si regge da sola e puoi pensare a espanderla.
La parte più originale arriva con la vela. Una volta montata, l’intero insediamento si muove sulla mappa, e lo guidi tenendo premuto il tasto del mouse verso la direzione desiderata. Navigando raggiungi isolotti, edifici semisommersi e relitti da saccheggiare, dove trovi rottami metallici, mobili, elettronica e scatolette. Alcune risorse richiedono attrezzi specifici, quindi il viaggio non è mai una passeggiata casuale ma una spedizione da preparare.
Esiste però un vincolo che dà carattere a tutta la costruzione, ovvero il peso. Ogni edificio grava sulla piattaforma, rende la navigazione più dispendiosa e, oltre una certa soglia, blocca nuove costruzioni finché non sblocchi componenti come i palloni riempiti di gas che alleggeriscono la struttura. Ne nasce una forma di urbanistica inusuale e stimolante, in cui pianifichi pensando anche alla navigazione.
Flotsam: specialisti, inquinamento e corrente elettrica
La seconda metà dell’esperienza ruota attorno agli specialisti, dieci figure con competenze del vecchio mondo che recuperi sulle isole e che aprono nuovi rami tecnologici. La versione definitiva ne ha aggiunti quattro, cioè il Chimico, l’Elettricista, l’allevatore di uccelli e l’acquacoltore, ciascuno con missioni personali e nuovi edifici collegati. Il DJ, per esempio, ti permette di costruire una torre radio che segnala sulla mappa la posizione degli specialisti, uno alla volta. Ogni nuovo arrivo, tuttavia, richiede cibo e un alloggio, quindi accogliere un esperto è sempre una scelta da ponderare.

Molti di questi esperti si trovano in aree contaminate, e qui entra in gioco l’inquinamento. Le nuove regioni introdotte con la versione 1.0, una zona industriale fortemente avvelenata e una foresta con sacche di contaminazione, espongono i drifter a malattie. Per proteggerli devi installare filtri dell’aria negli alloggi, allestire strutture mediche collegate al medico e costruire impianti che puliscono il pescato raccolto nelle acque sporche. A questo si aggiunge l’elettricità, che nasce da generatori a pedali o a benzina e approda a fonti più pulite, come le anguille elettriche, con cavi da stendere fra i moduli della città.
Sul piano tecnico la situazione è buona ma non perfetta. I requisiti hardware sono contenuti: bastano un processore Intel Core i5, 8 GB di RAM, una GeForce GTX 650 e appena 600 MB di spazio. Il gioco gira bene anche su Steam Deck. Anche direzione la artistica è buona. Il 3D colorato, con texture dipinte a mano e contorni marcati, trasforma un insediamento di rottami in un piccolo villaggio fatto di orti rigogliosi, lamiere arrugginite e plastica multicolore. Le animazioni legate alle attività dei drifter sono numerose, e osservare la città al lavoro dà una piacevole soddisfazione.

Flotsam: prima l’acqua potabile, poi le barche
Flotsam è un gestionale onesto e personale, figlio di un piccolo studio che ha preferito ascoltare la propria comunità anziché inseguire la scala dei grandi city builder. Non ha la profondità economica di un Anno, né la complessità sociale dei titoli più blasonati del genere, e non prova nemmeno a imitarli. Il suo valore sta nell’idea della città che naviga e pesa, che obbliga a ragionare sullo spazio, e in un’atmosfera che rende piacevole perfino la gestione dei rifiuti. Se ami i simulatori di colonie con un tono rilassato ma non privo di insidie, se hai apprezzato Raft o The Wandering Village e ti piace l’idea di costruire senza fretta, qui troverai decine di ore ben spese, giocate preferibilmente in sessioni lunghe. Per le prime partite ti conviene dare la precedenza assoluta all’acqua potabile e alla rastrelliera per il legno, e solo in seguito investire nelle barche.

Flotsam
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