Per oltre vent’anni il Bluetooth ha avuto un difetto, sa benissimo se un oggetto è nei paraggi, ma non ha la minima idea di quanto sia lontano. Quando l’app di un tracker ti dice che l’oggetto è vicino, sta interpretando la forza del segnale, e l’errore oscilla tra 3 e 5 metri, cioè un’intera stanza. Chi voleva una ricerca precisa, con la freccia che indica il cassetto giusto, finora doveva affidarsi all’Ultra Wideband (UWB), la radio a banda ultralarga che Apple usa negli AirTag e che sugli Android si trova quasi solo nei modelli di fascia alta.
Con la versione 6.0 della specifica Bluetooth Core, pubblicata il 3 settembre 2024 dal Bluetooth SIG (Special Interest Group, il consorzio che gestisce lo standard), è arrivata una funzione chiamata Channel Sounding. Misura la distanza tra due dispositivi con un errore nell’ordine di qualche decina di centimetri, sfruttando la stessa tecnologia presente in ogni smartphone, auricolare o serratura connessa. Il Pixel 10 è stato il primo telefono a supportarla, il Pixel 9 l’ha ricevuta con un aggiornamento, Motorola ha presentato al CES di gennaio il moto tag 2 e Google mette in vendita l’11 novembre il suo Pixel Tag, che abbina Channel Sounding e UWB.
Eppure la scritta “Bluetooth 6.0” sulla scheda tecnica di un telefono non garantisce che la funzione ci sia, e anche se c’è non rende inutile l’UWB. In questa guida capirai come un’onda radio diventa un metro, perché la banda larga resta un vantaggio fisico difficile da colmare, che ruolo gioca la sicurezza contro i furti d’auto e soprattutto cosa controllare prima di comprare un tracker o uno smartphone.
Perché finora il Bluetooth tirava a indovinare
Il metodo classico con cui un dispositivo Bluetooth stima la distanza si chiama RSSI, sigla di Received Signal Strength Indicator, l’indicatore di potenza del segnale ricevuto. Più ti allontani da una lampadina, meno luce ti arriva, quindi misurando quanta energia radio raggiunge il telefono si può risalire alla distanza. Il problema è che questa relazione funziona bene solo nel vuoto, senza ostacoli. In una casa il segnale a 2,4 GHz viene assorbito dall’acqua, di cui è fatto in gran parte anche il corpo umano, rimbalza sulle pareti, attraversa il legno di un armadio perdendo intensità e si somma alle proprie riflessioni in modo imprevedibile.
Di conseguenza lo stesso tracker, alla stessa identica distanza, può sembrare a un metro se è appoggiato sul tavolo e a sei se finisce dentro un armadio. Il tuo telefono non ha modo di distinguere le due situazioni, perché vede soltanto la potenza, che dipende da troppi fattori contemporaneamente. È come cercare di capire quanto è lontano un amico in base al volume della sua voce. In un prato funziona, ma diventa inaffidabile se lui parla dietro una porta chiusa o con la mano davanti alla bocca.
Il Bluetooth SIG aveva già provato ad affrontare la questione con la versione 5.1 del 2019, introducendo il direction finding, cioè la stima dell’angolo da cui arriva un segnale grazie a una schiera di antenne. Tuttavia quella funzione risolveva il “da che parte”, non il “quanto lontano”, e richiedeva hardware dedicato che nei prodotti di largo consumo non si è mai diffuso. Inoltre la forza del segnale ha un difetto ancora più grave sul piano della sicurezza, perché è facilissima da falsificare. Basta un amplificatore per far credere a un’auto o a una serratura che la chiave sia a pochi centimetri, mentre in realtà si trova altrove.
Il risultato è che gli attuali tracker solo Bluetooth fanno bene una cosa, cioè dirti se l’oggetto è vicino e farlo suonare. Falliscono proprio nell’ultimo tratto, quello in cui sei in salotto e non sai se lo zaino è sotto il divano o nell’altra stanza. Channel Sounding nasce per sostituire la stima basata sulla potenza con una misura fondata sulla fisica delle onde: un ostacolo può disturbare questa misura, ma non falsificarla con la stessa facilità.
Come Channel Sounding trasforma un’onda radio in un metro
Invece di ascoltare un solo canale, i due dispositivi “sondano” molte frequenze una dopo l’altra e confrontano i risultati. La specifica definisce 72 canali da 1 MHz nella banda dei 2,4 GHz, contro i 40 da 2 MHz del Bluetooth Low Energy tradizionale (la variante a basso consumo usata da tracker, sensori e smartwatch). I canali usati per gli annunci restano esclusi, così da non interferire con il normale traffico. Su questa base lavorano due tecniche complementari.
La prima, e la più precisa, è il Phase-Based Ranging (PBR). Un’onda radio è una sequenza regolare di creste e avvallamenti, e quando arriva a destinazione si trova in un punto preciso del suo ciclo, la fase appunto. Se si trasmettono due toni a frequenze leggermente diverse, le loro fasi all’arrivo divergono in proporzione alla strada percorsa. Immagina due persone che camminano affiancate, una con falcate da 70 cm e l’altra da 71 cm. Dopo pochi passi sono ancora quasi allineate, dopo qualche decina di metri lo sfasamento diventa evidente, e misurandolo puoi calcolare quanta strada hanno fatto. Ripetendo il confronto su decine di canali, il sistema ottiene una stima molto più robusta di quella ricavabile da una sola coppia di frequenze. Il limite di questo metodo è che lo sfasamento, prima o poi, ricomincia da capo, come la lancetta di un orologio che dopo 60 minuti torna allo zero. Con canali distanti 1 MHz il giro completo corrisponde a circa 150 metri, quindi un oggetto a 10 m e uno a 160 potrebbero produrre la stessa lettura.
Qui entra in gioco la seconda tecnica, il Round-Trip Timing (RTT), che cronometra il viaggio di andata e ritorno di un pacchetto. La luce percorre circa 30 cm in un nanosecondo, perciò un errore di un solo miliardesimo di secondo sposta la stima di 15 cm, visto che il segnale compie il tragitto due volte. L’RTT da solo è meno accurato della fase, però scioglie l’ambiguità ed è anche fondamentale per la sicurezza.
La specifica consente fino a quattro percorsi d’antenna, ossia combinazioni diverse tra le antenne dei due dispositivi, che aiutano a scartare i rimbalzi e a stabilizzare la misura negli ambienti complicati. Il Bluetooth SIG punta a errori dell’ordine di qualche decina di centimetri anche senza linea di vista diretta.
Tradotto nella vita di tutti i giorni, è la differenza tra “le chiavi sono in questa stanza” e “sono nel cassetto a sinistra del lavandino“. Va detto però che lo stesso SIG avverte che l’accuratezza reale dipende anche dall’implementazione del produttore e da come l’app usa i dati. Due dispositivi entrambi Channel Sounding possono quindi comportarsi in modo diverso.
UWB contro Channel Sounding, perché la banda larga vince
Se il Bluetooth ora misura le distanze, ha ancora senso l’UWB? Secondo me sì, e il motivo non è commerciale ma fisico. L’Ultra Wideband, standardizzato dall’IEEE (l’associazione internazionale degli ingegneri elettrici ed elettronici) con la norma 802.15.4z e reso interoperabile dal FiRa Consortium, lavora intorno ai 6,5 e agli 8 GHz con canali larghi almeno 499,2 MHz. Channel Sounding, al contrario, deve stare dentro la banda dei 2,4 GHz, che offre in tutto circa 80 MHz di spazio. Sei volte meno.
La larghezza di banda conta perché determina quanto bene un sistema riesce a separare il segnale diretto dalle sue riflessioni. Con circa 500 MHz l’UWB distingue echi che hanno percorso una sessantina di centimetri in più rispetto al tragitto diretto, mentre con 80 MHz il limite teorico si allarga a qualche metro. Gli algoritmi di elaborazione e i percorsi d’antenna multipli recuperano molto di questo svantaggio, ma in una cucina piena di superfici metalliche o in un garage l’UWB parte comunque in vantaggio rispetto al Channel Sounding.
C’è poi la questione della direzione. I telefoni UWB, come gli iPhone dall’11 in poi e alcuni Pixel Pro e Galaxy di fascia alta, usano più antenne per calcolare l’angolo di arrivo e mostrano una freccia che punta verso l’oggetto. Channel Sounding nasce invece come misura di distanza, e sapere che le chiavi sono a 2,3 metri non ti dice in quale direzione girarti. Non a caso sia il Pixel Tag sia il moto tag 2 integrano entrambe le radio, UWB e Channel Sounding.
Apple, intanto, ha alzato l’asticella dalla sua parte. Il nuovo AirTag, presentato il 26 gennaio 2026, usa lo stesso chip UWB di seconda generazione degli iPhone 17 e, stando all’azienda, consente di effettuare la ricerca precisa fino a una distanza superiore del 50% rispetto al modello originale. La gamma 17 ha anche Bluetooth 6 grazie al chip N1, ma per localizzare gli oggetti al centimetro Apple continua a puntare sull’UWB, affidato al componente separato U2.
| Caratteristica | RSSI (Bluetooth classico) | Channel Sounding (Bluetooth 6) | UWB (802.15.4z) |
|---|---|---|---|
| Banda usata | 2,4 GHz | 2,4 GHz, 72 canali da 1 MHz | circa 6,5-8 GHz, canali da almeno 499,2 MHz |
| Precisione tipica | da 3 a 5 m | decine di cm | da pochi cm a decine di cm |
| Direzione (freccia) | no | no, solo distanza (la direzione va stimata muovendosi) | sì, con più antenne |
| Resistenza agli attacchi relay | bassa | alta | alta |
| Hardware necessario | qualunque chip Bluetooth | chip Bluetooth 6 con la funzione attiva | chip UWB dedicato |
Il punto di forza di Channel Sounding, quindi, non è battere l’UWB sul centimetro. È portare una precisione sufficiente su telefoni da 300 euro, auricolari e serrature che, per ragioni di costo e di consumi, non avranno mai un chip UWB.
Le chiavi dell’auto e gli attacchi relay
L’interesse più forte al Channel Sounding arriva anche dal mondo delle chiavi digitali, quelle che per esempio aprono l’auto o la porta di casa con il telefono in tasca. La funzione serve ad aggiungere un livello di sicurezza e a far sì che solo chi è autorizzato e fisicamente vicino possa aprire un accesso protetto.
Il problema da risolvere si chiama attacco relay. Due malintenzionati lavorano in coppia, uno si avvicina all’ingresso di casa tua, dove la chiave dell’auto è appoggiata sul mobile, l’altro si mette accanto alla macchina, e con due ricetrasmettitori rilanciano il segnale tra i due punti. La vettura, convinta che il telecomando sia a un passo, si apre. Con la stima Bluetooth basata solo sulla potenza l’inganno è banale, perché basta amplificare il segnale. Con la misura del tempo di volo, invece, l’attaccante si scontra con un limite che non può aggirare, dato che nessun segnale può viaggiare più veloce della luce. Ogni ripetitore aggiunge inevitabilmente un ritardo, che si traduce in metri in più.

La specifica aggiunge inoltre sequenze casuali generate con metodi crittografici, indirizzi di accesso sicuri e meccanismi che segnalano all’applicazione eventuali anomalie. La sicurezza, peraltro, è il terreno su cui lo standard Bluetooth 6 è cambiato di più dopo il debutto. La versione Core 6.2, uscita a fine 2025, ha introdotto protezioni contro gli attacchi basati sull’ampiezza del segnale e un metodo di rilevamento dei relay che sfrutta l’analisi in frequenza (DFT). La versione 6.3, adottata il 5 maggio 2026 e attualmente la più recente, ha affinato ancora Channel Sounding con requisiti di accuratezza dell’RTT specifici per ciascun tipo di modulazione radio.
Chi supporta Bluetooth 6 oggi
Le specifiche Bluetooth sono composte da molte voci facoltative, e Channel Sounding è una funzione opzionale. Un produttore può certificare un telefono come Bluetooth 6.0 senza attivare la misura delle distanze. È già successo con LE Audio, lo standard sonoro Bluetooth a basso consumo, e con Auracast, la sua modalità di trasmissione verso più ascoltatori, che su molti dispositivi formalmente compatibili sono comparsi in ritardo o non sono mai arrivati. Inoltre l’hardware da solo non basta, perché servono anche il supporto del sistema operativo e un’app che sappia usare i dati.
Sul fronte Android, Google ha introdotto con Android 16 le prime API pubbliche (le interfacce di programmazione usate dagli sviluppatori) di ranging, cioè di misura della distanza. Per gli altri produttori il quadro è ancora a macchia di leopardo, e l’unica strada affidabile è cercare la voce “Channel Sounding” nella scheda tecnica ufficiale, non il semplice numero di versione Bluetooth. Su iPhone 17 il chip N1 supporta Bluetooth 6, ma Apple non ha costruito su questa funzione la propria ricerca di precisione.
| Dispositivo | Channel Sounding | UWB | Stato a ottobre 2026 |
|---|---|---|---|
| Google Pixel 10/11 | sì | sì (modelli Pro) | disponibile da agosto 2025 |
| Google Pixel 9 | sì, con Android 16 QPR2 | sì (modelli Pro) | disponibile via aggiornamento |
| motorola moto tag 2 | sì | sì | presentato al CES 2026 |
| Google Pixel Tag | sì | sì | in vendita dall’11 novembre 2026 |
| Apple AirTag (2ª gen.) | no | sì, gen 2 | in vendita da gennaio 2026 |
Per il Channel Sounding su un tracking Android serve un telefono con almeno Android 16 e Bluetooth 6.0 con la funzione Channel Sounding attiva, mentre per la ricerca UWB occorre un modello dotato del relativo chip. Chi possiede un medio gamma recente anche senza UWB, per la prima volta vedrà una distanza in centimetri invece di un generico “vicino”. Chi ha già un telefono UWB dal Channel Sounding otterrà un sistema di riserva nei casi in cui l’UWB non aggancia il segnale.
Una scheda tecnica da leggere riga per riga
Channel Sounding è la novità più tangibile del Bluetooth dall’arrivo del Low Energy. Sostituisce una stima fragile con una misura fisica, porta una precisione di qualche decina di centimetri su dispositivi privi di UWB e rende molto più difficile aprire un’auto con un ripetitore. Allo stesso tempo non sostituisce l’UWB, che resta più preciso negli ambienti pieni di riflessi e offre la freccia direzionale.
Se compri oggi un tracker per Android, scegline uno con entrambe le radio, come il moto tag 2 o il Pixel Tag, che costano poco più dei modelli solo Bluetooth e daranno il meglio anche con il prossimo telefono. Se cambi smartphone, cerca la voce “Channel Sounding” nella scheda ufficiale e ignora il semplice “Bluetooth 6.0”. Su iPhone l’AirTag di seconda generazione resta la scelta più coerente.













